Esteri

Kabul, attacco suicida davanti all'ambasciata russa. "Diverse vittime"

Una guardia talebana davanti all'ambasciata russa a Kabul dopo l'esplosione
Una guardia talebana davanti all'ambasciata russa a Kabul dopo l'esplosione (reuters)
Due diplomatici russi uccisi. Il kamikaze si è fatto esplodere vicino alla folla in attesa di visto
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Sangue, fumo nero, sirene. Nella tarda mattinata di oggi Kabul è precipitata di nuovo nell’orrore del terrorismo. Almeno sei morti e una decina di feriti in un attentato, un orrore che la capitale afghana conosce bene. Ma stavolta è successo qualcosa di diverso: l’obiettivo era l’ambasciata russa, una delle pochissime rimaste attive dopo la presa del potere dei talebani. Tra le vittime ci sono due diplomatici russi. 

Stavolta non è l’ennesimo attacco a una moschea o a un presidio dei talebani, perpetrato dallo Stato islamico o dalle altre sigle minori del terrorismo religioso per colpire la stabilità politica del regime degli studenti coranici, che sono il nemico pubblico a cui tentano di contendere la leadership: è un segnale politico preciso e devastante. E’ il ritorno della stagione terribile degli attacchi alle ambasciate, è l’asticella della rivolta che si alza colpendo il dominio dei talebani nei suoi tentativi di istituire relazioni internazionali favorevoli.

E’ ormai evidente che la pretesa degli studenti islamici di avere trasformato l’Afghanistan, che governano da poco più di un anno, in un paese sicuro è destituita di fondamento; ma l’esplosione che stamattina ha massacrato civili e diplomatici nella capitale Kabul è qualcosa di più e di diverso rispetto agli attentati del terrorismo islamista che continuano a funestare il Paese. 

La strage è avvenuta alle 10.50 locali a Darulaman road, la strada di Kabul nel quartiere PD6 a lungo colpito dal terrorismo. C’era la folla, davanti all’ambasciata russa: tutti in fila per chiedere un visto con cui lasciare il Paese, ma anche in attesa che venissero comunicati i visti appena concessi. Secondo le prime testimonianze, i due diplomatici russi erano usciti per questo nel giardino dell’ambasciata avvicinandosi ai cancelli. In quel momento un killer suicida ha azionato il detonatore.

“Ero presente. Due diplomatici speciali dell'ambasciatore erano al cancello con due studenti, un ragazzo e una ragazza, e non so quanti siano caduti dall'altra parte delle barriere. C'erano un sacco di persone presenti“, scrive il direttore di una Ong, Mohammad Zarif Azami Andarabi. L’attentato è avvenuto nella zona consolare dell’ambasciata.

L'attentatore suicida "voleva farsi esplodere tra la folla in fila per ottenere un visto" davanti all'ambasciata russa "ma è stato individuato e ucciso dalle guardie prima di arrivare al proprio obiettivo, gli spari hanno causato l'esplosione", ha sostenuto un portavoce della sicurezza della capitale afghana, Khalid Zadran. La Russia ha immediatamente riconosciuto che "sicuramente stiamo parlando di un attacco terroristico, che condanniamo risolutamente", ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov. Il ministro degli Esteri Sergeij Lavrov dice che “sono state adottate immediatamente una serie di misure per rafforzare la protezione del perimetro esterno, sono state incaricate forze aggiuntive delle autorità talebane e attivate le capacità dell'intelligence e controspionaggio dell'Afghanistan”.

Il bilancio finale dell’attentato è ancora incerto, in un paese in cui l’interesse dei talebani è di restituire l’idea di uno Stato sotto controllo, pacificato dopo l’instabilità e la violenza degli anni in cui l’Occidente aveva provato a instaurarvi una fragile e corrotta democrazia. Sono stati accertati sei morti e almeno una decina di feriti, ma il bilancio potrebbe essere ben più grave secondo diversi testimoni. Secondo la polizia afghana, l’attentatore è stato ucciso dalle guardie in servizio presso l’ambasciata.

Al momento nessuna organizzazione terroristica ha rivendicato l’attentato, ma la matrice politica è quasi certamente legata alla volontà di minare il progresso delle relazioni tra il regime russo e quello degli studenti coranici, per evitare di rafforzare la stabilità del governo. Come l’intera comunità occidentale, anche Mosca non ha riconosciuto ufficialmente il governo dei talebani e ha ribadito recentemente come il punto chiave per il riconoscimento sia “l’inclusione”, cioè l’allargamento della governance del Paese alle donne e alle altre forze ed etnie che compongono l’Afghanistan. Ma sono in corso trattative tra Mosca e i funzionari dello stato afghano per un accordo sulla fornitura energetica, essenziale alle porte dell’inverno in un Paese allo stremo.