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Giappone, la casa di riposo assume bambini: "Un toccasana per gli anziani"

L'incontro tra una bambina e due anziane nella casa di riposo 

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L'iniziativa a Kitakyushu. I mini-dipendenti offrono abbracci e sorrisi. La direttrice: "Terapia che funziona"
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TIANJIN - Dormono, piangono quando hanno fame e fanno i capricci per attirare l'attenzione. Chi mai vorrebbe dei dipendenti del genere? Una casa di riposo giapponese. Nella città di Kitakyushu, con un volantinaggio per le strade del quartiere e annunci sui social, la Ichoan ha iniziato ad assumere dei lavoratori davvero insoliti: bambini. Per rallegrare le giornate degli anziani e strappare loro un sorriso. Il salario? Pannolini, latte in polvere e buoni per il bar accanto per i loro genitori. In cambio, alle nuove reclute - dai due mesi ai quattro anni - viene chiesto di "venire a trovarci quando volete" e di "andare in giro quanto volete", come ha raccontato ai media locali Gondo Kimie, la direttrice della struttura che ospita un centinaio di ultraottantenni.

La principale, e forse unica, responsabilità è quella di passeggiare all'interno della casa di riposo accompagnati dai loro genitori. Chiacchierare con questi nuovi "n…

TIANJIN - Dormono, piangono quando hanno fame e fanno i capricci per attirare l'attenzione. Chi mai vorrebbe dei dipendenti del genere? Una casa di riposo giapponese. Nella città di Kitakyushu, con un volantinaggio per le strade del quartiere e annunci sui social, la Ichoan ha iniziato ad assumere dei lavoratori davvero insoliti: bambini. Per rallegrare le giornate degli anziani e strappare loro un sorriso. Il salario? Pannolini, latte in polvere e buoni per il bar accanto per i loro genitori. In cambio, alle nuove reclute - dai due mesi ai quattro anni - viene chiesto di "venire a trovarci quando volete" e di "andare in giro quanto volete", come ha raccontato ai media locali Gondo Kimie, la direttrice della struttura che ospita un centinaio di ultraottantenni.

La principale, e forse unica, responsabilità è quella di passeggiare all'interno della casa di riposo accompagnati dai loro genitori. Chiacchierare con questi nuovi "nonni adottivi" e offrire loro un abbraccio.

L'idea, a Gondo, è venuta dopo aver notato come gli ospiti si sentivano su di morale quando la sua nipotina le faceva visita al lavoro. Presto altri dipendenti hanno iniziato a portare i loro, di bambini."Quando li vedevano, sorridevano, giocavano con loro. L'atmosfera era buona", racconta. L'esperimento è partito l'anno scorso, con un solo bebè. Ora, i "mini-dipendenti" sono già ben 32. E la casa di riposo non sembra volersi fermare. "Stiamo assumendo", sta scritto a caratteri cubitali sul cartello appeso al muro dell'entrata. "Anche le persone che di solito non parlano molto o non si muovono non appena vedono un bambino la loro espressione cambia immediatamente. Sono più luminosi", continua la direttrice.
"Non riesco a vedere i miei nipoti molto spesso, e quando arrivano questi nuovi baby-lavoratori per me è una grande soddisfazione", racconta al New York Times l'85enne Kyoko Nakano, ricoverata qui da più di un anno. "Sono così carini e rendono l'ambiente più allegro".

Una trovata per combattere l'immagine pubblica delle case di riposo come luoghi deprimenti e solitari, ma anche un toccasana terapeutico per dare agli anziani ospiti un'opportunità di interagire di cui hanno estremamente bisogno. Nel Giappone che invecchia sempre di più, negli ultimi quindici anni il numero delle case di riposo è più che raddoppiato in tutto il Paese del Sol Levante, arrivando a 1,8 milioni di strutture. "Alcuni studi hanno messo in relazione l'interazione sociale con una minore solitudine, un ritardo nel declino mentale, un abbassamento della pressione sanguigna e una riduzione del rischio di malattie e morte tra gli anziani", ricorda il quotidiano newyorchese. "È stato inoltre dimostrato che la socializzazione tra le generazioni attira gli anziani, facendoli sorridere e parlare di più. Per i bambini, invece, queste interazioni intergenerazionali migliorano lo sviluppo sociale e personale".

"Mia figlia trascorreva la maggior parte delle sue giornate interagendo solo con me, quindi ho pensato che vedere altre facce le avrebbe fatto bene", confida al Nyt una delle madri che ha deciso di "arruolare" la propria figlia di cinque mesi. "Mi sentivo più a mio agio a portarla qui piuttosto che al parco o a casa di amici". Il più giovane "impiegato" qui ha due mesi. Il più anziano ospite 101 anni. "Vanno così d'accordo che adesso sembrano quasi nonno e nipote".