In fila al mausoleo di Lenin a Mosca: “Gorbaciov ha distrutto l’Urss, il conflitto con Kiev è colpa sua”
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA - All'indomani della morte dell'ultimo leader sovietico Mikhail Gorbaciov, la fila ai margini della Piazza Rossa per omaggiare la salma incartapecorita di Vladimir Lenin, il fondatore del comunismo e dell'Urss, scorre stranamente veloce. La sessantenne Gulzar Fjodorova, origini azere, moglie di un ex militare, è arrivata sin qui da Samara, centro industriale sul Volga. "La prima volta che venni a visitare il mausoleo di Lenin c'era ancora l'Urss", ricorda con non velata nostalgia.
La voce civettuola esita quando le chiediamo della morte di Gorbaciov che, a settant'anni dalla Rivoluzione d'Ottobre, provò a dare "un volto umano" al comunismo, ma non riuscì a impedire che si sgretolasse come un gigante dai piedi di argilla. Un trauma per molti r…
MOSCA - All'indomani della morte dell'ultimo leader sovietico Mikhail Gorbaciov, la fila ai margini della Piazza Rossa per omaggiare la salma incartapecorita di Vladimir Lenin, il fondatore del comunismo e dell'Urss, scorre stranamente veloce. La sessantenne Gulzar Fjodorova, origini azere, moglie di un ex militare, è arrivata sin qui da Samara, centro industriale sul Volga. "La prima volta che venni a visitare il mausoleo di Lenin c'era ancora l'Urss", ricorda con non velata nostalgia.
La voce civettuola esita quando le chiediamo della morte di Gorbaciov che, a settant'anni dalla Rivoluzione d'Ottobre, provò a dare "un volto umano" al comunismo, ma non riuscì a impedire che si sgretolasse come un gigante dai piedi di argilla. Un trauma per molti russi che vissero quegli anni turbolenti e scontarono l'umiliazione della perdita dello status di superpotenza nonché la dolorosa transizione verso un'economia di mercato.
Fjodorova sospende il giudizio. "È una parte della nostra storia. Ho vissuto i tempi di Brezhnev, Gorbaciov e Putin. Difficile dire con chi si stesse meglio o peggio". Viktor Miroshenko, 61 anni, invece, non ha indugi. Viene da Rostov-sul-Don, al confine con il Donbass, l'Est Ucraina dove si combatte già da oltre otto anni. "Mikhail Sergeevic? Quand'ero giovane le sue riforme mi sembravano promettenti. La direzione era giusta, ma i passi concreti sbagliati. È l'eredità che ci ha lasciato la ragione per cui i nostri soldati oggi combattono in Ucraina. Per questo, a guardare indietro, non lo rimpiango affatto".
Eppure se oggi è un imprenditore che fa affari persino con il Giappone è merito della glasnost e della perestrojka, dello sviluppo della proprietà privata e della caduta della cortina di ferro. "Sì, le riforme promosse da Gorbaciov mi hanno cambiato la vita", ammette. "Ero il dirigente di un'azienda statale bellica, ma dopo aver partecipato a un programma di studio internazionale mi sono licenziato e ho lanciato la mia attività". Ma insiste: se oggi a Kiev c'è quello che definisce "un regime nazista", è colpa dello sgretolamento dell'Urss e, quindi, di Gorbaciov. "È per colpa sua se oggi l'Occidente ci minaccia", martella prima di infilarsi nell'oscurità del Mausoleo.
In una stanza buia in fondo a una scalinata di marmo, dentro a un sarcofago di cristallo giace la salma incerata di Lenin illuminata da un fiotto di luce. La sacra reliquia del comunismo è oramai poco più che un'attrazione turistica, residuo di un'iconografia svuotata d'ideologia, ma in tanti, soprattutto i più anziani, rimpiangono il tempo che fu.
"Oramai esistono soltanto miti attorno all'Urss", commenta Lev Gudkov, storico direttore di Levada Tsentr, istituto di sondaggi indipendente. "Non è un caso che da anni Stalin apra le classifiche dei personaggi storici più popolari e Gorbaciov le chiuda. Quel che gli si rimprovera sono le illusioni mai diventate realtà", spiega nel suo studio a due passi dalla Piazza Rossa. "Ma l'odio che si provava nei suoi confronti dalla metà degli Anni '90 all'inizio degli anni 2000 non c'è più. La gente ha iniziato a dimenticarlo".
"Non ho mai visitato il Mausoleo. Non ho granché interesse a vedere un cadavere", ridacchia Aleksej Torshin insieme ad Aleksandr Kravchenko. Settant'anni a testa, l'uno di Mosca, l'altro di Nizhnij Novgorod, attendono che le mogli completino il giro delle tombe all'ombra delle mura del Cremlino, da Jurij Gagarin a Josif Stalin. Si conoscono da quando, soldati di leva, presidiavano il confine con la Finlandia. "Siamo costretti a vivere in un Paese che non è più il nostro. La nostra patria era l'Urss, non la Russia".
Torshin si commuove. "In Ucraina ho molti amici. Un tempo convivevamo tutti, cittadini di uno stesso Paese. Oggi siamo sui due lati opposti del fronte. E la colpa naturalmente è di Gorbaciov. Ha distrutto un Paese grande e potente come l'Urss". Kravchenko è ancora più duro. "Non ha distrutto solo lo status politico, ha anche mandato a pezzi la nostra economia. Non meritava il Nobel per la pace". Ma il loro giudizio complessivo è diviso a metà. "Ci ha fatto anche del bene. Ci ha dato tante libertà. Ci ha permesso di viaggiare".
Metà e metà, "fifty-fifty" come oramai si dice anche in russo, metà bene e metà male, è la prima risposta che danno in molti quando si chiede loro di commentare il lascito di Gorbaciov. La cantante 32enne Elena, oltre all'"indifferenza", non nasconde di provare "una certa cattiva soddisfazione" per la morte dell'ultimo presidente sovietico, mentre si appresta a omaggiare la salma del primo.
"Su Internet c'è gente che dice anche di peggio. Sì, ci ha dato libertà, ha aperto i confini, ma ha anche fatto danni. Ero piccola, ma ricordo bene che i miei genitori persero molti soldi e incolpavano Gorbaciov della loro rovina".
Mark Glavinskij, studente diciottenne di Cheljabinsk, allora non era ancora nato. Di Gorbaciov non ha neppure un ricordo scolastico. Sa solo che i genitori la mattina hanno esclamato: "Grazie a Dio, è morto!". "Per dirlo - dice - devono avere avuto delle buone ragioni".