Kaja Kallas: "Sulle spie vi dico, ascoltate noi baltici, perché sappiamo come operano i russi"
di Antonello Guerrera , di Antonello Guerrera“Noi estoni abbiamo lanciato l’allarme per anni sullo spionaggio di Mosca in Europa, in vari consessi internazionali. Perché noi i russi li conosciamo bene. Ma diversi Paesi hanno fatto orecchie da mercante…”. Kaja Kallas, 45 anni, premier dell’Estonia, preferisce non fare i nomi dei politici “sordi” ai continui avvertimenti di Tallinn e degli altri baltici. Ma dopo l’inchiesta di Repubblica, Bellingcat e Spiegel sull’agente russa del “Gru” “Maria Adela”, che per anni a Napoli ha infiltrato i più alti livelli della Nato, la leader nordica è “ora felice che questo grave problema sia emerso”.
È anche una sua vittoria, prima ministra?
“Ogni anno i nostri servizi segreti sottolineano questa minaccia. È la dimostrazione che abbiamo avuto ragione in tutto questo tempo. Come lezione, vi dico: per evitare altre sorprese, provate ad ascoltare di pi&ugr…
“Noi estoni abbiamo lanciato l’allarme per anni sullo spionaggio di Mosca in Europa, in vari consessi internazionali. Perché noi i russi li conosciamo bene. Ma diversi Paesi hanno fatto orecchie da mercante…”. Kaja Kallas, 45 anni, premier dell’Estonia, preferisce non fare i nomi dei politici “sordi” ai continui avvertimenti di Tallinn e degli altri baltici. Ma dopo l’inchiesta di Repubblica, Bellingcat e Spiegel sull’agente russa del “Gru” “Maria Adela”, che per anni a Napoli ha infiltrato i più alti livelli della Nato, la leader nordica è “ora felice che questo grave problema sia emerso”.
È anche una sua vittoria, prima ministra?
“Ogni anno i nostri servizi segreti sottolineano questa minaccia. È la dimostrazione che abbiamo avuto ragione in tutto questo tempo. Come lezione, vi dico: per evitare altre sorprese, provate ad ascoltare di più noi baltici. Perché sappiamo come opera la Russia, lo abbiamo sottolineato per anni. Invece, fino a qualche tempo qualcuno ci chiamava addirittura “russofobi”…”.
Però un’altra sua battaglia intrecciata a tutto ciò, ossia quella sul divieto Ue ai visti ai russi, oggi comunque non sembra trovare molto seguito in Europa.
“Come dice il presidente Zelensky, questa guerra terminerà solo quando la Russia si ritirerà al di là dei suoi confini. Nel frattempo, dobbiamo sostenere l’Ucraina con ogni mezzo possibile, aiutare i loro militari seppur indirettamente e, terzo, isolare e fargliela pagare carissima a Mosca. In ogni modo, a livello politico e internazionale. Il divieto di concedere i visti ai turisti russi è una di queste armi”.
Perché ci tenete così tanto?
“Il traffico aereo da e per la Russia è stato interrotto con l’Europa, ma i russi continuano a entrare via terra e ci sono solo tre possibilità: da Lettonia, Finlandia o Estonia. Non è giusto. Non possiamo caricarci noi questo fardello, anche perché non riusciamo a controllare tutti. Al momento 10 milioni di cittadini russi hanno visti Schengen: se anche solo un milione di loro passasse per il nostro territorio di 1,3 milioni di popolazione, capite che è anche un enorme problema di sicurezza per noi. E poi è una questione etica: non è giusto che i cittadini russi possano girare liberamente in Europa mentre Mosca attacca un Paese indipendente, uccidendo e torturando gli ucraini. I cittadini sono responsabili anche delle azioni dei loro Paesi”.
Si tratta però di un provvedimento controverso. C’è chi dice che bloccherebbe i dissidenti in fuga, chi che comunque i russi comprerebbero i passaporti europei a Cipro, per esempio.
“Il nostro divieto non è totale. Ha delle eccezioni, come i visti per questioni umanitarie, o di asilo politico o per i parenti della comunità russofona in Estonia”.
La Germania però non è d’accordo col blocco dei visti per i russi e il veto tedesco blocca la proposta in seno all’Ue.
“Ma i fatti ci dicono che abbiamo ragione noi. Un compromesso è possibile e Berlino potrebbe cambiare la sua posizione in futuro. Lo stop ai visti è un’altra arma a nostra disposizione per concludere anticipatamente questa guerra, e dobbiamo utilizzarla al più presto. Solo il 30% dei russi ha doppio passaporto: se l’élite russa venisse colpita così direttamente, porrebbe immediata pressione sul Cremlino. La reazione aggressiva di Mosca a questa proposta fa capire quanto sarebbe dannosa per loro”.
