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Russia, in fila per l'addio a Gorbaciov: "Cambiò la nostra Storia"

Prima in centinaia, poi a migliaia per i funerali senza onori di Stato dell'ultimo leader sovietico: sono gli stessi che a Mosca rischiano il carcere. "Un faro del XX secolo. E non approverebbe ciò che avviene"
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MOSCA - Ci siamo messi in fila anche noi, con i familiari e gli amici, con la babushka col fazzoletto in testa e il ragazzino con un garofano rosso in mano, e abbiamo gettato anche noi la nostra manciata di terra umida sulla bara di legno chiaro inghiottita dall'oscurità della fossa scavata di fresco. Mikhail Gorbaciov non avrebbe voluto riposare in nessun altro posto che qui. Nel cimitero del monastero di Novodevichij, accanto alla moglie Rajssa, la "donna che amava più del potere" e che piangeva da 23 anni.

Quando l'hanno calato nella nicchia sulle note della Ballata del soldato di Vasilij Soloviov-Sedoj, il pomeriggio si è rannuvolato di colpo e per appena qualche minuto è scesa una pioggerellina sottile, come se neppure il cielo riuscisse a trattenere le lacrime. Quello di Gorbaciov non è stato soltanto il funerale di un uomo che voleva cambiare il suo Paese e ha finito col cambiare il mondo, che era a capo di un Impero e ci ha…

MOSCA - Ci siamo messi in fila anche noi, con i familiari e gli amici, con la babushka col fazzoletto in testa e il ragazzino con un garofano rosso in mano, e abbiamo gettato anche noi la nostra manciata di terra umida sulla bara di legno chiaro inghiottita dall'oscurità della fossa scavata di fresco. Mikhail Gorbaciov non avrebbe voluto riposare in nessun altro posto che qui. Nel cimitero del monastero di Novodevichij, accanto alla moglie Rajssa, la "donna che amava più del potere" e che piangeva da 23 anni.

Quando l'hanno calato nella nicchia sulle note della Ballata del soldato di Vasilij Soloviov-Sedoj, il pomeriggio si è rannuvolato di colpo e per appena qualche minuto è scesa una pioggerellina sottile, come se neppure il cielo riuscisse a trattenere le lacrime. Quello di Gorbaciov non è stato soltanto il funerale di un uomo che voleva cambiare il suo Paese e ha finito col cambiare il mondo, che era a capo di un Impero e ci ha rinunciato. È stato il funerale di una Russia che già da troppo tempo si sente orfana della libertà e della speranza, ma che almeno per un giorno si è data appuntamento in silenzio.

I russi in fila: "Qui brava gente"

Per l'addio all'ultimo leader sovietico non ci sono stati onori di Stato, né lutto nazionale. E non ci sono state parole. Soltanto una processione di russi composti con i fiori in mano. Si sono messi in fila sin dal mattino al lato del teatro Bolshoj, mentre il traffico del primo sabato di settembre scorreva sonnecchioso. Dapprima poche centinaia, poi qualche migliaio. Non una folla oceanica, ma una moltitudine che a Mosca non si vedeva da tempo.

Evgenija Ganijeva, 40 anni, avrebbe voluto che ce ne fosse ancora di più. "Ma è confortante stare per un giorno in mezzo a brava gente senza rischiare il carcere. Siamo in tanti a non appoggiare quello che accade in Ucraina. Avevo dieci anni quando finì l'Urss. Ricordo la caduta del Muro di Berlino e l'abbattimento del monumento di Felix Dzerzhinskij. Sono quegli eventi ad avermi reso la persona che sono oggi".

Aleksej ha più o meno la stessa età, 36 anni, eppure ricorda - come tanti russi che hanno snobbato il saluto - "la carenza di prodotti, la stagnazione e le file per comprare da mangiare", ma rammenta anche "le trasformazioni, le speranze e l'apertura al mondo che ora non ci sono più" e si commuove.

Vladimir Janitskij, letterato, 68 anni, prima dell'avvento di Gorbaciov - dice - era costretto a scrivere "per il cassetto": "Il potere ci snobbava. Mikhail Sergeevic invece ci ha fatto sentire cittadini. Ci rispettava. E io ho potuto iniziare a scrivere per diverse riviste letterarie".

Elena Ponomariova, 54 anni, indossa i colori della bandiera ucraina gialloblu: "No, che non è un caso. Viviamo in tempi nuvolosi, è vero, ma siamo qui per salutare il nostro sole politico del XX secolo".

Barriere, metal detector, "Z" e "V"

Evgenija, Aleksej, Vladimir ed Elena sono quelli che Vladimir Putin chiama "traditori". Per omaggiare il Nobel per la pace che scongiurò una guerra nucleare, sfilano sotto un telone che ricopre una facciata in ristrutturazione dov'è scritto a caratteri cubitali Zadachu Vypolnim, "Completeremo la nostra missione", con la "Z" e la "V" in caratteri latini simbolo della cosiddetta "operazione militare speciale" in Ucraina. Superano le transenne e i metal detector che li separano dalle spoglie dell'uomo che in vita abbatté il muro di Berlino e la cortina di ferro, le barriere fisiche e virtuali.

