Covid, le autorità cinesi chiudono in casa i 21,2 milioni di abitanti di Chengdu
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloTIANJIN - Dopo il lockdown di Shanghai della scorsa primavera, durato oltre due mesi, un’altra megalopoli cinese chiude per virus. Ai 21,2 milioni di residenti di Chengdu le autorità della città hanno ordinato, a partire dalle 18 di oggi, di non uscire di casa. Nella capitale della provincia del Sichuan partiranno quattro giorni di test di massa, anche se non è chiaro se le restrizioni si estenderanno oltre la data di domenica.
Si potrà uscire solamente per “importanti necessità”, previa autorizzazione. Le famiglie saranno autorizzate a mandare una sola persona al giorno a fare acquisti. Chengdu è la più grande città ad essere messa in lockdown dopo Shanghai: 157 i casi oggi, ma già oltre 900 quelli registrati negli ultimi giorni in città. Tutte le attività commerciali resteranno chiuse, ad eccezione di supermercati, farmacie e ospedali. Anche i ristoranti abbasseranno le saracinesch…
TIANJIN - Dopo il lockdown di Shanghai della scorsa primavera, durato oltre due mesi, un’altra megalopoli cinese chiude per virus. Ai 21,2 milioni di residenti di Chengdu le autorità della città hanno ordinato, a partire dalle 18 di oggi, di non uscire di casa. Nella capitale della provincia del Sichuan partiranno quattro giorni di test di massa, anche se non è chiaro se le restrizioni si estenderanno oltre la data di domenica.
Si potrà uscire solamente per “importanti necessità”, previa autorizzazione. Le famiglie saranno autorizzate a mandare una sola persona al giorno a fare acquisti. Chengdu è la più grande città ad essere messa in lockdown dopo Shanghai: 157 i casi oggi, ma già oltre 900 quelli registrati negli ultimi giorni in città. Tutte le attività commerciali resteranno chiuse, ad eccezione di supermercati, farmacie e ospedali. Anche i ristoranti abbasseranno le saracinesche: consentiti soltanto gli ordini per asporto. Chi ha necessità di lasciare la città lo potrà fare solo mostrando un tampone negativo fatto nelle 24 ore precedenti.
La mossa, che avrà ripercussioni sulla già claudicante economia cinese - e non solo - conferma che il governo di Xi non ha nessuna intenzione di abbandonare la propria strategia zero-Covid. Nuovi lockdown per decine di milioni di persone sono riapparsi in Cina negli ultimi giorni: dall’hub tecnologico di Shenzhen, a sud, fino al porto di Dalian, a nord. Una pressione per domare i focolai ancora più forte in vista del Congresso del Partito del prossimo 16 ottobre che darà a Xi un terzo mandato.
La città, che rappresenta circa l'1,7% del prodotto interno lordo cinese, è hub importante per l’elettronica e le automobili: ci sono qui le fabbriche della Toyota, della Volkswagen, della Foxconn (qui si fanno gli iPad) e della Intel. Le ricadute potrebbero essere gravi per il gigantesco settore manifatturiero del sud-ovest se le catene di approvvigionamento verranno interrotte per un periodo prolungato.
Tutte le 31 province cinesi hanno registrato almeno un caso negli ultimi 10 giorni. “La situazione Covid sta peggiorando di nuovo”, scrive Capital Economics nel suo ultimo rapporto, dove si sottolinea che 41 città, che producono il 32% del Pil cinese, si trovano a combattere con nuovi focolai. "Per il momento, i disagi che ne derivano sembrano modesti, ma la minaccia di chiusure più dure sta aumentando”. Chengdu, da oggi, ne sa qualcosa.