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Aleksandr Dugin e Daria Dugina, la famiglia con la "Z" amata dai sovranisti tra fake news e odio per l'Occidente

(reuters)
L'ideologo non ha alcun legame personale con Putin, né molta influenza in patria. Il Cremlino prese le distanze quando teorizzò "il genocidio degli ucraini". Ma non mal vede la sua opera di influenza all'estero
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L'ultima volta che l'avevamo vista Daria Dugina, o Platonova come si faceva chiamare, interveniva in qualità di esperta del Movimento Internazionale Eurasiatico al convegno "La guerra geopolitica dell'Occidente contro la Russia: il caso Ucraina" ospitato a Mosca dalla Camera Civica della Federazione russa il 15 febbraio scorso.

Mancavano nove giorni al lancio della cosiddetta "operazione militare speciale" contro Kiev e Daria e altri sedicenti esperti, anche italiani, sostenevano che gli Usa stessero cavalcando lo scontro che si profilava in Ucraina per allontanare definitivamente l'Europa dalla Russia e quindi scongiurare la nascita di una grande "Eurasia" sotto l'egida della Novorossija che si estenda "da Dublino a Vladivostok", teorizzata dal padre mentore, l'ideologo sovranista Aleksandr Dugin.

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Classe 1992, una laurea in Filosofia, Dugina era incappata nelle sanzioni br…

L'ultima volta che l'avevamo vista Daria Dugina, o Platonova come si faceva chiamare, interveniva in qualità di esperta del Movimento Internazionale Eurasiatico al convegno "La guerra geopolitica dell'Occidente contro la Russia: il caso Ucraina" ospitato a Mosca dalla Camera Civica della Federazione russa il 15 febbraio scorso.

Mancavano nove giorni al lancio della cosiddetta "operazione militare speciale" contro Kiev e Daria e altri sedicenti esperti, anche italiani, sostenevano che gli Usa stessero cavalcando lo scontro che si profilava in Ucraina per allontanare definitivamente l'Europa dalla Russia e quindi scongiurare la nascita di una grande "Eurasia" sotto l'egida della Novorossija che si estenda "da Dublino a Vladivostok", teorizzata dal padre mentore, l'ideologo sovranista Aleksandr Dugin.

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Classe 1992, una laurea in Filosofia, Dugina era incappata nelle sanzioni britanniche perché "autrice frequente e di alto profilo di disinformazione" sull'Ucraina. A capo del sito in lingua inglese e turca United World International, di proprietà di Evgenij Prigozhin, lo "chef di Putin" padrino della famigerata "fabbrica dei troll" e del gruppo di mercenari Wagner, Dugina definiva gli ucraini "subumani" da conquistare e aveva scritto il libro di prossima pubblicazione intitolato Z, il famigerato simbolo dell'operazione russa in Ucraina.

La fake news dell'"ideologo di Putin"

Pur avendo seguito le orme del padre, aveva cercato di smarcarsi dalla sua ombra non adottandone il cognome ma, per quanto si fosse conquistata una reputazione autonoma, è indubbio che il vero obiettivo dell'autobomba che la ha uccisa sabato sera alla periferia di Mosca fosse il padre, faro dei sovranisti occidentali e disseminatore di disinformazione.

Una delle più grandi "fake news" di Dugin è stata farsi chiamare "ideologo di Putin" o - complice la sua barba semi-incolta - "Rasputin di Putin", un nomignolo coniato non a caso da Breibart News, il sito del suo ammiratore e seguace Steve Bannon, ex stratega di Donald Trump e dell'Alt-right suprematista e antisemita statunitense.

Benché teorizzi un pensiero che ben interpreta i disegni neoimperiali di Vladimir Putin e il suo saggio Fondamenti di geopolitica sia stato adottato come manuale dall'Accademia dello Stato Maggiore, Dugin in realtà non ha alcun legame personale con il leader del Cremlino né molta influenza in patria, come testimoniano anche gli studi dei think tank Rand e Kennan Institute, ma non ha esitato a sfruttare il soprannome per accreditarsi presso i circoli sovranisti e complottisti occidentali.

Il rapporto, complicato, con il Cremlino

Il Cremlino non solo non ha avvallato le sue due avventure politiche, il Partito nazionalbolscevico e il Partito Euroasiatico, entrambi disciolti, ma ne ha anche preso le distanze quando nel 2014, iniziato il conflitto nel Donbass, Dugin invocò il "genocidio" degli ucraini - parole giudicate eccessive che, oltre all'inclusione nelle "liste nere" di Ue e Usa, gli costarono la cattedra presso l'Università statale di Mosca. Ma è anche vero che al Cremlino non dispiaccia affatto la sua opera di influenza all'estero.

È stato il caos seguito al crollo dell'Urss ad avere alimentato le tesi neoimperialiste di Aleksandr Gelevic Dugin, classe 1962, figlio di un ufficiale dell'intelligence sovietica. Ispirandosi a Ivan Ilin e Nikolaj Gumiliov, gli stessi pensatori amati dal presidente Putin, Dugin teorizza una "Quarta teoria politica" che scavalchi fascismo, comunismo e liberalismo e fonda il Movimento internazionale eurasiatico sostenendo l'unificazione dei territori russofoni, Ucraina inclusa, ed europei in un nuovo vasto Impero. L'Eurasia, appunto, capitanata dalla Terza Roma, Mosca, che combatta l'Occidente individualista, "eterna Cartagine" da radere al suolo.

L'impero mediatico finanziato da Malofeev

Dugin diffonde le sue teorie tramite media finanziati dall'oligarca ultraortodosso e nostalgico degli zar Konstantin Malofeev: la tv Tsargrad e i siti web multilingue Katehon.com e Geopolitica.ru. È da qui che partono le tesi Alt-right, Q-Anon, suprematiste, complottiste, sovraniste e No-vax rilanciate ad esempio in Italia da siti come ImolaOggi o da canali YouTube come VisioneTv.

Il faro dei sovranisti

Dugin è riuscito a fare di più. È diventato anche il faro dei partiti sovranisti: dall'ex Front National di Marine Le Pen in Francia all'Afd tedesco all'Fpö austriaco fino alla Lega di Matteo Salvini e ai movimenti neofascisti Forza Nuova e Casa Pound in Italia. L'omicidio di sua figlia e la sua mancata morte, come ha scritto l'esperto britannica di politica russa Mark Galeotti su The Spectator, non farà che accrescerne il mito. "Se un Dugin morto sarebbe stato un martire malleabile - sostiene Galeotti - un Dugin sopravvissuto arrabbiato potrebbe ora rivelarsi un jolly".