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Russia, arrestato Rojzman, ex sindaco di Ekaterinburg. Opposizione decimata

Era uno dei pochi dissidenti a non aver scelto l'esilio non ancora incarcerati. Ha guidato il capoluogo degli Urali e quarta città più grande dal 2013 al 2018. Accusato di "discredito dell'esercito", rischia fino a 10 anni di carcere
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Un mese fa l'ex sindaco di Ekaterinburg, Evgenij Rojzman, aveva pubblicato sui social una foto che lo ritraeva al fianco degli altri oppositori russi Andrej Pivovarov, Vladimir Kara-Murza e Ilja Jashin. "Sono l'unico ancora in libertà", aveva commentato. Non è più così. È stato arrestato per "aver screditato l'esercito russo", un reato che prevede fino a 10 anni di carcere di pena per chiunque osi criticare la cosiddetta "operazione militare speciale" russa in Ucraina.

Erano da poco passate le quattro del mattino quando una decina di poliziotti armati, i volti coperti da passamontagna, hanno fatto irruzione nell'appartamento di Rojzman, come dimostra un video diffuso sul canale Telegram Mash. Con la sua consueta irriverenza, Rojzman si è affacciato alla finestra e ha gridato ai giornalisti accorsi al suo portone le accuse che gli erano state mosse. L'inchiesta, ha detto, è partita…

Un mese fa l'ex sindaco di Ekaterinburg, Evgenij Rojzman, aveva pubblicato sui social una foto che lo ritraeva al fianco degli altri oppositori russi Andrej Pivovarov, Vladimir Kara-Murza e Ilja Jashin. "Sono l'unico ancora in libertà", aveva commentato. Non è più così. È stato arrestato per "aver screditato l'esercito russo", un reato che prevede fino a 10 anni di carcere di pena per chiunque osi criticare la cosiddetta "operazione militare speciale" russa in Ucraina.

Erano da poco passate le quattro del mattino quando una decina di poliziotti armati, i volti coperti da passamontagna, hanno fatto irruzione nell'appartamento di Rojzman, come dimostra un video diffuso sul canale Telegram Mash. Con la sua consueta irriverenza, Rojzman si è affacciato alla finestra e ha gridato ai giornalisti accorsi al suo portone le accuse che gli erano state mosse. L'inchiesta, ha detto, è partita da Mosca dove è poi stato trasferito: "Mi accusano fondamentalmente per aver detto una frase: "l'invasione dell'Ucraina"". Parole censurate dai filmati che girano sui media di Stato.

Chi è Rojzman, l'ex sindaco di Ekaterinburg

"So che possono arrestarmi. Non mi faccio illusioni. Ma non ho paura", aveva confessato nei mesi scorsi in diverse interviste il pugnace oppositore. "Che diavolo? Perché dovrei andarmene? Sono legato a questa terra. Sono nato e cresciuto qui. Capisco i rischi ma non posso darmela a gambe", aveva ribadito la scorsa settimana su YouTube.

Oratore senza peli sulla lingua, Rojzman ha vissuto molte vite in 59 anni: campione di corsa, poeta, collezionista di icone ortodosse, gioielliere, attivista antidroga ed ex deputato della Duma. L’ex candidata alle presidenziali Ksenia Sobchak lo aveva paragonato a Batman per la sua fama di lottare con i malfattori.

La sua elezione nel 2013 a sindaco del capoluogo sugli Urali, nonché quarta città più grande della Russia con i suoi 1,5 milioni di abitanti, aveva colto molti di sorpresa. Pur oscurato dalle tv, era riuscito a battere il candidato di Russia Unita. Unico primo cittadino all'opposizione in tutta la Russia.

Ma nel 2018 si era dimesso a quattro mesi dallo scadere del suo mandato per protestare dopo che il governatore regionale di Sverdlovsk aveva abolito l’elezione diretta del sindaco.

Dal 24 febbraio non aveva mai mancato di criticare l'offensiva russa in Ucraina anche a costo di provocare media ed esponenti governativi lasciando ironici commenti scurrili sotto ai loro tweet che riportavano la versione ufficiale del Cremlino. Un'insolenza che gli era già costata tre multe.

Gli altri oppositori in carcere

Rojzman non è che l'ultimo esponente dell'opposizione russa che non è ancora dietro le sbarre o in esilio a essere stato preso di mira. Basta scorrere i volti di chi lo accompagnava nella foto oramai virale. Andrej Pivovarov, ex direttore di Russia Aperta, organizzazione "non grata" e perciò messa al bando, è stato fermato un anno fa, vittima dell'ondata repressiva che ha spianato l'opposizione in vista delle elezioni parlamentari del settembre 2021 e - ora lo sappiamo - anche del lancio dell'offensiva militare in Ucraina. Un mese fa il quarantenne è stato condannato a quattro anni di carcere.

Vladimir Kara-Murza e Ilja Jashin sono due dei pochi oppositori come Rojzman rimasti in Russia anche dopo lo scoppio del conflitto. Kara-Murza, 40 anni e già sopravvissuto a due sospetti avvelenamenti, è stato uno stretto collaboratore dell'oppositore Boris Nemtsov, ucciso davanti al Cremlino nel febbraio 2015, e in seguito di Mikhail Khodorkovskij, l'ex oligarca oggi in esilio. Mentre Jashin a dispetto dei suoi 39 anni, compiuti in cella, è un veterano dell'opposizione: ex vicepresidente del Partito della libertà popolare Parnas, cofondatore del movimento Solidarnost e delfino di Boris Nemtsov, infine presidente del consiglio municipale moscovita di Krasnoselskij costretto a dimettersi per il suo sostegno all'attivista anti-corruzione in carcere Aleksej Navalny. Entrambi, Kara-Murza e Jashin, sono stati arrestati a distanza di due mesi, tra aprile e giugno, con l'iniziale pretesto di "resistenza alle forze armate" per poi essere incriminati per aver denunciato le ostilità contro Kiev. Sono in carcere in attesa di processo. Rischiano 10 anni.

La repressione grazie alla nuova legge sulle "fake news"

Non è che la punta dell'iceberg. In sei mesi, dal 24 febbraio a oggi, l'ong Ovd-info ha contato oltre 16.400 fermi di russi che hanno osato protestare contro l'offensiva in Ucraina, 13.500 dei quali soltanto nelle prime due settimane. Per alcuni ci sono stati anche processi e condanne.

Da quando, a inizio marzo, è entrata in vigore la famigerata legge sulle "fake news" che vieta persino di chiamare per nome quello che sta accadendo in Ucraina, in tanti però hanno lasciato il Paese. A partire da Lev Ponomariov, lo storico dissidente ottantenne che aveva promosso una petizione per la pace raccogliendo un numero record di firme. A resistere sono rimasti in pochi. E sono sempre meno.