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Brasile, s'infiamma la campagna elettorale: lite in tv tra Bolsonaro e Lula

Il presidente accusa il rivale di aver "guidato il governo più corrotto della storia" del Paese. E il leader della sinistra replica: "Hai distrutto il Brasile e continui a distruggerlo"
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“Sei il presidente che ha guidato il governo più corrotto nella storia del Brasile. E adesso vuoi tornare a fare quello che hai fatto con la Petrobras?”. L’affondo arriva a sorpresa. Jair Bolsonaro non si lascia sfuggire una delle regole che resiste nei duelli elettorali in tv che molti considerano arcaiche se non proprio barocche. A ognuno dei partecipanti è concessa una domanda da rivolgere al contendente. Ma pur essendo in sei, allineati davanti alle loro postazioni, ripresi dalla tv e mandati in onda a milioni di spettatori che assistono con la tensione di una corrida, il presidente di estrema destra si rivolge al suo più pericoloso avversario. Tra lui, 67 anni e Luiz Inácio Lula da Silva, 76, il distacco si è ridotto a diciotto punti. Mancano 34 giorni alla prova decisiva: il 2 ottobre si decide il futuro del gigante sudamericano. Bolsonaro o Lula. L’estrema destra fascista e populista o il vecchio padre della sinist…

“Sei il presidente che ha guidato il governo più corrotto nella storia del Brasile. E adesso vuoi tornare a fare quello che hai fatto con la Petrobras?”. L’affondo arriva a sorpresa. Jair Bolsonaro non si lascia sfuggire una delle regole che resiste nei duelli elettorali in tv che molti considerano arcaiche se non proprio barocche. A ognuno dei partecipanti è concessa una domanda da rivolgere al contendente. Ma pur essendo in sei, allineati davanti alle loro postazioni, ripresi dalla tv e mandati in onda a milioni di spettatori che assistono con la tensione di una corrida, il presidente di estrema destra si rivolge al suo più pericoloso avversario. Tra lui, 67 anni e Luiz Inácio Lula da Silva, 76, il distacco si è ridotto a diciotto punti. Mancano 34 giorni alla prova decisiva: il 2 ottobre si decide il futuro del gigante sudamericano. Bolsonaro o Lula. L’estrema destra fascista e populista o il vecchio padre della sinistra latinoamericana. L’esito non è affatto scontato.

Molti, ancora, rimproverano al fondatore del Pt, il tornitore metallurgico per due volte capo di Stato, di aver ceduto alla corruzione. Ma lui non ci sta. Ha già ammesso, due settimane fa, durante la prima apparizione in tv, quella di Globo, il network che ha sempre accusato di aver guidato la campagna per il crollo di Dilma Rousseff, che il “Pt era stato coinvolto in giri di mazzette” ma aveva anche aggiunto di “essere stato il presidente che più di altri aveva combattuto la corruzione”. Adesso, davanti a quell’affondo diretto, resta basito. È un colpo basso. Tra l’altro falso.

Lula è stato condannato per corruzione e riciclaggio di denaro, si è fatto quasi due anni di carcere. Ha resistito, si è sempre dichiarato innocente. La giustizia gli ha dato ragione e alla fine il verdetto, pesantissimo, è stato cancellato. C’erano le prove evidenti di quell’accanimento da lui sempre denunciato. Il giudice Sergio Moro ha mancato al suo ruolo imparziale, ha sollecitato i pubblici ministeri dove e come cercare gli elementi di accusa contro il celebre imputato. Le chat nascoste su Telegram sono finite al sito The Intercept Brasil e la grave violazione ha scatenato uno scandalo che ha portato poi al verdetto assolutorio.

Ma Jair Bolsonaro insiste, chiama ripetutamente il suo avversario “ex carcerato”, lo accusa di essere stato avaro nel concedere la sua Bolsa Familia, uno strumento di assistenza sociale che ha sfamato milioni di poveri brasiliani. “Era tre volte inferiore all’Auxilio Brasil da noi distribuito”, ricorda il leader dell’estrema destra. Lula è paonazzo, non regge ai continui insulti. È il suo turno. E la domanda è rivolta ovviamente al presidente in carica. Sfodera la sua freccia e la scaglia: “Hai distrutto il Brasile e continui a distruggerlo. Vuoi che rammenti i 650 mila morti per il Covid, la tua opposizione ai vaccini, il rifiuto delle misure di contenimento e di protezione. Il mio governo verrà sempre ricordato per aver aiutato a uscire dalla povertà decine di milioni di persone. Il tuo scopo è distruggere questa grande eredità”.

Teso, tra decine di scintille che sfioravano l’insulto, il dibattito ha visto emergere l’unica candidata donna presente. Simone Tebet, centrodestra, 2 per cento nelle intenzioni di voto, ha richiamato Bolsonaro alle sue responsabilità. Gli ha ricordato che durante la pandemia “non ha mai inforcato la sua moto per andare in ospedale ad abbracciare una madre che aveva perso il figlio”. Ha insistito sulla valanga di fake news distribuite sui social dalla macchina della propaganda del presidente, gli ha chiesto quale fosse il motivo della sua rabbia contro le donne.

Ben diversa l’atmosfera che si era respirata all’inizio di agosto. Lula e Bolsonaro che si tenevano per mano davanti al Tribunale Superiore Elettorale, il garante del risultato delle urne. Era il giorno dell’apertura della campagna. In tre settimane è successo di tutto. Bolsonaro è tornato a contestare la validità del voto elettronico, si è scoperta l’esistenza di un piano, ancora embrionale, che puntava a un golpe in caso di sconfitta del candidato di estrema destra, sono tornate a circolare le solite bufale sul web, come quella che se vince Lula “chiuderà tutte le chiese”. Ora siamo al rush finale. Sono previsti altri duelli, sempre in tv. L’aria è incandescente. Se nessuno raggiunge il 50 per cento dei voti si va al ballottaggio il 30 ottobre. Fuori, tra chi seguiva il dibattito, è scoppiata una rissa. Un ex ministro di Bolsonaro e un consigliere di Lula sono venuti alle mani. Li hanno divisi a fatica.