Nuove rivelazioni sui documenti di Trump: "Li ha portati in viaggio in Paesi ostili"
di Massimo Basile , di Massimo BasileDonald Trump sarebbe andato in giro per il mondo, portandosi dietro scatole di documenti prelevati dalla Casa Bianca. E in quei viaggi c'erano visite a "Paesi avversari degli Stati Uniti". La rivelazione arriva dal Washington Post che, in un pezzo sulle carte sequestrate dall'Fbi l'8 agosto nel resort di Mar-a-Lago, Florida, accenna a scenari inquietanti: "Scatole di documenti - scrive il giornale della capitale - seguirono Trump persino nei suoi viaggi all'estero, seguendolo nelle camere d'albergo in giro per il mondo, inclusi Paesi considerati avversari degli Stati Uniti".
Il tycoon ha sempre sostenuto che i documenti, una volta caricati il 18 gennaio 2021 su due camion da traslochi in attesa alla Casa Bianca, non hanno…
Donald Trump sarebbe andato in giro per il mondo, portandosi dietro scatole di documenti prelevati dalla Casa Bianca. E in quei viaggi c'erano visite a "Paesi avversari degli Stati Uniti". La rivelazione arriva dal Washington Post che, in un pezzo sulle carte sequestrate dall'Fbi l'8 agosto nel resort di Mar-a-Lago, Florida, accenna a scenari inquietanti: "Scatole di documenti - scrive il giornale della capitale - seguirono Trump persino nei suoi viaggi all'estero, seguendolo nelle camere d'albergo in giro per il mondo, inclusi Paesi considerati avversari degli Stati Uniti".
Il tycoon ha sempre sostenuto che i documenti, una volta caricati il 18 gennaio 2021 su due camion da traslochi in attesa alla Casa Bianca, non hanno mai lasciato il "caveau" di sicurezza del resort ed erano stati tenuti lontani dalla portata di chiunque. Dalle immagini delle telecamere a circuito chiuso di Mar-a-Lago è emerso che per mesi c'era stato uno insolito via vai di persone nel caveau, ma ora ci sarebbe qualcosa di più: le carte non hanno lasciato solo la Casa Bianca per finire in Florida, ma in passato avevano lasciato anche gli Stati Uniti, e seguito Trump nel suo tour di visite ufficiali in giro per il mondo. "Non c'era un senso o una ragione per farlo - ha raccontato l'ex membro dello staff Stephanie Grisham - erano documenti classificati, ma le scatole non erano organizzate". Trump viene descritto come uno che "frugava tra le casse" piene di carte. In cerca di cosa? E a quale scopo?
Membri del Pentagono hanno raccontato che il tycoon, durante i briefing alla Casa Bianca, non amava leggere report più lunghi di una pagina, si annoiava facilmente, sbuffava. Però quando andava all'estero si portava scatole di documenti. Trump, è l'ipotesi a cui lavora da tempo l'Fbi, potrebbe aver utilizzato informazioni potenzialmente top secret per scopi poco in linea con un ex presidente che si professa patriota. Tra i documenti sequestrati dai federali, alcuni contenenti segreti sul nucleare, c'erano anche le identità di informatori sotto copertura che nei vari Paesi fornivano notizie e appoggio all'Intelligence americana, e la cui divulgazione avrebbe messo la loro vita in pericolo.
Proprio nelle ultime ore un pezzo uscito sul New York Times il 5 ottobre 2021 è stato rilanciato in Usa: in quell'articolo si parlava di una nota interna inviata dai vertici del controspionaggio Usa che segnalava in modo inusuale agli uffici Cia in tutto il mondo di stare attenti: da tempo si stava registrando una strana catena di morti e arresti di informatori. Nella nota interna l'Intelligence avanzava il sospetto che ci fosse una "falla" negli Stati Uniti che aveva fornito notizie a Paesi stranieri. Si indicavano casi di spie scoperte in Russia, Cina, Iran e Pachistan. Il cablo ricordava ai corrispondenti Cia di "stare più attenti nel reclutamento" e invitava a "focalizzarsi" su possibili "servizi deviati".
Poco meno di dieci mesi prima, Trump aveva portato via decine di scatole, contenenti 184 documenti "rilevanti", di cui 25 indicati come "top secret". Nelle stesse ore in cui è uscita la notizia del Post e ha scatenato gli elettori democratici su Twitter con messaggi tipo "it's over, lock him up", "è finita, arrestatelo", Trump ha pubblicato sul suo social privato, Truth, un messaggio che diceva "Il coraggio è contagioso, quando un uomo impavido prende una posizione, anche gli altri drizzano la schiena". Dal giorno del raid dell'Fbi nel suo resort, l'ex presidente ha ripetuto di "non aver fatto niente di male", ma non ha mai detto l'unica cosa che l'America voleva sentire: perché si è portato in Florida documenti top secret. Ora la seconda domanda è: perché se li era portati anche all'estero.