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"In God we trust", la svolta religiosa delle scuole del Texas

Le scuole del Texas stanno ricevendo da settimane poster con il motto nazionale “In Dio noi crediamo”. E ad accompagnare le spedizioni c’è un avviso: vanno esposti in pubblico. 
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New York - Le scuole del Texas stanno ricevendo da settimane poster con il motto nazionale “In God We trust”, “In Dio noi crediamo”. E ad accompagnare le spedizioni c’è un avviso: vanno esposti in pubblico. La nuova indicazione ha provocato allarme in chi teme che quello considerato uno dei Taliban State, gli Stati integralisti sul modello talebano, possa aver fatto un altro passo verso la conversione religiosa dell’istruzione.

Il motto non si riferisce in modo esplicito a una religione ma negli Stati Uniti è da sempre associato al nazionalismo cristiano, che lo usa diffusamente. Erano stati i cristiani a imporre la frase nelle monete coniate durante la Guerra civile e da allora …

New York - Le scuole del Texas stanno ricevendo da settimane poster con il motto nazionale “In God We trust”, “In Dio noi crediamo”. E ad accompagnare le spedizioni c’è un avviso: vanno esposti in pubblico. La nuova indicazione ha provocato allarme in chi teme che quello considerato uno dei Taliban State, gli Stati integralisti sul modello talebano, possa aver fatto un altro passo verso la conversione religiosa dell’istruzione.

Il motto non si riferisce in modo esplicito a una religione ma negli Stati Uniti è da sempre associato al nazionalismo cristiano, che lo usa diffusamente. Erano stati i cristiani a imporre la frase nelle monete coniate durante la Guerra civile e da allora il motto viene usato per indicare come gli Usa siano una nazione cristiana.

Dopo aver vietato nelle scuole una serie di libri, dal ‘Diario di Anna Frank a “1984” a “Il giovane Holden” ma non il “Mein Kampf” di Adolf Hitler, adesso c’è la volontà di esporre a caratteri cubitali il messaggio. “Per noi - spiegano i Repubblicani - è una grande opportunità per mostrare il motto nazionale”. “Quella frase - ha aggiunto il senatore conservatore statale Bryan Hughes - afferma che la nostra collettività crede in un Dio sovrano”. “Questi manifesti - ribattono, preoccupati, le organizzazioni di diritti civili - dimostrano come uno Stato possa imporre la religione in pubblico”.

Sotto accusa c’è la violazione di uno dei fondamenti degli Stati Uniti, la separazione tra Stato e Chiesa. Ma questo confine è stato più volte superato negli ultimi anni. Sei Stati del Sud hanno approvato per primi la pubblicazione del motto nelle scuole pubbliche: Louisiana, Arkansas, Tennessee, Florida, Alabama e Arizona. Altri Stati li hanno seguiti. Nel 2021 la città di Chesapeake, in Virginia, ha approvato una legge che obbliga tutti i veicoli municipali a portare il motto “In God We Trust”, una decisione che è costata 87 mila dollari dei soldi dei contribuenti. In Georgia la rappresentante repubblicana Marjorie Taylor Greene, che si definisce cristiana nazionalista, sostiene che il popolo “dovrebbe seguire Dio e non i politici di Washington” mentre il governatore della Florida, Ron DeSantis, ha lanciato la crociata per trasformare le scuole pubbliche nell’equivalente delle scuole coraniche musulmane: “Il proposito delle nostre scuole - ha detto - dovrebbe essere quello di educare i nostri figli, non quello di indottrinarli.

Ma noi ora insegneremo la vera storia. Insegneremo loro la verità. Hanno bisogno di capire che i nostri diritti discendono da Dio, non dal governo”. Potrebbe non piacere, però, ai cristiani nazionalisti la posizione del Consiglio delle relazioni islamiche-americane, che invece ha dato il benvenuto all’iniziativa del Texas, spiegando che questo aiuterà gli studenti a studiare in modo più approfondito le religioni. “Il concetto di credere in Dio - hanno detto - attraversa tutte le religioni”.