Ungheria, cancellata la festa di Santo Stefano. E Orbán caccia i vertici dell'Istituto meteo
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - In Ungheria, nella nervosa autocrazia di Viktor Orbán, persino il meteo sbagliato può trasformarsi in un'offesa al regime. Sabato scorso le celebrazioni e i fuochi d'artificio per la tradizionale Festa di Santo Stefano a Budapest erano stati rimandati per un'allerta dell'Istituto meteorologico nazionale (NMS), che aveva previsto fortissime piogge e temporali. All'ultimo momento i venti hanno spazzato in una direzione diversa e la tempesta ha lisciato la capitale. Ma per la direttrice dell'Istituto, quel colpo di fortuna meteorologico si è rivelato fatale.
Il giorno dopo il NMS si è persino scusato per "il fattore di incertezza inerente alla professione", insomma per aver sbagliato le previsioni. Del resto, la meteorologia è quasi imponderabile quanto la vulcanologia, le previsioni sono un'arte complessa. Ma a Orbán non è bastato: la 'sua' festa di Santo Stefano, la solenne celebra…
BERLINO - In Ungheria, nella nervosa autocrazia di Viktor Orbán, persino il meteo sbagliato può trasformarsi in un'offesa al regime. Sabato scorso le celebrazioni e i fuochi d'artificio per la tradizionale Festa di Santo Stefano a Budapest erano stati rimandati per un'allerta dell'Istituto meteorologico nazionale (NMS), che aveva previsto fortissime piogge e temporali. All'ultimo momento i venti hanno spazzato in una direzione diversa e la tempesta ha lisciato la capitale. Ma per la direttrice dell'Istituto, quel colpo di fortuna meteorologico si è rivelato fatale.
Il giorno dopo il NMS si è persino scusato per "il fattore di incertezza inerente alla professione", insomma per aver sbagliato le previsioni. Del resto, la meteorologia è quasi imponderabile quanto la vulcanologia, le previsioni sono un'arte complessa. Ma a Orbán non è bastato: la 'sua' festa di Santo Stefano, la solenne celebrazione dello "Stato millenario ungherese" era stata cancellata. E la direttrice del NMS, Kornelia Radicz, e la sua vice Gyula Horvath sono state dunque cacciate su due piedi.
Del resto i fuochi d'artificio sul Danubio erano già stati strombazzati come "i più grandi d'Europa" e a poco erano servite le proteste dell'opposizione contro una festa che avrebbe significato "un inutile spreco di denaro pubblico" in un momento in cui l'economia magiara è in difficoltà e l'aggressione russa contro l'Ucraina continua a essere una minaccia costante per l'Europa. Anche una raccolta di firme che aveva raggiunto quasi quota 200mila era stata totalmente ignorata.
Dinanzi all'allerta meteo, però, Orbán aveva dovuto cedere. E quando la tempesta aveva soltanto sfiorato Budapest, i media più fedeli al regime avevano tuonato già domenica mattina contro il NMS. Dopo la cacciata delle direttrici dell'Istituto, l'esponente dell'opposizione Andras Fekete-Gyor ha commentato ironico che "sono state rimosse per non aver prodotto il meteo desiderato. No, non siamo in una dittatura centrasiatica, siamo nell'Ungheria di Fidesz". E forse il governo di Orbán ha dimenticato il precedente del 2006, quando una violentissima tempesta si abbattè sulle celebrazioni di Santo Stefano causando cinque morti, decine di feriti e il panico tra il milione di ungheresi accorsi ad ammirare i fuochi d'artificio sul Danubio. Ma i regimi, si sa, non hanno un gran senso della storia.