Hillary Clinton a Repubblica: “Italia cruciale per la libertà. Non cedete ai populismi e alle ingerenze esterne"
di Maurizio MolinariVENEZIA- Demagoghi populisti minacciano le democrazie dall'interno ed un bullo come Vladimir Putin aggredisce in Ucraina le nostre libertà". Seduta in un cortile di Venezia, Hillary Clinton parla a braccio, senza appunti davanti, sfoggiando il timbro dell'ex First Lady e dell'ex Segretario di Stato: concetti chiari, visione ambiziosa ed una granitica convinzione che la "democrazia è destinata a prevalere". Ma ad una condizione, che Hillary Clinton declina riferendosi anche al voto italiano: "Non cedere al populismo e impedire le ingerenze di potenze straniere".
Lei è a Venezia per l'impegno di "Vital Voices" a favore dei diritti delle donne. Quale ruolo hanno nella sfida ad autocrazie e despoti, da Mosca a Kabul e Teheran?
"È una questione cruciale perché più le autocrazie crescono, più i diritti delle donne vengono penalizzati. Ci sono casi evidenti, come l'Afghanistan dei taleban, ma ci sono esempi che vengono anche da altri Paesi, come gli Stati Uniti, dove la Corte Suprema ha rove…
VENEZIA- Demagoghi populisti minacciano le democrazie dall'interno ed un bullo come Vladimir Putin aggredisce in Ucraina le nostre libertà". Seduta in un cortile di Venezia, Hillary Clinton parla a braccio, senza appunti davanti, sfoggiando il timbro dell'ex First Lady e dell'ex Segretario di Stato: concetti chiari, visione ambiziosa ed una granitica convinzione che la "democrazia è destinata a prevalere". Ma ad una condizione, che Hillary Clinton declina riferendosi anche al voto italiano: "Non cedere al populismo e impedire le ingerenze di potenze straniere".
Lei è a Venezia per l'impegno di "Vital Voices" a favore dei diritti delle donne. Quale ruolo hanno nella sfida ad autocrazie e despoti, da Mosca a Kabul e Teheran?
"È una questione cruciale perché più le autocrazie crescono, più i diritti delle donne vengono penalizzati. Ci sono casi evidenti, come l'Afghanistan dei taleban, ma ci sono esempi che vengono anche da altri Paesi, come gli Stati Uniti, dove la Corte Suprema ha rovesciato una decisione vecchia di 50 anni sul diritto delle donne a gestire il proprio corpo. I diritti delle donne non sono un lusso, sono essenziali per libertà e democrazia. È importante che la consapevolezza pubblica di questa realtà aumenti, nei media e fra i leader politici".
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Durante la Guerra Fredda l'Occidente puntò sui diritti umani, con gli accordi di Helsinki nel 1975, per indebolire l'Urss. Possono i diritti delle donne avere oggi una funzione simile nella sfida alle autocrazie?
"Credo di sì ma aggiungerei anche altri diritti, come quelli delle persone Lgbtq, di fede, delle minoranze. Non c'è però alcun dubbio sul fatto che i diritti delle donne siano la prima linea dei diritti umani".
Come disse a Pechino nel 1995 "i diritti delle donne sono diritti umani"....
"È diventato, da allora, un grido di battaglia per molti e molte in tutto il mondo. Perché non si possono affermare i diritti umani e negare quelli delle donne".
Qui a Venezia Shabnam Hassan Khan riceverà il premio "Dvf" per dieci donne afghane che si battono per i propri diritti sotto i taleban. Cosa sta succedendo in Afghanistan ad un anno dal ritiro delle truppe della Nato?
"È una situazione terribile. I taleban negano alle donne i diritti all'istruzione, al lavoro, ad apparire in pubblico se non coperte integralmente dal burqa. Mi spezza il cuore che così tante donne afghane che ho conosciuto non possono lasciare il loro Paese o, come Shabnam, non possono tornarvi. I taleban non sono mai stati sinceri sul rispetto delle donne e l'amministrazione Trump ha fatto un pessimo accordo a Doha con i taleban, arrendendosi a loro, pensando di potersi fidare di loro".
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Qui a Venezia non siamo molto lontani da Kiev, dove si combatte. Che cosa pensa di questa guerra?
"È frutto di un'aggressione non provocata, decisa da Vladimir Putin nel suo continuo tentativo di restaurare l'impero russo, ritenendosi il successore di Pietro il Grande. Putin deumanizza il popolo ucraino, gli nega libertà e democrazia, vuole sono annetterli, sottometterli. È un piano che deve essere rigettato. Per questo sono orgogliosa della scelta fatta assieme da Europa e Stati Uniti, attraverso la Nato, di sostenere l'Ucraina inviando armi ed anche di sostenere pesanti sacrifici aderendo alle sanzioni contro la Russia...".
Ma in molti Paesi europei, Italia inclusa, c'è chi critica le sanzioni contro la Russia...
