Lady Diana, 25 anni dopo: una vera femminista senza eredi, nemmeno Meghan
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , infografica di Paula Simonetti , dal nostro corrispondente Antonello Guerrera, infografica di Paula SimonettiLONDRA. Alle 00.23 del 31 agosto di 25 anni fa, Lady Diana e la sua malinconica favola si schiantavano per sempre nel tunnel "Pont de l'Alma" di Parigi, insieme al suo fidanzato Dodi Al Fayed, l'autista Henri Paul e la guardia del corpo Trevor Rees-Jones: l'unico a salvarsi, ma che oggi, a 54 anni, non ricorda nulla dell'incidente e nel frattempo è diventato capo della sicurezza di Astrazeneca. Ora, come dare torto a Catherine Bennett, che sull'ultimo Observer ha scritto: "Non c'è niente di nuovo da dire sulla morte di Diana. Un altro anniversario per materiale di commemorazione, o nuove fantasie sull'aspetto che avrebbe oggi la principessa. Oppure, magari, possiamo immaginare che cosa avrebbe fatto durante la pandemia: "Avrebbe indossato il camice aiutando gli infermieri", ha recentemente detto il suo ex maggiordomo, Paul Burrell. O "avrebbe sbattuto le teste dei figli William e…
LONDRA. Alle 00.23 del 31 agosto di 25 anni fa, Lady Diana e la sua malinconica favola si schiantavano per sempre nel tunnel "Pont de l'Alma" di Parigi, insieme al suo fidanzato Dodi Al Fayed, l'autista Henri Paul e la guardia del corpo Trevor Rees-Jones: l'unico a salvarsi, ma che oggi, a 54 anni, non ricorda nulla dell'incidente e nel frattempo è diventato capo della sicurezza di Astrazeneca. Ora, come dare torto a Catherine Bennett, che sull'ultimo Observer ha scritto: "Non c'è niente di nuovo da dire sulla morte di Diana. Un altro anniversario per materiale di commemorazione, o nuove fantasie sull'aspetto che avrebbe oggi la principessa. Oppure, magari, possiamo immaginare che cosa avrebbe fatto durante la pandemia: "Avrebbe indossato il camice aiutando gli infermieri", ha recentemente detto il suo ex maggiordomo, Paul Burrell. O "avrebbe sbattuto le teste dei figli William e Harry per fargli fare pace", ha riferito l'ex segretario stampa della regina Elisabetta II, Dickie Arbiter".
IL PODCAST - Diana Forever
Bene. Ma oltre le fantasie, cosa resta davvero di Diana Spencer? Persino Andrew Morton, co-autore di "Diana. La vera storia dalle sue parole" ossia l'autobiografia bomba della principessa triste, sta riciclando in questi giorni proprio quel bestseller del 1992 con qualche dimenticabile riga in più di aggiornamento. Sì, un po' il fondo lo si sta raschiando. Non a caso, nelle scorse settimane è ritornata come un boomerang la "rivelazione" di un ex bodyguard di Al Fayed riguardo il biglietto di Diana "mi vogliono uccidere" dopo l'omicidio di Gianni Versace, pubblicata la prima volta dal "Daily Express" nel 2005. Oppure il "racconto esclusivo" di un'altra guardia del corpo, Ken Wharfe, sul faccia a faccia tra Diana e Camilla, tuttavia già uscito sulla stampa di 20 anni fa. Anche gli ultimi due documentari in tv in questi giorni, "The Princess" (Sky) e "Investigating Diana: Death In Paris" (Channel 4), non passeranno di certo alla storia, nonostante l'ennesima denuncia in quest'ultimo del mistero della "Fiat Uno bianca" nel tunnel e il presunto autista/tassista/guardia di sicurezza francese Le Van Thanh, allora 22enne, che avrebbe speronato la Mercedes di Diana e Dodi. Nel frattempo, pure gli altri complottismi sulla disgrazia sono miniere in esaurimento su YouTube, anche se sempre cliccatissimi.
Restano dunque le reliquie del culto popolare per Lady D, che il 29 luglio 1981 vide 700 milioni di persone sintonizzate in tutto il mondo per il suo sfortunato matrimonio con Carlo nella gloriosa cattedrale di San Paolo a Londra. Una vecchia Ford Escort RS Turbo della Principessa del Galles negli anni Ottanta è stata recentemente venduta all'asta a Silverstone per quasi 800mila sterline. Il proprietario della Mercedes del dramma di Parigi, invece, rivuole indietro le lamiere. O per esempio c'è il luogo di sepoltura della principessa del Galles, in quel giardino acquatico e circolare come la vita, nella magione di Althorp House, vicino Northampton. Dove aveva vissuto dall'età di 14 anni e che oggi apre soltanto due mesi all'anno per volere del fratello di Diana, il Lord Charles Spencer. Qui ogni oggetto che Lady D ha toccato e vissuto incarna desiderio e ammirazione, in questa tenuta dove tutto è gelosamente conservato e preservato.
