Aleksandr Dugin, chi è l'ideologo di Putin amico di Salvini che ora punta su Meloni
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di FeoL'attentato a Darya Dugin accende una luce inquietante sulla partita di potere all'ombra del Cremlino. Il padre Aleksandr è una figura allo stesso tempo estremamente vicina e molto lontana da Vladimir Putin. Lontana perché non riveste incarichi ufficiali nella nomenklatura russa, non ha un ruolo formale nella corte del nuovo zar o nel suo partito Russia Unita. Vicina perché ha fornito a Putin la base ideologica del nuovo imperialismo russo, teorizzando in chiave moderna canoni del patriottismo per sostituire gli slogan sovietici.
Sono stati i suoi testi e i suoi discorsi a tracciare quel disegno sovranista che legittima l'ambizione alla leadership euroasiatica e all'espansio…
L'attentato a Darya Dugin accende una luce inquietante sulla partita di potere all'ombra del Cremlino. Il padre Aleksandr è una figura allo stesso tempo estremamente vicina e molto lontana da Vladimir Putin. Lontana perché non riveste incarichi ufficiali nella nomenklatura russa, non ha un ruolo formale nella corte del nuovo zar o nel suo partito Russia Unita. Vicina perché ha fornito a Putin la base ideologica del nuovo imperialismo russo, teorizzando in chiave moderna canoni del patriottismo per sostituire gli slogan sovietici.
Sono stati i suoi testi e i suoi discorsi a tracciare quel disegno sovranista che legittima l'ambizione alla leadership euroasiatica e all'espansionismo verso i confini "sacri" della Russia zarista: l'invasione dell'Ucraina è scaturita anche da queste idee, che legittimano agli occhi di una parte del popolo russo - ma non solo - la "missione di grandezza di Mosca". Una spinta in cui la figlia aveva affiancato il padre, tanto da venire inclusa pochi mesi fa nella lista nera delle sanzioni britanniche.
Dugin infatti ha sempre posto massima attenzione alla propaganda all'estero, facendosi alfiere di quel movimento sovranista intriso di valori religiosi che ha trovato sponda pure in Occidente, fino a sposarsi con le teorie ultraconservatrici di Steve Bannon, a lungo stretto consigliere di Donald Trump. In Italia Dugin è stato osannato da Gianluca Savoini, l'amico di Matteo Salvini che lo ha più volte ospitato in eventi pubblici nel nostro Paese, presentandolo al segretario leghista. Dugin però negli ultimi due anni si è mostrato critico verso Salvini per il sostegno a Draghi, definendo in un'intervista concessa a fine maggio all'Adnkronos il governo gialloverde "un'occasione storica mancata": "L'Italia è sempre stata un paese amico e molto vicino alla Russia. Lo abbiamo sempre apprezzato e valorizzato. Ma dopo la fine del governo gialloverde, il potere in Italia, ahimè, è finito nelle mani dei liberali globalisti, che sono totalmente dipendenti dalle politiche dei democratici (Biden-Soros) a Washington. Non ci sono poteri sovrani in Europa in grado di perseguire una qualsiasi politica nazionale o europea propria. L'Italia, quando Salvini era un populista di destra e i Cinque stelle populisti di sinistra, e quando potevano accordarsi tra di loro, aveva una possibilità storica. Oggi si sente la mancanza. Non credo sarà così per sempre, ma per un po'".
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In quell'occasione ha bollato come inutile la mediazione sulla Crimea vagheggiata da Salvini - "Putin non lo ascolterà. Piuttosto è importante evitare che la Ue si faccia coinvolgere in un conflitto" - e ha benedetto Giorgia Meloni: "Ho un presentimento, si farà strada. Per quanto riguarda il partito Fratelli d'Italia, penso che sia stata la più critica nei confronti delle misure anti-Covid e la più lontana dalle politiche fallimentari del globalista e liberale Draghi", ha aggiunto Aleksandr Dugin: "In futuro il ruolo della Meloni, se seguirà rigorosamente gli ideali e i valori che proclama, sarà, secondo me, molto significativo. Quando l'Italia - con la Meloni o chiunque altro - diventerà sovrana, allora e solo allora le cose cominceranno ad andare".