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Ambiente e diritti, il Cile sogna la svolta: tra i cittadini al voto sulla nuova Costituzione

Persone in fila per votare, Santiago del Cile
Persone in fila per votare, Santiago del Cile (ansa)
Gli elettori decideranno se accettare (apruebo) o respingere (rechazo) la bozza messa a punto in un anno di lavoro da un'Assemblea costituente di 155 membri per seppellire il testo scritto sotto la dittatura di Pinochet. “Voto apruebo perché nella nuova Carta è plasmato il concetto del lavoro dignitoso e decente per tutti”, dice Javiera uscendo da un seggo a Santiago del Cile. Ma i sondaggi danno in vantaggio "rechazo"
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SANTIAGO DEL CILE - Oggi a Santiago del Cile è una calda mattina d’inverno. Le Ande che circondano la capitale sono innevate ma sugli alberi sono sbocciati i primi fiori. Ai balconi degli edifici sono appesi cartelli con scritto “apruebo – approvo” e per terra ci sono decine di volantini che titolano “rechazo – rifiuto”. Questa è una domenica che rimarrà scritta nella storia cilena: i cittadini sono chiamati a votare per decidere se cancellare per sempre la Costituzione scritta durante la dittatura di Augusto Pinochet, decidendo se approvare o rifiutare il testo redatto nell’ultimo anno dall’Assemblea costituente. 

“Voto apruebo perché nel testo è plasmato il concetto del lavoro dignitoso e decente per tutti”, dice Javiera, 60 anni, insegnante, mentre cammina uscendo da uno dei seggi del centro di Santiago. “Sono a favore perché la nuova Costituzione riconosce la salute mentale, che non era considerata in quella precedente”, aggiunge Manuela, 22 anni, studentessa. Negli ultimi mesi sono circolate, sui social media e sui media tradizionali, decine di notizie false sulla nuova Costituzione e ciò ha causato molta disinformazione e timore fra i cittadini. “Voto rechazo perché non voglio consegnare il mio Paese nelle mani dei comunisti”, afferma fuori dal seggio nel comune di Providencia, Pablo, 42 anni, ingegnere. “Io sono contro, questo testo distruggerà l’economia del Cile”, dice María, 41 anni, stilista.

Il risultato del referendum è assolutamente incerto. I sondaggi da mesi danno in vantaggio il numero di cittadini che voteranno rechazo: il 47%, contro il 37% per l’apruebo. Allo stesso tempo però per la chiusura della campagna a favore della nuova Costituzione oltre 500.000 persone si sono riversate nel centro della capitale. Il testo, composto da 388 articoli, è stato scritto da 154 cittadini eletti nel maggio del 2021: politici di lungo corso, attivisti, avvocati e scienziati. È la prima Costituzione paritaria, scritta al 50% da uomini e al 50% di donne. E, per la prima volta nella storia cilena, hanno partecipato anche i popoli indigeni che, grazie a una legge ad hoc, hanno ottenuto 17 posti riservati per i loro rappresentanti. 

“La prospettiva di genere è presente in almeno il 70% degli articoli - afferma la politologa de La Red de politólogas Lucia Miranda Leibe - La vita quotidiana delle donne cilene cambierebbe completamente, da tutti i punti di vista: lavorativo, legale, politico”. Le novità più importanti riguardano i diritti delle donne, dei popoli indigeni e dell’ambiente. Come spiega Carolina Vilches, 38 anni, geografa e membro costituente: “La nuova Costituzione riconosce la natura come soggetto di diritto, la protegge”. Il testo, scritto in piena emergenza climatica, è particolarmente innovativo nella salvaguardia dell’ambiente, un nodo di importanza cruciale in un Paese come il Cile in cui il settore minerario rappresenta il 12% dell’economia. “Lo stato cileno con la nuova Costituzione viene dichiarato ecologico – afferma la politologa dell’Universidad de Chile María Cristina Escudero – Il testo sancisce che saranno approvate solo politiche sostenibili a livello ambientale. E per proteggere la natura si creerà una “defensoria”, un organo politico che la tuteli”. 

 

Il processo che ha portato il Paese a vivere questo momento storico è iniziato nell’ottobre del 2019 quando sono iniziate le proteste più importanti avvenute in Cile dalla caduta del regime: milioni di persone, per oltre un anno, sono scese in piazza a protestare contro le enormi disuguaglianze che afliggono la società cilena. Le rivolte sono state represse con estrema brutalità dagli agenti delle forze dell’ordine e oltre 8mila manifestanti hanno dichiarato di essere stati abusati dai militari: mutilati, picchiati in gruppo, violentati, detenuti illegalmente.

“Con il nostro lavoro - afferma Alexis Caiguan Ancapan, 47 anni, membro costituente rappresentante del popolo Mapuche – abbiamo voluto dare valore sia alla lotta dei giovani che hanno iniziato questa rivolta sia a quella ancestrale dei popoli indigeni del nostro Paese”. I manifestanti che hanno denunciato di essere stati abusati durante le proteste fino a oggi non hanno ottenuto giustizia in oltre il 90% dei casi. Nemmeno per i 500 cittadini accecati parzialmente o totalmente dagli agenti delle forze dell’ordine. 

Purtroppo l’impunità per crimini compiuti dai militari in Cile non è una novità: Il Paese, in oltre 40 anni, non ha ancora fatto i conti con le migliaia di cittadini torturati e fatti sparire durante il regime di Pinochet. “Veniamo da una ferita tremenda della dittatura che non è stata sanata da un riconoscimento dei crimini compiuti durante il regime che sono costati migliaia di vite dei nostri compagni - racconta Isabel Godoy, 55 anni, membro costituente rappresentate del popolo Colla e prigioniera politica durante la dittatura di Pinochet - La Costituzione che abbiamo ci è stata imposta da un dittatore e sarebbe dovuta essere eliminata appena se ne sono andati i militari”.

Al seggio del comune di Peñalolen la fila è lunga, decine di persone sono in attesa di votare quando arriva Elisa Lóncon, ex presidente dell’Assemblea costituente. Linguista e Mapuche, uno dei popoli indigeni più grandi del Cile e dell’Argentina, la sua figura è importantissima per la società cilena. “Oggi è un giorno di speranza – afferma – per avanzare verso la democrazia che ci meritiamo come Paese”. Mentre dalla fila si sente urlare “gracias presidenta” e in molti si avvicinano a Loncón per una foto e un abbraccio, la donna alza il pugno e dice: “Andiamo, oggi vinceremo”.