Quando infine arrivano nella Casa dei Sindacati, ad accoglierli c'è un ritratto di Gorbaciov in bianco e nero, in piedi e sorridente, a ricordare l'allegro vigore che lo distinse da predecessori grigi e malati. Poi, salito lo scalone monumentale tra stucchi verde pastello e specchi coperti da veli neri d'organza, entrano nella maestosa Sala delle Colonne rischiarata dal fioco bagliore di 54 lampadari dove giace l'ultimo gigante del XX secolo affiancato da una guardia d'onore.

Il volto che sembra di cera: che cosa resta del gigante del XX secolo

Un drappo nero sul catafalco, rose rosse ai piedi della bara e un fiotto di luce bianca che fa di cera il volto largo e disteso. È l'unica cosa che sporga da un lenzuolo di raso bianco damascato. L'ultima immagine che resta dell'uomo che barattò la potenza con le libertà. Da un lato un ritratto e le onorificenze, dall'altro la figlia Irina e le due nipoti sedute tra il gruppuscolo degli amici più cari. Come Dmitrij Muratov, il direttore Nobel per la pace della censurata Novaja Gazeta, avvolto in un cappotto scuro, gli occhi blu sempre chini e l’aria mesta. E i più stretti collaboratori, il portavoce della Fondazione Vladimir Poljakov e l’interprete degli storici vertici con Ronald Reagan Pavel Palazhchenko.

La gente depone fiori e si inchina in silenzio, mentre risuona una musica solenne. In fila c'è anche Serghej Buntman, cofondatore di Eco di Mosca, la "radio della perestrojka" costretta a interrompere le trasmissioni lo scorso marzo: "Gorbaciov ha cambiato le nostre vite. Eravamo soffocati. Ci ha dato il respiro. Spero che quei tempi ritornino". E Jan Rachinskij, capo della storica ong Memorial chiusa dopo trent'anni: "Tutto questo lo rattristava, ne sono sicuro. Ma la sua eredità è impossibile da cancellare".

Andrej Zubov, copresidente del partito Parnas è contento di sfilare con giovani che negli Anni '90 non erano nati, ma rammaricato perché "nel '53 per un dittatore come Stalin c'erano milioni di persone, per l'uomo che ci diede la libertà ce ne sono migliaia". Su una sedia a rotelle arriva anche Suzanne Massie, la storica statunitense che preparò Reagan ai suoi incontri con Gorbaciov e lo guidò verso il disgelo: "Ricordo ancora quella volta che Mikhail Sergeevic intonò alla Casa Bianca Mezzanotte a Mosca".

Gli onori di Stato negati e gli "impegni" di Putin

La sala è la stessa che ospitò i balli della nobiltà sotto gli Zar e i Congressi del Partito sotto l'Urss. E dove giacquero tutti gli altri segretari generali dell'Unione Sovietica per le esequie solenni. Per tutti i suoi predecessori, tranne che per il defenestrato Nikita Krusciov, ci furono funerali di Stato e lutto nazionale, discorsi solenni e la sepoltura nella necropoli all’ombra delle mura del Cremlino. Non per Gorbaciov.

Vladimir Putin ha voluto svilire così il leader che, cambiando l'Urss, ne accelerò la caduta e distanziarsi da quell'eredità controversa: negando gli onori e la sua presenza. Trattenuto, a detta del suo portavoce, dai troppi "impegni": imprecisati incontri di lavoro, una telefonata internazionale e i preparativi per il Forum economico orientale che si terrà la prossima settimana.

Soltanto l'ex premier e presidente Dmitrij Medvedev, oggi vice del Consiglio di sicurezza, porta i suoi omaggi di persona. Tutti gli altri esponenti della nomenklatura, dal premier Mikhail Mishustin in giù, si limitano a inviare una corona. E di tutti i leader stranieri a Mosca arriva solamente il premier ungherese nazionalista Viktor Orbán. Per Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania ci sono gli ambasciatori e per l’Italia il vice Guido De Sanctis.

La cerimonia funebre al cimitero di Novodevichij

Chiusa la camera ardente, salutata da applausi e qualche Spasibo, "Grazie", la bara viene caricata sul carro funebre seguito da una teoria di macchine scure. Ad attenderla tra i viali cosparsi di rami d'abete del cimitero di Novodevichij e tra le tombe dei grandi della letteratura come Checkov e Gogol, c'è un'altra folla commossa. Ancora più raccolta. Non dice una parola.

L'aria si riempie d'incenso e del tintinnio del turibolo mentre il sacerdote Aleksej Uminskij recita sommessamente il servizio funebre sotto un tendone nero allestito, ultima nemesi, proprio davanti alla tomba di Boris Eltsin. Poi la bara viene accompagnata da guardie a passo d'oca al suono dei tre spari di commiato e dell'inno russo che ha la stessa melodia di quello sovietico e calata nella fossa. La gente si rimette in fila. Fa scivolare la terra nella buca. Il posto che Gorbaciov ha scelto per il riposo. E che dice tutto di lui.