Regno Unito, il giorno di Truss premier: “Usciremo dalla tempesta”. Ma c'è l’ombra del ritorno di Boris
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Dice Liz Truss che "usciremo dalla tempesta", e un po' è vero, perlomeno alle 17.10 di ieri a Downing Street, quando si placa l'acquazzone che ha ritardato il suo discorso. La nuova prima ministra britannica, con il timido marito contabile Hugh O'Leary alle spalle, pronuncia il primo sermone davanti a casa nuova, la porta del Numero 10, tetra come l'inverno alla Thomas Bernhard che ci attende. Truss è appena tornata dalla scozzese Balmoral, dove ha stretto la livida mano della Regina Elisabetta, 96 anni e sempre più piccina, che ha dato l'incarico di formare un nuovo governo al 15esimo primo ministro della sua vita, in primis Winston Churchill.
"Questo tornerà a essere il Paese di aspirazioni, opportunità e prosperità", promette la 47enne quarta prima ministra britannica in 6 anni, manco fossimo in Italia. Tra gli applausi bagnati di collaboratori e advisor. Mentre qualche decina di ir…
LONDRA - Dice Liz Truss che "usciremo dalla tempesta", e un po' è vero, perlomeno alle 17.10 di ieri a Downing Street, quando si placa l'acquazzone che ha ritardato il suo discorso. La nuova prima ministra britannica, con il timido marito contabile Hugh O'Leary alle spalle, pronuncia il primo sermone davanti a casa nuova, la porta del Numero 10, tetra come l'inverno alla Thomas Bernhard che ci attende. Truss è appena tornata dalla scozzese Balmoral, dove ha stretto la livida mano della Regina Elisabetta, 96 anni e sempre più piccina, che ha dato l'incarico di formare un nuovo governo al 15esimo primo ministro della sua vita, in primis Winston Churchill.
"Questo tornerà a essere il Paese di aspirazioni, opportunità e prosperità", promette la 47enne quarta prima ministra britannica in 6 anni, manco fossimo in Italia. Tra gli applausi bagnati di collaboratori e advisor. Mentre qualche decina di irriducibili europeisti spara a tutto volume Bella Ciao e la sigla di Benny Hill dalla House Guards Parade dietro Downing St. Dall'altra parte della cancellata, su Whitehall, c'è qualche contestatore, attivisti eritrei, una ventina di no-vax. Pochi. Segno di un Paese distratto e preoccupato. Altro che la folla di sostenitori e oppositori che qui confluì per Johnson, tre anni fa.
A proposito di Boris. Ieri l'ex leader qualche sassolino se l'è tolto prima di andare pure lui a Balmoral dalla Queen, ma per dimettersi. Ha accusato i tory che lo hanno spodestato ("hanno cambiato le regole"), "ma ora come un razzo ausiliare mi inabisserò nel Pacifico. Tornerò al mio aratro, come Cincinnato!", che invece a Roma riapparse da dittatore nel 458 a.C. Sì, Johnson a Downing St ci vuole tornare. Ma prima farà tanti soldi: Goldman Sachs gli ha offerto 2 milioni per 6 discorsi in giro per il mondo, ha un libro su Shakespeare quasi pronto e soprattutto succulenti memorie del suo ottovolante al potere. Boris ha tanta voglia e fretta di tornare che ieri quasi non schiantava la moglie Carrie contro un palo della luce, tirandosela via.
Ma Liz Truss, che pure gli è stata fedele fino all'ultimo, non glielo permetterà. La nuova "Lady di Ferro" ieri lo ha ringraziato ancora una volta, ma anche perché sa che i voti dei fan di "BoJo" sono cruciali per vincere le prossime elezioni contro il Labour. Il partito di Sir Keir Starmer è davanti di 10 punti nei sondaggi, ma non sottovalutate Truss. Ha in serbo un pacchetto da 100 miliardi per congelare le bollette fino alle elezioni e proverà a spuntarla con il suo divide et impera. Ossia essere divisiva come il suo idolo Thatcher e mettere Starmer all'angolo. Anche perché i deputati tory - molti non la amano - sono terrorizzati di cedere il potere dopo 12 anni. Non a caso il Daily Mail quasi li minacciava a sostenere Liz: "Basta saloon. Questa è l'ultima chance".
Truss, che ieri ha chiamato per primi Zelensky e Biden e che avrà un'eredità esplosiva tra inflazione, bollette alle stelle, scioperi, guerra in Ucraina e stallo in Irlanda del Nord, elenca le priorità: "Tasse e bollette giù, crescita, lavoro duro, sanità, per un Regno Unito moderno e meraviglioso". E poi il suo inseparabile motto: "Deliver!", fare le cose. In un contesto così complicato che il Telegraph l'ha già ribattezzato "Trussic Park". Ci proverà con un governo multietnico come il precedente di Johnson, e non stupisce, perché questo Paese è più inclusivo di molti altri europei. Ora però arriva la Tempesta. Non quella shakesperiana, bensì questo inverno tremendo. In Liz we Truss? Chissà. Sperando che, come Calibano in quel capolavoro del Bardo, a un certo punto non ci si svegli di colpo, e poi si pianga per tornare a sognare.