"Non c'è dubbio che per molti Paesi europei è assai più difficile che per gli Stati Uniti aderire alle sanzioni, penso ad esempio all'energia. Per questo è ancor più importante restare uniti quando libertà e democrazia sono sotto attacco. E per questo bisogna continuare a sostenere l'Ucraina e ad applicare le sanzioni. Fino a quando i russi non saranno fermati".
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Lei ha incontrato più volte Putin. Che idea ha di lui?
"È un bullo. Farà di tutto per dominarti se glielo lasci fare. È brutale, è un killer. È guidato dal desiderio narcisistico di controllare qualsiasi cosa attorno a lui. Dentro la Russia ed anche fuori, se riesce a farlo".
Ma lei tentò di lavorare con lui quando era Segretario di Stato nell'amministrazione Obama...
"Certo, su più temi. E in alcuni casi abbiamo avuto successo. Ma invase la Georgia nel 2008, la Crimea nel 2014 ed ha assassinato con veleno, sicari ed ogni altro mezzo chi non è d'accordo con lui. Abbiamo imparato dunque che deve essere oggetto di un contenimento. Come durante la Guerra Fredda: l'Urss era aggressiva e la contenemmo. Quando ci si trova davanti ad un bullo che aggredisce le nostre libertà, tenta di interferire nelle nostre elezioni, invade i vicini, non possiamo farglielo fare: serve il contenimento e solo una forte intesa fra alleati lo può rendere davvero efficace".
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L'altro fronte per le democrazie è quello interno, a causa di partiti e movimenti populisti che continuano a sfidare i sistemi democratici. Perché è così difficile sconfiggerli?
"Il populismo tenta sempre di cavalcare le paure delle persone, dandogli qualcuno da odiare, da incolpare per i problemi esistenti, siano gli immigrati o l'economia. "La colpa non è vostra ma di altri", dicono i populisti. È una tattica vecchia quanto la Storia dell'umanità, anche nell'Antica Roma c'era chi lo diceva. Oggi è un metodo ancora più efficace perché prevalgono le incertezze sul futuro. Più confusione c'è, più è facile per i demagoghi dire "seguite me e tutto sarà risolto". Il populismo porta con sé però un grande pericolo".
Quale pericolo?
"L'aggressione delle libertà, perché il populismo vuole che tu sia d'accordo con lui, non desidera che tu pensi liberamente. Non tollera il dissenso. Per questo il populismo degenera spesso a destra nel fascismo ed a sinistra nel totalitarismo. È dunque importante che i cittadini delle nostre democrazie non si facciano ingannare dai demagoghi. Anche se, ammetto, è facile cedere alla tentazione di dire che un leader, "lui" o "lei" che sia, è "forte" e va seguito, o seguita, senza pensare".
Il populismo continua ad esserci anche nell'Italia che va verso le elezioni politiche. Quanto conta per l'America ciò che avverrà da noi?
"Non voglio fare alcun commento sulle vostre elezioni politiche. Sta agli italiani decidere per chi votare. Ma l'Italia è stata una componente essenziale dell'alleanza occidentale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. La cultura e l'economia italiane hanno dato così tanto al mondo. E il forte sostegno dell'Italia per l'Ucraina dall'inizio di questa guerra è stato anche molto importante. Dunque, chiunque gli italiani sceglieranno come leader nelle prossime elezioni ciò che conta è assicurarsi che nessuna potenza straniera interferisca nel voto - perché sappiamo che questo è già successo - e che chiunque si candidi a guidare il Paese apprezzi libertà e democrazia. I populisti sollevano a volte questioni legittime come quella dell'immigrazione ma devono essere affrontare nel quadro di una comune condivisione dei principi di democrazia che ci accomunano".
Nella sua piattaforma presidenziale del 2016 dava molta importanza alla giustizia economica come antidoto contro le diseguaglianze, per disinnescare lo scontento. Crede ancora in questa ricetta per battere il populismo?
"Assolutamente sì. Tutte le nostre democrazie devono fare meglio nel rispondere all'incertezza economica. Forse i Paesi del Nord hanno risultati su educazione e salute. Ma dobbiamo migliorare, in maniera concreta. Ad esempio il presidente Biden sta ottenendo risultati: su costruzione di infrastrutture, investimenti nell'economia verde e controllo delle armi da fuoco. Biden riesce a fare cose concrete perché non è un demagogo. Servono leader che si concentrano sul fare le cose, non intrattenimento".
Su che cosa voteranno in novembre gli americani alle elezioni di Mid-term sul rinnovo parziale del Congresso di Washington?
"Su tre temi: diritto all'aborto, come già vediamo dal fatto che più donne si registrano nelle liste elettorali; difesa della democrazia, per reazione all'assalto al Campidoglio da parte dei sostenitori di Trump; consapevolezza dei meriti di Biden nel riuscire a realizzare politiche di crescita".
L'ultima domanda è sul nostro Paese: cosa la lega all'Italia?
"Innumerevoli visite, con mio marito Bill e da sola, come First Lady, senatore e Segretario di Stato, da cui ho tratto un legame profondo. Rispetto ed ammiro la resilienza e la creatività del vostro popolo. L'Italia rappresenta per me la gioia della vita e della cultura".
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