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Russia, Putin a Vladivostok: "In Ucraina non abbiamo perso, abbiamo guadagnato sovranità"

(ansa)
L'intervento del leader del Cremlino alla sessione plenaria del Forum Economico Orientale. L'attacco alla "febbre sanzionatoria" dell'Occidente e all'atteggiamento "colonialista" sul grano: "Valuterò con Erdogan se ridurre il flusso verso l'Europa". Il no al tetto sui prezzi di petrolio e gas. Prossima settimana il vertice con Xi Jinping
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MOSCA - "Non abbiamo perso niente e non perderemo niente. Abbiamo guadagnato la nostra sovranità". Il presidente russo Vladimir Putin ancora una volta bacchetta quella che chiama "febbre sanzionatoria" dell'Occidente e il tentativo di "mantenere un vecchio ordine mondiale che è benefico" solo per le potenze occidentali. Anche a costo di qualche "contraccolpo" economico, quello che conta - e il riferimento è all'operazione militare speciale in Ucraina - è avere riaffermato la propria sovranità, il proprio posto nel mondo. Mondo il cui futuro, dice guardando in particolare alla Cina, è oramai a Est.

Il leader del Cremlino denuncia l’atteggiamento “colonialista” dei Paesi occidentali accusandoli di essersi accaparrati quasi tutte le esportazioni di grano ucraine a scapito dei Paesi poveri e al rischio di una “catastrofe umanitaria”. “Mi consulterò con il p…

MOSCA - "Non abbiamo perso niente e non perderemo niente. Abbiamo guadagnato la nostra sovranità". Il presidente russo Vladimir Putin ancora una volta bacchetta quella che chiama "febbre sanzionatoria" dell'Occidente e il tentativo di "mantenere un vecchio ordine mondiale che è benefico" solo per le potenze occidentali. Anche a costo di qualche "contraccolpo" economico, quello che conta - e il riferimento è all'operazione militare speciale in Ucraina - è avere riaffermato la propria sovranità, il proprio posto nel mondo. Mondo il cui futuro, dice guardando in particolare alla Cina, è oramai a Est.

Il leader del Cremlino denuncia l’atteggiamento “colonialista” dei Paesi occidentali accusandoli di essersi accaparrati quasi tutte le esportazioni di grano ucraine a scapito dei Paesi poveri e al rischio di una “catastrofe umanitaria”. “Mi consulterò con il presidente turco Erdogan”, aggiunge lanciando nell’aria la minaccia dell’apertura di un nuovo fronte dopo quello del gas e petrolio. Quanto agli idrocarburi e alle altre materie prime, tiene il punto: “Non consegneremo nulla se è contrario ai nostri interessi, in questo caso economici. Né gas, né petrolio, né carbone. Niente”.

Da Vladivostok lo sguardo a Est e, in particolare, alla Cina

Isolare la Russia è “impossibile”, afferma Putin, ricordando che “sono avvenuti cambiamenti irreversibili nell'intero sistema delle relazioni internazionali”. Lo fa parlando dal palco del Forum Economico Orientale (Vef) di Vladivostok, porto russo che si affaccia sul Pacifico, ai confini di Cina e Corea del Nord, la piattaforma ideale per Mosca per puntellare la sua strategica svolta verso Est tanto più necessaria per trovare nuovi mercati e fornitori per sostituire quelli persi a causa delle sanzioni occidentali.

Nel suo lungo discorso Putin saluta “il ruolo crescente” della regione Asia-Pacifico negli affari mondiali, in contrasto con un Occidente per lui in declino e minato dall’"inflazione”. Al suo fianco vi sono il premier di Mongolia e Armenia, Luvsannamsrai Oyun-Erdene e Nikol Pashinjan, il leader della giunta birmana Min Aung Hlaing, ma soprattutto Li Zhanshu, capo del Comitato permanente dell'Assemblea nazionale del popolo e numero tre della gerarchia cinese, mentre il premier indiano Narendra Modi e il suo omologo malese Ismail Sabri Yaakob inviano un video-messaggio.

Segno del riavvicinamento tra Russia e Cina non solo la presenza di Li Zhanshu a Vladivostok e di un ingente contingente cinese alle manovre militari russe “Vostok” che si chiudono oggi nell’Estremo Oriente Russo, ma anche l’annuncio che mercoledì prossimo Putin incontrerà il suo omologo cinese Xi Jinping a margine del vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, creata come contraltare dei consessi occidentali.

Le sanzioni

Putin contesta la “febbre sanzionatoria”, la “nuova epidemia” e “i tentativi non mascherati e aggressivi di imporre modelli di comportamento ad altri Paesi, privarli della loro sovranità e soggiogarli alla loro volontà" che, a suo dire, "hanno minato i pilastri fondamentali del sistema economico mondiale".

Di fronte "all'aggressione tecnologica, finanziaria ed economica dell'Occidente", il presidente russo nota che la Cina d’ora in poi pagherà le forniture di gas in rubli e yuan, anziché in dollari. "La maggioranza assoluta degli Stati dell'Asia-Pacifico non accetta la logica distruttiva delle sanzioni", afferma ancora Putin. "Il partenariato creativo aprirà enormi nuove opportunità per i nostri popoli".

Il "picco" delle difficoltà economiche causate in Russia dalle sanzioni occidentali è "superato", sostiene pur ammettendo i gravi disagi logistici causati in alcuni settori, in particolare quello automobilistico e tecnologico. Ma, continua, "la Russia è forse l'unico Paese capace di essere autosufficiente in termini di risorse naturali", in un momento in cui invece, a sua detta, "uno dopo l'altro, in Europa stanno scomparendo posti di lavoro e imprese".

L’Ucraina e la minaccia sul grano

Il leader del Cremlino accusa le potenze occidentali di atteggiamento “colonialista” che “pensano anzitutto alla loro pelle e ai loro interessi” per essersi accaparrate le esportazioni di grano ucraino a scapito dei Paesi più poveri. “Quasi tutti i cereali esportati dall'Ucraina non vengono inviati nei Paesi in via di sviluppo e nei Paesi più poveri, ma nei paesi dell'Unione Europea”,  dice. “Quello che osserviamo è un inganno, un atteggiamento rude e sconsiderato nei confronti di questi partner per i quali tutto questo doveva essere fatto”.

"Forse dovremmo pensare a come limitare le esportazioni di grano e altri prodotti alimentari attraverso questa strada?”, minaccia. “Mi consulterò con il presidente turco Erdogan”, il leader che ha sponsorizzato un accordo a Istanbul che consente l’esportazione di grano ucraino.

Tetto del prezzo sul gas e petrolio

Quanto agli idrocarburi, la Russia, avverte Putin, non consegnerà più petrolio o gas ai Paesi che impongono un tetto ai prezzi. “Sarebbe una decisione assolutamente stupida. Non consegneremo nulla se è contrario ai nostri interessi, in questo caso economici. Né gas, né petrolio, né carbone. Niente”, aggiunge invitando i Paesi europei a "tornare in sé".