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L'Argentina in piazza per Cristina Kirchner dopo l'attentato. E i peronisti temono il complotto

A premere il grilletto un 35enne di origini brasiliane. La pistola non ha però sparato. Per la vicepresidente c'è stata da poco una richiesta di condanna a 12 anni per corruzione. Picchetti di sostenitori sotto la sua residenza e per oggi manifestazioni in tutto il paese
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La folla torna ad assediare la casa immersa nel ricco quartiere di Recoleta a Buenos Aires. Il rischio non è ancora svanito, la base peronista vuole difendere la sua leader presa di mira per l’ennesima volta dalla magistratura. Cristina Fernández de Kirchner, 69 anni, da mezzo secolo sulla breccia, più volte senatrice, già presidente dell’Argentina, l’Evita del nuovo secolo, rischia 12 anni di carcere per corruzione. L’ultimo dibattimento che la vede imputata assieme ad altre 12 persone si è concluso con una durissima requisitoria del pubblico ministero Diego Luciani. Il magistrato ha chiesto una condanna e l’interdizione a vita da cariche pubbliche della leader politica. E’ forse quest’ultima la prospettiva che più ferisce la Primera dama più nota in America Latina. A dicembre compirà 70 anni, ha l’immunità parlamentare, difficile che finisca in carcere. Rischia invece di sp…

La folla torna ad assediare la casa immersa nel ricco quartiere di Recoleta a Buenos Aires. Il rischio non è ancora svanito, la base peronista vuole difendere la sua leader presa di mira per l’ennesima volta dalla magistratura. Cristina Fernández de Kirchner, 69 anni, da mezzo secolo sulla breccia, più volte senatrice, già presidente dell’Argentina, l’Evita del nuovo secolo, rischia 12 anni di carcere per corruzione. L’ultimo dibattimento che la vede imputata assieme ad altre 12 persone si è concluso con una durissima requisitoria del pubblico ministero Diego Luciani. Il magistrato ha chiesto una condanna e l’interdizione a vita da cariche pubbliche della leader politica. E’ forse quest’ultima la prospettiva che più ferisce la Primera dama più nota in America Latina. A dicembre compirà 70 anni, ha l’immunità parlamentare, difficile che finisca in carcere. Rischia invece di sparire dall’arena politica, non potrebbe partecipare alle elezioni presidenziali del prossimo anno.

La Tripla Frontera

Sono le 9 di sera. Il corteo di auto arriva sotto la casa della vicepresidente. C’è il solito assembramento che dura da dieci giorni, dal 22 agosto scorso quando c’è stata la richiesta di condanna in Tribunale. Cristina scende dalla macchina, sorride, alza la mano per salutare i suoi sostenitori che le fanno spazio. Un uomo avanza, arriva alle prime file, impugna una pistola, la punta proprio in faccia alla senatrice. Preme il grilletto, ma non c'è esplosione. Ha dimenticato di caricarla, di mettere il colpo in canna, non ha tirato il carrello. Nel caricatore ci sono cinque proiettili.

Tutti sentono quel click, si voltano, vedono l’uomo, lo bloccano, gli piegano il braccio, la mano, la pistola cade a terra, viene raccolta. La folla sbanda, la sicurezza afferra Cristina de Kirchner, la trascina verso l’ingresso. La donna ha capito che è accaduto qualcosa di grave, si fa portare via di peso mentre l’attentatore malmenato viene consegnato alla polizia. Si chiama Fernando Andre Sabag Montiel, ha 35 anni è di origini brasiliane e ha dei precedenti. Era già stato arrestato nel marzo del 2021 per possesso di armi. Una pattuglia lo aveva fermato mentre sostava all’interno di un’auto senza targhe. Gli avevano chiesto i documenti e mentre li tirava fuori è spuntato un coltello di 12 centimetri che è caduto a terra. Gli chiesero perché lo avesse e lui rispose per difesa. Non gli hanno creduto, si è fatto qualche giorno in cella e poi è stato rilasciato. 

Un mitomane? Uno sbandato che qualcuno voleva usare per colpire la vicepresidente e scatenare l’inferno in tutta l’Argentina? Il movente resta un mistero, ma sarà presto chiarito. Lo chiedono tutti. Cristina Fernández de Kirchner in testa. “Questo incidente”, ha subito detto il presidente Alberto Fernández in un messaggio diffuso via radio e tv attorno alla mezzanotte, “è estremamente grave. E’ la cosa più grave che sia accaduta da quando abbiamo recuperato la democrazia nel 1983”. Per oggi è stata dichiarata festa nazionale per “dare la possibilità a tutti di manifestare in pace”, ha aggiunto il presidente. Sospese tutte le attività previste, anche quelle sportive.

Il mancato agguato giunge al culmine di una tensione crescente. Da due settimane la base peronista era insorta a difesa della sua leader. A migliaia, spontaneamente, si erano radunati sotto casa di Cristina decisi a fare muro contro un eventuale arresto preventivo che comunque non poteva avvenire. Era intervenuta la polizia, aveva chiesto si sgomberare l’area e solo dopo un lungo confronto, mediato dalla stessa vicepresidente, attorno alla residenza di Recoleta erano state poste delle barriere. 

Lo scontro è proseguito a livello politico. Opposizione e maggioranza si erano dette di tutto, rimproverandosi a vicenda torti ed errori. Cristina doveva fare i conti anche con l’ala moderata di Fernández, i rapporti tra i due erano ormai incrinati, a stento si parlavano. La richiesta di condanna ha acceso la miccia di una bomba politica e sociale già piazzata nel dicembre scorso quando la maggioranza aveva avuto una sonora sconfitta alle elezioni regionali. I conservatori avevano ritrovato vigore, tornavano a picchiare duro sulle disastrose condizioni economiche in cui versa l’Argentina sempre sull’orlo del default e alle prese con nuove trattive per la restituzione del mega prestito da 40 miliardi. 

Cristina veniva definita dall’accusa in Tribunale  “a capo della più grande manovra di corruzione emersa nel paese”: 10 miliardi di dollari sottratti alle casse dello Stato attraverso 51 contratti di lavori stradali assegnati alla Austral Construcciones, una società fondata da Làzaro Báez, uno sconosciuto impiegato di banca diventato milionario nel giro di pochi mesi. La sentenza è prevista entro la fine dell’anno. Comunque vada, per tutti i peronisti, radicali o moderati, si tratta di un verdetto politico. Molti ricordano che lo stesso Perón venne attaccato per 20 anni fino a quando fu costretto a mollare. La storia si ripete con Cristina, sostiene la folla che oggi scenderà in piazza. In pace. Se quella pistola avesse fatto fuoco oggi l’Argentina sarebbe avvolta dalle fiamme. Messaggi di solidarietà sono giunti da tutti i capi di Stato dell’America Latina.