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Nadima, star afghana di TikTok che ispira le donne con l'ironia: "I talebani dovrebbero andare dallo psicologo invece che gestire uno stato"

La tiktoker afghana Nadima (foto di Barbara Schiavulli) 

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È tornata dal Canada perché questo è il suo posto e sente di poter fare la differenza. Con la sua alter ego Patinggala Kakai racconta sui social la storia divertente di una pashtun. Imprigionata dai talebani, di loro dice: "Sono uomini esposti alla violenza e alla misoginia fin da piccoli. Dobbiamo trovare il modo di riconnetterli alla vita e al bene"
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KABUL - Nadima è un fiume in piena. Trasuda ironia, coraggio ed eleganza. E un sorriso che illumina tutta la stanza. In Afghanistan è forse una delle donne più conosciute del Paese. Un po’ per il suo lavoro con la sua ong grazie alla quale riesce a sfamare migliaia di persone, ma soprattutto perché lei è Patinggala Kakai, un personaggio di TikTok che racconta la storia divertente di una donna pashtun.  

Il rientro dal Canada

Nadima sfoggia abiti colorati tradizionali, indossa il turbante e il 15 agosto scorso, nonostante abbia un passaporto straniero, ha deciso di restare. Perché? “Perché qui è dove poss…

KABUL - Nadima è un fiume in piena. Trasuda ironia, coraggio ed eleganza. E un sorriso che illumina tutta la stanza. In Afghanistan è forse una delle donne più conosciute del Paese. Un po’ per il suo lavoro con la sua ong grazie alla quale riesce a sfamare migliaia di persone, ma soprattutto perché lei è Patinggala Kakai, un personaggio di TikTok che racconta la storia divertente di una donna pashtun.  

Il rientro dal Canada

Nadima sfoggia abiti colorati tradizionali, indossa il turbante e il 15 agosto scorso, nonostante abbia un passaporto straniero, ha deciso di restare. Perché? “Perché qui è dove posso essere la differenza”. Nata in Afghanistan ma cresciuta in Canada, 39 anni, è tornata nel 2019 per dare una mano ma soprattutto per ritrovare se stessa, divisa tra l’essere un’occidentale e avere delle profonde e radicate origini afghane. Ha capito che questo è il suo posto, non importa quanto sia difficile e quali sfide debba affrontare, Nadima non ha nessuna intenzione di mollare.

L'arresto

Nel febbraio scorso i talebani sono andati nella sua ong per arrestare un inglese sospettato di spionaggio come la maggior parte degli stranieri. Lei si è opposta: “Lui è mio ospite e io sono una donna pashtun (la stessa etnia dei talebani, ndr), se prendete lui prendete anche me”, e i talebani l’hanno presa e tenuta in prigione per 29 giorni. “Gli ho detto che dovevano rispettarmi, che ero ospite loro, e dei veri pashtun non avrebbero mai permesso che venissi maltrattata”. L’ospitalità è uno dei pilastri della tradizione afghana. Ai talebani, quando entravano nella sua cella dove era reclusa con altre donne, molte delle quali manifestanti, diceva di togliersi le scarpe perché lì pregavano. E poi gli offriva il tè. E loro di fronte all’evidenza non potevano che tirarsi indietro.  


In un Paese dove i diritti delle donne sono cancellati, lei ha fatto della sua vulnerabilità una forza. Dopo 29 giorni è stata rilasciata con tanto di scuse. Non è facile sentire parlare di amore in Afghanistan, di perdono e sensibilità, ma con il suo sorriso e i suoi modi gentilmente forti ha messo i talebani alla sbarra. “Mi vuoi uccidere? Allora fallo, ma non mi coprirai il viso, perché è da vigliacchi”. Con lei nessuno ha scampo. “Questi uomini sono stati condizionati fin da quando erano piccoli, come molti altri uomini nel mondo, sono stati esposti alla violenza, gli viene detto di essere superiori alle donne. Noi dobbiamo trovare il modo di riconnetterli alla vita, alla gioia, al bene”. E con lei funziona.


Ora sta escogitando una sfilata di moda di abiti tradizionali, colorati: “Cuciti da donne, e sfileranno delle donne”. E i talebani non riusciranno a dirle di no, perché a differenza di tutti gli altri parla la loro stessa lingua e usa l’arguzia per colpirli dove sa, sono vulnerabili. “Dobbiamo aiutare questi uomini a ritrovarsi e molte donne convinte di valere poco devono uscire dalle scatole che altri hanno creato per loro”. E per farlo usa la sua vita, i social, il lavoro umanitario e scenette comiche su TikTok per una sorta di risveglio consapevole.

Parlare con i talebani

“A molti non piace vedermi parlare con i talebani, ma ora ci sono loro, uomini che hanno passato la vita a combattere sulle montagne e ora dovrebbero andare dallo psicologo invece di gestire uno Stato. Ma questo è, e quando provano a maltrattarmi, dico loro che li capisco, che sono qui come una madre e una sorella e loro si imbarazzano talmente tanto che si ritirano. Noi donne, qui e nel resto del mondo siamo vittime di bulli che sono stati a loro volta bullizzati. E allora forse è il momento di unirsi tutte insieme e usare la nostra forza, perché senza di noi non esisterebbe nessuno”.


Nadima di fatto usa il suo carisma per ribaltare le situazioni. “La conoscete la storia del pastore che dice alle pecore che fuori ci sono i lupi, e poi è lui a mandarle al macello? Beh, ho deciso che nessuno sarà il mio pastore. Ho scelto la mia strada da sola e forse non avrò paura del lupo e farò amicizia con lui. Qualcuno deve farlo. Questo significa che devo affrontare delle sfide? Ho paura di notte? Ho incubi? Al 110%. Ma il mio compito è trasmettere e creare energia. In Afghanistan ci sono persone disperate e l’Occidente ha fatto un ottimo lavoro nel peggiorare la situazione. Qui c’è bisogno di soluzioni, non di giudizi, c’è bisogno di cibo. Che ci si insinui nei loro spazi vuoti”. E i diritti? “Sai non capisco tutte le donne che dicono agli uomini 'voglio i miei diritti', non lo chiederò a nessuno perché noi siamo il diritto, siamo la luce, siamo le creatrici di noi stesse – sottolinea con una risatina ironica – In fondo Dio ha creato la donna per creare la sua creazione, o mi sbaglio?”.