Perché la principessa del Galles, a 25 anni dalla sua tragica scomparsa, è ancora un mito di umanità, quasi assoluta, anche per la stessa drammatica morte nei primi minuti del 31 agosto del 1997. Tanto da renderla quasi una rockstar maledetta della famiglia reale britannica, allora molto più noiosa e algida dell'immaginario collettivo oggi marcato da "The Crown", dal pop e dai social media.
Ma una cosa è certa. La maestosa e universale unicità di Diana, ribelle ma compassionevole, tormentata ma solidale, nobile ma popolare, principessa ma regina degli ultimi, oggi più che mai lascia un'eredità inscalfibile: un femminismo straordinario, irripetibile, epocale, semplice quanto spontaneo. Perché Lady D è stata, ed è ancora oggi, un faro delle donne: l'indipendenza, nonostante il rigido protocollo reale. La ribellione, quando si sentiva umiliata dall'ex marito e dai Windsor. L'attivismo, senza limiti o scrupoli. La dignità della malattia, dalla bulimia alla depressione. L'essere una colossale influencer, senza social network. L'affetto materno nei confronti dei due figli, e umano verso i malati. La sua autorevolezza nella lotta per i diritti. E, perché no, anche saper sfruttare, in termini di immagine e scaltrezza mediatica, la sua naturalezza, spontaneità e bellezza.
Anche per questo, la leggenda di Diana sinora non ha trovato eredi oltremanica. Non i figli, come il secondo in lizza per il trono, William, che sinora si è speso molto per diritti e ambiente, vedi l'Earthshot Prize contro il climate change. Ma allo stesso tempo, se paragonato alla madre, secondo Tina Brown è "noiosissimo". E quando l'ultima volta è andato ai Caraibi con la moglie duchessa Kate, nonostante tutte le buone intenzioni, la sua spedizione è stata accusata di neocolonalismo e di razzismo per quei bambini neri dietro le reti metalliche. Nemmeno Harry è riuscito a ereditare quella verve della madre. Del duca del Sussex sinora si ricorda più la fuga precipitosa dall'Inghilterra che il suo attivismo, nonostante iniziative ammirevoli come i giochi Invictus per i reduci di guerra.
Certo, ci sarebbe Meghan. La duchessa del Sussex aspira fortemente a un ruolo del genere, non vede l'ora incarnare la "Diana" dei nostri tempi con le sue presunte battaglie sociali. Ma sinora ha ottenuto scarsi risultati. A poco è servita anche l'ultima intervista rilasciata al magazine americano "The Cut", in cui ha raccontato tra le altre cose del disagio di suo marito Harry con il padre Carlo ("oramai lo ha perso"). Una conversazione con un tempismo eccezionale, essendo stata pubblicata guardacaso due giorni prima l'anniversario dei 25 anni della morte di Diana.
Ma tutto il resto di Meghan non convince, perlomeno in questa cornice. Nonostante mezzi tecnologici ben più potenti, a differenza di Diana, Meghan per gli inglesi è più irritante che amabile e anche in America non vanno pazzi per lei. A un certo punto, come da video virale, era il marito Harry che la raccomandava, durante serate mondane con il gotha di Hollywood, per un lavoro. Nel frattempo, i suoi podcast e progetti sinora non hanno lasciato il segno, anzi. E se pure si paragonano le interviste esplosive di Diana e Meghan, quest'ultima ha organizzato tutto con la sua amica e vicina di casa Oprah Winfrey, accusando di razzismo la Royal Family, ma senza fare nomi. La principessa del Galles invece, per quella conversazione clamorosa del 1995 in cui accusò Carlo di tradirla e di "matrimonio in tre", venne convinta con l'inganno dal giornalista della Bbc, Martin Bashir. A ulteriore dimostrazione della sua eccezionale spontaneità e talvolta ingenuità. Tanto che la tv di Stato britannica ha annunciato di non volerla trasmettere mai più.
Come ha detto qualche tempo fa Tina Brown a "Repubblica": "Meghan è già un fallimento completo a Hollywood. Lo si vede dagli ultimi contratti che le hanno annullato, come Netflix. Harry e Meghan scopriranno presto che la vita sarebbe stata molto più facile se fossero rimasti a fare i reali. La "Megxit" è stata una catastrofe irresponsabile e stupida per loro. Tra un paio di anni, o anche prima, Meghan annuncerà che mollerà Montecito, e la sua disastrosa carriera di Hollywood, per il bene di Harry, perché "è giusto che mio marito torni a servire il suo Paese". Così rientrerà anche lei nella Royal Family dalla porta di servizio, per rifarsi una vita molto più facile. Perché la monarchia britannica non passerà mai di moda".
