Attentato Dugina, la versione di Mosca e le sue incongruenze
di Daniele Raineri , di Daniele RaineriI servizi segreti russi (Fsb) annunciano di avere già trovato la colpevole dell’attentato che sabato sera ha ucciso Daria Dugina, figlia dell’ideologo e propagandista Aleksandr Dugin.
L’attentatrice sarebbe una donna ucraina di 43 anni, Natalia Pavlovna Vovk, che lavorerebbe per conto dei servizi segreti ucraini e che sarebbe entrata in Russia il 23 luglio assieme alla figlia di dodici anni, Sofia, e a un gatto alla guida di una Mini Cooper. Secondo i servizi russi, dopo l’attacco la donna sarebbe scappata con la stessa auto e con la figlia verso l’Estonia, un altro paese che vive in stato di tensione permanente con la Russia, dove si troverebbe ora – e i senatori russi stanno già minacciando il governo estone nel caso decida di respingere la richiesta di estradizione, che per adesso però non è ancora stata fatta.
I servizi segreti russi (Fsb) annunciano di avere già trovato la colpevole dell’attentato che sabato sera ha ucciso Daria Dugina, figlia dell’ideologo e propagandista Aleksandr Dugin.
L’attentatrice sarebbe una donna ucraina di 43 anni, Natalia Pavlovna Vovk, che lavorerebbe per conto dei servizi segreti ucraini e che sarebbe entrata in Russia il 23 luglio assieme alla figlia di dodici anni, Sofia, e a un gatto alla guida di una Mini Cooper. Secondo i servizi russi, dopo l’attacco la donna sarebbe scappata con la stessa auto e con la figlia verso l’Estonia, un altro paese che vive in stato di tensione permanente con la Russia, dove si troverebbe ora – e i senatori russi stanno già minacciando il governo estone nel caso decida di respingere la richiesta di estradizione, che per adesso però non è ancora stata fatta.
È presto per sapere cosa è successo, ma i commentatori ucraini già tirano fuori la storia del «biglietto da visita di Yarosh», un tentativo grossolano di dezinformatsija russa che risale al 2014. Sul luogo di uno scontro a fuoco a Sloviansk fu “trovato”, intonso, il biglietto da visita di Dmytro Yarosh, capo della fazione ultranazionalista Settore destro che si era candidato alle elezioni. La storiella è citata quando i russi presentano prove che vanno proprio nella direzione che vogliono loro.
Dugin in un messaggio scritto non chiede «vendetta, perché non sarebbe cosa degna della Russia», ma «la Vittoria» contro «il regime nazista ucraino», dopo «il sacrificio della giovane vita di mia figlia». L’attentato diventa, nelle sue parole, un punto di svolta ideologico nel conflitto. C’è da vedere se succederà. Il presidente Putin ha dichiarato che l’uccisione «è stata un crimine crudele che ha colpito una persona che mostrava a tutti cosa vuol dire essere una patriota».