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Etiopia colpito un asilo a Macallè: "diversi bambini uccisi". La condanna dell'Unicef

(reuters)
Il cessate il fuoco  tra il Fronte Popolare della Liberazione del Tigray (TPLF) e l’esercito del governo guidato dal primo ministro Abiy Ahmed non ha retto
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In Etiopia, il cessate il fuoco annunciato lo scorso marzo tra il Fronte Popolare della Liberazione del Tigray (TPLF), partito rappresentativo dell’etnia tigrina, e l’esercito del governo guidato dal primo ministro Abiy Ahmed, non ha retto. Le due fazioni che dal 2020 sono in guerra, provocando una grave crisi umanitaria nel Paese, hanno ripreso gli scontri e le violenze questa settimana. E ieri un attacco aereo ha colpito un asilo a Macallè, capitale della regione del Tigray, uccidendo almeno quattro persone, tra cui due bambini.

Il Fronte Popolare della Liberazione del Tigray(TPLF) , che controlla la regione settentrionale dell'Etiopia, ha accusato le truppe di Addis Abeba del violento attacco. I ribelli hanno affermato che un aereo "…

In Etiopia, il cessate il fuoco annunciato lo scorso marzo tra il Fronte Popolare della Liberazione del Tigray (TPLF), partito rappresentativo dell’etnia tigrina, e l’esercito del governo guidato dal primo ministro Abiy Ahmed, non ha retto. Le due fazioni che dal 2020 sono in guerra, provocando una grave crisi umanitaria nel Paese, hanno ripreso gli scontri e le violenze questa settimana. E ieri un attacco aereo ha colpito un asilo a Macallè, capitale della regione del Tigray, uccidendo almeno quattro persone, tra cui due bambini.

Il Fronte Popolare della Liberazione del Tigray(TPLF) , che controlla la regione settentrionale dell'Etiopia, ha accusato le truppe di Addis Abeba del violento attacco. I ribelli hanno affermato che un aereo "ha sganciato bombe su un'area residenziale e sull’asilo”. Ma il governo etiope ha smentito le accuse, rispendendo che l’aviazione ha preso di mira solo “siti militari” e ha accusato i ribelli del Tigray di aver inscenato “l'attacco contro i civili”. Non è ancora chiaro se nei pressi della zona, però, fossero presenti strutture militari.

La condanna dell'Unicef

“L'Unicef condanna con forza l'attacco aereo a Macallè che ha colpito un asilo, uccidendo diversi bambini e ferendone altri. L'Unicef invita le parti a concordare una cessazione immediata delle ostilità”, ha detto Catherine Russell, direttrice generale dell’agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia, confermando e denunciando l’attacco contro i civili.

Un funzionario dell'ospedale di Ayder, il principale della città, ha raccontato all'agenzia di stampa francese Afp che quattro persone sono morte, tra cui due bambini, e nove sono rimaste ferite. Ma secondo la televisione locale del Tigray, il bilanciò delle vittime sarebbe salito a sette persone, tra cui ci sono tre bambini.

Le immagini mandate in onda da Tigray Tv mostrano un edificio con il tetto spazzato via, scivoli e giochi per bambini distrutti. Tra macerie e distruzione si vedono alcuni operatori portare via persone sulle barelle da dietro un muro rosa danneggiato, su cui è dipinta una farfalla. “Ancora una volta un'escalation di violenza nel nord dell'Etiopia ha portato i bambini a pagare il prezzo più alto. Per quasi due anni i bambini e le loro famiglie nella regione hanno patito l'agonia di questo conflitto. Questo deve finire”, ha continuato la direttrice Unicef nella sua dichiarazione.

Il timore della ripresa delle violenze

Il timore della comunità internazionale è che la ripresa delle violenze, in cui entrambe le parti si incolpano a vicenda di prepararsi a ritornare in guerra, inneschino una nuova fase di un conflitto che ha già causato la morte di migliaia di civili e in cui sono stati denunciati massacri etnici e stupri di massa. I combattimenti, che nell’ultimo anno si sono estesi nelle vicine regioni di Afar e Amhara, hanno portato allo sfollamento di milioni di persone, che sono precipitate in una carestia alimentare.

Quando a marzo è stato annunciato il cessate il fuoco, dopo che entrambe le parti hanno combattuto fino a raggiungere una situazione di stallo, il governo ha dichiarato una tregua umanitaria per consentire l’accesso di aiuti umanitari nella regione. Dall'inizio della guerra, l'Onu e le organizzazioni umanitarie denunciano il blocco del Tigray, che ha impedito l'accesso alle forniture umanitarie e mediche di cui c’è un disperato bisogno nella regione.