E così l'inimitabile Diana. Oggi però, per i 25 anni dalla sua morte, non sono previste cerimonie pubbliche, a parte fan e seguaci che la omaggeranno con i fiori a Kensington Palace, o in altri luoghi di pellegrinaggio a Londra come la meravigliosa fontana di Hyde Park o il parco giochi di Lancaster Gate. I figli William e Harry, che avevano 15 e 12 anni quando la loro mamma è morta, hanno detto basta con le celebrazioni ufficiali nel ventennale della tragedia, ossia nel 2017. Anche se la loro ultima apparizione insieme per Diana è stata l'anno scorso. Quando, seppur visibilmente distaccati dopo i numerosi litigi e fraintendimenti, hanno svelato la statua della madre, sempre a Kensington Gardens, il 1 luglio 2021, nel giorno in cui Diana avrebbe compiuto 60 anni. Lo hanno fatto senza parlarsi, come oramai non fanno da molti mesi, e si ignoreranno di nuovo la settimana prossima quando Harry e Meghan torneranno nel Regno Unito e in Europa per un minitour di appuntamenti.
Perché Diana è irraggiungibile. Nonostante la sua spontaneità e un'era senza social media, la principessa si rese subito conto conto dello straordinario potere della sua icona e imparò presto a sfruttare ed amplificare la sua immagine. Probabilmente, anche per ottenere più potere e influenza in famiglia, per farsi ascoltare. Come ha ricordato di recente la celebre rivista "Time", Diana presto divenne il personaggio più ricercato nel mondo dai paparazzi, cui vengono offerti anche 500mila sterline a servizio, per qualche foto con la principessa del Galles. Uno dei suoi fotografi più accaniti, Jason Fraser, guadagnò addirittura un milione per le foto di Lady D con il suo amante, Dodi Al Fayed. Ma presto i fotografi diventarono per lei sempre più asfissianti per "la principessa del popolo". E, cosa rara all'epoca e per la Famiglia Reale, Diana Spencer iniziò a denunciare qualche paparazzo troppo intrusivo. Purtroppo, in un paradossale e tragico scherzo del destino, la principessa del Galles morì proprio così: inseguita dai paparazzi.
Nella sua vita, Diana ha incarnato un'umanità ed empatia virali, sebbene all'epoca non esistessero Internet e figuriamoci i social media. E, forse per la prima volta nella storia recente dei Windsor, è riuscita ad esprimere un cocktail straordinario di pubblico e privato della sua vita. Questa è stata la sua forza dirompente, soprattutto nei confronti di una famiglia reale che, in quel momento, non riusciva a rispondere a una società sempre più mediatica. Certo, la Regina Elisabetta è un personaggio così leggendario che a lei bastava poco, e Filippo conquistava i sudditi con il suo humour molto istintivo e spesso poco politically correct. Ma non bastava: lo abbiamo visto quando i Windsor nel 1969 provarono ad aprirsi con un documentario intimo a Buckingham Palace degno di Netflix, prima che la Regina ne ordinasse la censura totale (che dura ancora oggi) poco dopo la sua prima messa in onda dalla Bbc. Diana, invece, sembrava di un'altra epoca, era come se sfruttasse un altro mezzo mediatico, oltre al messaggio, direbbe McLuhan. Ma ciò di certo non ha liberato "Lady D", né l'ha resa felice...
Il calore umano di questa donna, la sua compassione, l'empatia, è ciò che resta della sua irripetibile eredità spirituale. Diana è stata un'assoluta innovatrice nella famiglia reale da questo punto di vista. Quando Tony Blair la definisce principessa del popolo è di questo che parla. Diana è stata per la prima a mostrare il cuore della monarchia, sposando cause a cui la Royal Family non sembrava dare importanza: la prevenzione all'AIDS, la lebbra, l'uso delle armi, la lotta contro la tossicodipendenza, il sostegno ai senza tetto, agli orfani, agli anziani e ai malati, in un periodo storico socialmente delicato, in cui persino alcuni medici rifiutavano di trattare i pazienti per paura di contrarre il virus. Con la "Leprosy Mission" contro la lebbra, per esempio, Diana visitò ospedali in India, Nepal, Zimbabwe, dove passò del tempo con i pazienti, addirittura abbracciandoli e stringendogli le mani. Gesti, all'epoca, davvero rivoluzionari. Ricordiamo poi che cosa disse la principessa sempre in quella leggendaria intervista del 1995 alla Bbc, che riassume meravigliosamente il suo pensiero: "La peggiore malattia del nostro tempo è che così tante persone devono soffrire di non essere mai amate". Qualcosa che Diana aveva provato sulla sua pelle e anima.
Il suo insegnamento è stato fortissimo anche per i figli, Harry e William, che molti anni dopo sono tornati in Angola, in Africa, sulle stesse orme della madre nei campi infestati di mine antiuomo, lodandone lo spirito. Tutto questo concorre a creare il "mito" di una Diana, la principessa che voleva essere "regina dei cuori delle persone". Perché Diana, in un certo senso, non è mai morta. Anzi, quella tragica notte l'ha resa immortale.