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Attentato Dugina, la versione di Mosca e le sue incongruenze

Daria Dugina (ansa)
Per i servizi segreti russi dietro l'attentato in cui ha perso la vita la figlia di Dugin c'è una donna ucraina, Natalia Pavlovna Vovk, ora rifugiatasi in Estonia
2 minuti di lettura

I servizi segreti russi (Fsb) annunciano di avere già trovato la colpevole dell’attentato che sabato sera ha ucciso Daria Dugina, figlia dell’ideologo e propagandista Aleksandr Dugin.

L’attentatrice sarebbe una donna ucraina di 43 anni, Natalia Pavlovna Vovk, che lavorerebbe per conto dei servizi segreti ucraini e che sarebbe entrata in Russia il 23 luglio assieme alla figlia di dodici anni, Sofia, e a un gatto alla guida di una Mini Cooper. Secondo i servizi russi, dopo l’attacco la donna sarebbe scappata con la stessa auto e con la figlia verso l’Estonia, un altro paese che vive in stato di tensione permanente con la Russia, dove si troverebbe ora – e i senatori russi stanno già minacciando il governo estone nel caso decida di respingere la richiesta di estradizione, che per adesso però non è ancora stata fatta.

I servizi segreti russi (Fsb) annunciano di avere già trovato la colpevole dell’attentato che sabato sera ha ucciso Daria Dugina, figlia dell’ideologo e propagandista Aleksandr Dugin.

L’attentatrice sarebbe una donna ucraina di 43 anni, Natalia Pavlovna Vovk, che lavorerebbe per conto dei servizi segreti ucraini e che sarebbe entrata in Russia il 23 luglio assieme alla figlia di dodici anni, Sofia, e a un gatto alla guida di una Mini Cooper. Secondo i servizi russi, dopo l’attacco la donna sarebbe scappata con la stessa auto e con la figlia verso l’Estonia, un altro paese che vive in stato di tensione permanente con la Russia, dove si troverebbe ora – e i senatori russi stanno già minacciando il governo estone nel caso decida di respingere la richiesta di estradizione, che per adesso però non è ancora stata fatta.

Il profilo di Vovk è perfetto per scatenare la fazione dei falchi che in Russia chiede a Putin di aumentare gli sforzi in modo decisivo nel conflitto contro l’Ucraina, anche se si tratta di una richiesta che dal punto di vista pratico non è per nulla semplice da esaudire. A meno che il presidente russo non annunci la mobilitazione generale e quindi l’intenzione di spedire sul fronte ucraino cittadini in servizio di leva obbligatorio, la Russia in questi sei mesi di invasione ha già provato tutto quello che ha a disposizione, dai missili balistici alle milizie cecene. Dal punto di vista formale, in Russia non si può nemmeno parlare di “guerra” e chissà che questo omicidio non finisca per forzare la situazione.

I servizi russi a sostegno della loro versione dei fatti hanno pubblicato alcuni filmati della donna ripresi da telecamere di sorveglianza. Si vede la Vovk attraversare il confine con la Russia, poi nello stesso complesso di appartamenti di Mosca dove abitava Dugina e infine uscire dal confine con l’Estonia. Mancano immagini che possano collegare la donna oppure il suo veicolo – come si è detto è una Mini Cooper vistosa – all’attentato di sabato sera, quando qualcuno ha piazzato una bomba a bordo della macchina della figlia di Dugin e poi, secondo le prime ricostruzioni, l’ha pedinata in autostrada e ha fatto esplodere l’ordigno con un radiocomando. La Vovk era stata segnalata come elemento nazionalista su una lista pubblica fin da aprile e i servizi russi hanno dichiarato anche che appartiene al reggimento nazionalista Azov e mostrano un suo documento militare di identità con foto in divisa. Il reggimento Azov ha smentito che la donna facesse parte dei suoi combattenti e ha fatto notare che i documenti dei membri di Azov sono diversi.

Ilya Ponomarev, il politico russo in esilio a Kiev che rivendica l’attentato in nome del cosiddetto Esercito Repubblicano Nazionale – un gruppo di partigiani russi in guerra contro Putin, la cui esistenza non è stata confermata – sostiene che la donna è innocente, ma ha ricevuto aiuto dai partigiani per lasciare la Russia.
È presto per sapere cosa è successo, ma i commentatori ucraini già tirano fuori la storia del «biglietto da visita di Yarosh», un tentativo grossolano di dezinformatsija russa che risale al 2014. Sul luogo di uno scontro a fuoco a Sloviansk fu “trovato”, intonso, il biglietto da visita di Dmytro Yarosh, capo della fazione ultranazionalista Settore destro che si era candidato alle elezioni. La storiella è citata quando i russi presentano prove che vanno proprio nella direzione che vogliono loro.

Margarita Simonyan, direttrice del canale Rt, dichiara che la Russia dovrebbe trovare «professionisti pronti a visitare le guglie di Tallinn», la capitale dell’Estonia. E’ un riferimento esplicito al tentativo di assassinio del disertore russo Sergey Skripal a Salisbury, vicino Londra, compiuto nel 2018 da due operativi dell’intelligence russa con l’agente nervino Novichock. I due poi si difesero dicendo di essere soltanto turisti interessati alle guglie – proprio in una famosa intervista con Simonyan.

Dugin in un messaggio scritto non chiede «vendetta, perché non sarebbe cosa degna della Russia», ma «la Vittoria» contro «il regime nazista ucraino», dopo «il sacrificio della giovane vita di mia figlia». L’attentato diventa, nelle sue parole, un punto di svolta ideologico nel conflitto. C’è da vedere se succederà. Il presidente Putin ha dichiarato che l’uccisione «è stata un crimine crudele che ha colpito una persona che mostrava a tutti cosa vuol dire essere una patriota».