Darya Dugina, una vita sulle orme del padre, nel segno di Putin
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniTale il padre, tale la figlia. Darya Dugina, assassinata da ignoti ieri alle porte di Mosca in un attentato che ha fatto esplodere la sua auto, seguiva le orme del padre Aleksandr, considerato l’ideologo ultranazionalista di Vladimir Putin e uno dei promotori dell’invasione dell’Ucraina. Aveva trent’anni, si era laureata in filosofia all’università della capitale russa, lavorava come giornalista, commentatrice televisiva e analista di geopolitica. La stessa professione del padre, soprannominato da alcuni “il Rasputin di Putin”.
Come il padre aveva accanitamente sostenuto la guerra contro Kiev, definendo gli ucraini come dei “subumani che devono essere conquistati”. …
Tale il padre, tale la figlia. Darya Dugina, assassinata da ignoti ieri alle porte di Mosca in un attentato che ha fatto esplodere la sua auto, seguiva le orme del padre Aleksandr, considerato l’ideologo ultranazionalista di Vladimir Putin e uno dei promotori dell’invasione dell’Ucraina. Aveva trent’anni, si era laureata in filosofia all’università della capitale russa, lavorava come giornalista, commentatrice televisiva e analista di geopolitica. La stessa professione del padre, soprannominato da alcuni “il Rasputin di Putin”.
Come il padre aveva accanitamente sostenuto la guerra contro Kiev, definendo gli ucraini come dei “subumani che devono essere conquistati”. Era tra gli autori di un libro di imminente pubblicazione in Russia sul conflitto intitolato “Z”, la lettera diventata il simbolo dell’invasione, verniciata sui carri armati del Cremlino e disegnata su magliette e cartelloni pubblicitari. Con lo pseudonimo di Darya Platonova aveva lavorato per due emittenti fortemente schierate con Putin, RT e Tsargrad Tv. Dirigeva inoltre il sito United World International, accusato di disinformazione, di proprietà di Evghenij Prigozhin, uno stretto alleato del presidente russo.
Per questo, a maggio è apparsa nell’elenco dei membri della nuova nomenklatura moscovita colpiti dalle sanzioni: il suo nome figura sia nella lista nera americana che in quella britannica, per “avere espresso appoggio e promosso politiche favorevoli all’aggressione russa in Ucraina” e come “autrice di alto profilo della campagna di disinformazione sull’Ucraina su varie piattaforme online e vari media”.
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Ritrovarsi così giovane e relativamente poco conosciuta nel mirino dell’Occidente l’aveva compiaciuta, dicendosi “orgogliosa” di essere indicata insieme al padre fra i personaggi responsabili dell’invasione e vicini al capo del Cremlino. Ha successivamente descritto la guerra come “uno scontro di civiltà” tra la Grande Russia e l’Occidente, rivendicando come il padre la creazione di una superpotenza euroasiatica attraverso l’integrazione della Russia con le ex-repubbliche slave e dell’Asia centrale che appartenevano all’Unione Sovietica.
Dasha, il diminutivo di Darya in russo, come la chiamavano gli amici, aveva dedicato i suoi studi universitari al neoplatonismo, ma rivendicava come riferimenti culturali un bizzarro cocktail di pensatori che includeva Antonio Gramsci, Martin Heidegger e il sociologo francese Jean Baudrillard. Promuoveva da anni l’ideologia fieramente nazionalista che ha contribuito alla decisione di Putin di invadere l’Ucraina.