A proposito di Europa, tra un mese si vota in Italia. Nei sondaggi è favorita la coalizione di destra che pare molto più indulgente nei confronti della Russia rispetto al governo Draghi: Salvini, già sostenitore di Putin, dubita dell’efficacia delle sanzioni contro Mosca, Berlusconi è considerato uno degli amici dello “zar” in Europa. È preoccupata che il fronte occidentale anti Putin possa iniziare a sfaldarsi dall’Italia?
“È molto positivo che in Occidente sinora siamo stati sempre uniti sulla Russia. L’unione fa la forza, perché la Russia cerca sempre di dividerci e di creare instabilità nelle nostre società. Certo, in una democrazia i cittadini sono liberi di votare per chi vogliono. Ma vediamo che cosa ne uscirà fuori. Spesso nei consessi europei, e ne sono stata tante volte testimone, certi leader, di cui non voglio fare il nome, fanno tante sceneggiate fuori. Ma poi al tavolo delle riunioni sostengono sempre le nostre posizioni. L’importante sarà prendere le decisioni giuste, tutti insieme”.
La Russia ha detto che la presunta assassina ucraina di Daria Dugina, figlia del “rasputin” di Putin Aleksandr Dugin, è scappata in Estonia. Lei ne sa qualcosa?
“È un chiaro episodio di disinformazione. Questa non è solo una guerra convenzionale in Ucraina, ma ibrida, che va dalla cyberguerra alla guerra di propaganda e informazione. L’Estonia è un obiettivo perché siamo tra i maggiori sostenitori di Kiev e noi alla Russia le pestiamo i piedi. Dunque, anche su questo caso (di Dugina, ndr), siamo di fronte a un episodio di disinformazione. Ma nessuna persona rispettabile può credere alla Russia. Tutti i loro comunicati sono palesemente non credibili”.
Quindi lei non è conoscenza della presenza della presunta killer di Dugina in Estonia?
“Ma no, no… (sorride scuotendo il capo, ndr)”.
Crede che questa faccenda possa rendere l’Estonia vittima di un’operazione più aggressiva della Russia?
“Ma Mosca già ci fa la cyberguerra tutti i giorni…”.
Come la settimana scorsa, in uno dei più gravi attacchi hacker d’Europa, a un Paese come l’Estonia tra l’altro tecnologicamente avanzatissimo…
“Sì, ma abbiamo investito sempre di più in cybersicurezza. Difatti, i nostri sistemi informatici sono straordinariamente resilienti, tanto che i cittadini estoni non si sono neanche accorti del recente attacco, nonostante la sua grossa portata. Ma la Russia opera sempre così: con le minacce, giocando con le nostre paure. Però noi non dobbiamo spaventarci. Anche perché l’unica cosa che la Russia capisce è il linguaggio della forza”.
E la spaventano invece le tensioni nell’ampia comunità russofona in Estonia? Di recente avete rimosso i monumenti pubblici di epoca sovietica.
“I russi sono 300mila nel nostro Paese su una popolazione di 1,3 milioni, e costituiscono un gruppo molto eterogeneo. Molti parlano russo ma allo stesso tempo si considerano cittadini estoni e sono dalla nostra parte. Anzi, considerano l’Estonia la loro vera casa e hanno paura della vita al di là del confine con la Russia. Allo stesso tempo, però, abbiamo chiuso i canali della propaganda russa e rimosso i monumenti di epoca sovietica, che abbiamo trasferito nei musei, perché sulla loro presenza stava salendo la tensione, soprattutto da quando la guerra in Ucraina ha riaperto le vecchie ferite della storia estone. Tuttavia, nonostante le differenze della nostra popolazione, sono certa che abbiamo un futuro comune davanti”.
Un’altra leader donna e anti-Russia come lei, la premier finlandese Sanna Marin, è finita nello scandalo per alcuni video di feste. Crede ci sia lo zampino di Mosca?
“Non ho indicazioni di questo genere. Mi sembra piuttosto una battaglia politica interna, anche perché il prossimo aprile ci sono le elezioni ad Helsinki. Magari voi italiani credete che la politica interna finlandese sia noiosissima, ma non è così…”.
L’Estonia devolve un terzo del suo budget della Difesa all’Ucraina, ma allo stesso tempo ha l’inflazione più alta d’Europa, ora giunta a uno spaventoso +23,2%. Come scavallerete l’inverno?
“Ci aspettano mesi molto, molto duri. Faremo tutto il possibile per sostenere gli estoni per sopravvivere a questo notevole aumento dei prezzi, anche dell’energia. L’inflazione è purtroppo la nostra “tassa della guerra”. Ma se noi paghiamo in euro, gli ucraini pagano in vite umane. E per quanto possa costare il gas, la libertà non ha prezzo”.