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Ucraina, bombe a Zaporizhzhia, Dnipro e nel Donetsk: il giorno dell'Indipendenza visto dal fronte

(ansa)
I bombardamenti rendono difficile la missione "imminente" dell'Aiea alla centrale nucleare.
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Primo obbiettivo, Zaporizhzhia. Poi le altre città e paesi più vicine al fronte est, nel Donetsk e nelle regioni di Dnipro, Kharkiv, Sumy e Kryvyj Righ. La Festa dell’indipendenza dell’Ucraina dall’Unione Sovietica è iniziata sotto i bombardamenti, come era previsto. Il presidente Zelensky ha fatto in tempo a lanciare il suo messaggio alla nazione, “combatteremo fino alla fine per la nostra terra”, ma già partivano i primi attacchi, poco dopo la mezzanotte. L’artiglieria russa ha colpito subito i distretti di Kommunarsky e di Shevchenkovsky, a 60 chilometri dalla centrale nucleare di Enerhodar. Rafael Grossi, direttore dell’Aiea, ha giusto ieri annunciato una sua visita all’impianto trasformato in base militare russa, per la famosa ispezione su cui persino Putin sembra essere d’accordo, ma questi non sono i giorni giusti. Dovrà aspettare ancora, prima di mettere piede nella centrale, che è …

Primo obbiettivo, Zaporizhzhia. Poi le altre città e paesi più vicine al fronte est, nel Donetsk e nelle regioni di Dnipro, Kharkiv, Sumy e Kryvyj Righ. La Festa dell’indipendenza dell’Ucraina dall’Unione Sovietica è iniziata sotto i bombardamenti, come era previsto. Il presidente Zelensky ha fatto in tempo a lanciare il suo messaggio alla nazione, “combatteremo fino alla fine per la nostra terra”, ma già partivano i primi attacchi, poco dopo la mezzanotte. L’artiglieria russa ha colpito subito i distretti di Kommunarsky e di Shevchenkovsky, a 60 chilometri dalla centrale nucleare di Enerhodar. Rafael Grossi, direttore dell’Aiea, ha giusto ieri annunciato una sua visita all’impianto trasformato in base militare russa, per la famosa ispezione su cui persino Putin sembra essere d’accordo, ma questi non sono i giorni giusti. Dovrà aspettare ancora, prima di mettere piede nella centrale, che è troppo esposta al fuoco, con i rischi che sappiamo.

La zona forse più colpita, il Donetsk. La Polizia ha dichiarato che nelle ultime 24 ore i russi hanno attaccato 26 volte, uccidendo e ferendo molti civili, oltre che militari. E’ successo nelle città di Avdiivka, Bakhmut, Toretsk, Sloviansk, Mykolaivka, Krasnohorivka, e in sei centri più piccoli. I russi hanno usato aviazione, artiglieria, carri armati e missili, in quella che non sembra essere un tentativo di sfondamento delle linee, e di avanzata, quanto una esibizione di forza.

Valentin Reznichenko, governatore della regione di Dnipro, ha fatto i primi conti dell’area di sua competenza: “Nella notte due missili X-22 sono arrivati alla periferia di Dnipro, provocando un incendio. Nikopol è stata bombardata in quattro riprese con artiglieria pesante e Grad. Una famiglia è rimasta ferita a Marijanka, molte le case distrutte o danneggiate”. Nikopol, la città più a tiro dei russi dalla centrale nucleare, è stata colpita venti volte, ma i colpi hanno raggiunto anche Chervonogrihorivska, e i paesi di Karpivska, Shirokivska, Koshov nella regione di Kryvyi-Righ. Può sembrare un elenco inutile, ma gli attacchi sono davvero più intensi, soprattutto contro i civili.

In un unico caso – al momento – risulta distrutta una struttura militare, ed è successo nella regione di Poltava. Missili terra-aria hanno colpito una caserma o un magazzino, non è ancora chiaro, situato a Myrhorod. Ma per il resto, si parla di condomini e case private. A Senelnikovo, 20 chilometri da Dnipro, una abitazione è stata distrutta, e dalle macerie sono stati estratti due bambini, feriti ma vivi. Molti attacchi sono stati fatti da aerei decollati dalla Bielorussia e da basi sul Mar Caspio. Gli allarmi sono tuttora continui, le celebrazioni per l’Indipendenza erano già state ridotte al minimo, ma dalla mattinata le strade delle città si sono svuotate, la gente ha preferito restare in casa, con il rifugio sotterraneo a portata di mano.

Un’altra grande esplosione ha scosso in mattinata un paese della regione di Zaporizhzhia, e precisamente Mikhailovka, che si trova nella parte controllata dai filorussi. Il capo del villaggio, si chiamava Ivan Sushko, è rimasto ucciso nella sua auto da un ordigno piazzato sotto il sedile e probabilmente collegato all’accensione. Sushko era conosciuto per aver immediatamente consegnato il paese che governava ai russi, all’inizio della guerra. Il capo dell’amministrazione, Rogov, ha addossato la responsabilità alle autorità ucraine. Probabilmente si tratta di un’azione di partigiani, come già successo a Mariupol.