✕
(afp)

Elisabetta II, da Churchill alla Brexit, dai Beatles al Covid: per settanta anni lo specchio di un paese

Ascolta l'audio

Nella sua longevità ha dimostrato un'abilità a fare il suo difficile mestiere che probabilmente non avrà eguali. Il suo unico sbaglio in occasione della morte di Diana
5 minuti di lettura

LONDRA – Elizabeth Alexandra Mary di Windsor è stata così a lungo Elisabetta II, sovrana del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, da farci dimenticare che non era nata per regnare. Aveva dieci anni quando l’abdicazione di suo zio Edoardo VIII per sposare la stravagante divorziata americana Wallis Simpson, nel 1936, pose suo padre sul trono come Giorgio VI e lei – con sua sorpresa e spavento – in linea di successione diretta per ereditarne lo scettro. Che abbia poi regnato per tanto tempo, praticamente senza commettere errori o commettendone soltanto uno, guadagnandosi l’amore incondizionato dei suoi sudditi e il rispetto del resto del pianeta, sarebbe uno stupefacente titolo di merito per qualsiasi leader mondiale: lo è ancora di più per una donna ritrovatasi regina per caso.

Un lascito straordinario

Paradossalmente, la sua longevità e l’indiscussa abilità nel fare un mestiere tutt’…

LONDRA – Elizabeth Alexandra Mary di Windsor è stata così a lungo Elisabetta II, sovrana del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, da farci dimenticare che non era nata per regnare. Aveva dieci anni quando l’abdicazione di suo zio Edoardo VIII per sposare la stravagante divorziata americana Wallis Simpson, nel 1936, pose suo padre sul trono come Giorgio VI e lei – con sua sorpresa e spavento – in linea di successione diretta per ereditarne lo scettro. Che abbia poi regnato per tanto tempo, praticamente senza commettere errori o commettendone soltanto uno, guadagnandosi l’amore incondizionato dei suoi sudditi e il rispetto del resto del pianeta, sarebbe uno stupefacente titolo di merito per qualsiasi leader mondiale: lo è ancora di più per una donna ritrovatasi regina per caso.

Un lascito straordinario

Paradossalmente, la sua longevità e l’indiscussa abilità nel fare un mestiere tutt’altro che semplice sono il lascito più scomodo del suo regno: i successori, in particolare il primo, il figlio Carlo, sono condannati in partenza a perdere ogni confronto con lei, resuscitando i dubbi sulla sopravvivenza della monarchia. “Elizabeth the last”, Elisabetta l’ultima, la battezzò un giornale ostinatamente repubblicano, il Guardian, nel giorno del suo ottantesimo compleanno: da allora il concetto si è rafforzato. Dopo di lei, re e regine d’Inghilterra sembreranno come minimo un po’ più piccoli.

L'alone mistico

Nel momento della sua scomparsa, l’alone mistico che l’ha circondata è facilmente comprensibile: per più di settant’anni Elisabetta ha impersonato lo specchio in cui si riflettevano i suoi compatrioti. Ne ha rappresentato, ancora da prima di salire al trono, la memoria collettiva: venuta al mondo all’indomani della prima guerra mondiale e della sanguinosa caduta di un’altra dinastia europea, i Romanov in Russia; testimone del primo scandalo moderno di corte, l’abdicazione di Edoardo VIII, segno premonitore degli scandali che molti anni dopo avrebbero turbato lei e la sua famiglia; visibile figura pubblica, principessa e quindi erede designata, durante l’ascesa al potere di Hitler e Mussolini, poi negli anni tremendi della seconda guerra mondiale, quando faceva l’ausiliaria; dopodiché, incoronata regina nel 1952, quando Tony Blair, David Cameron e Boris Johnson non erano stati nemmeno concepiti, ha assistito allo smantellamento del British Empire, alle tensioni della Guerra Fredda, alla caduta del muro di Berlino e al crollo del comunismo, alla rivoluzione di internet, senza mai batter ciglio, almeno in pubblico. Non l’ha turbata, apparentemente, neppure la Brexit, che fosse lei stessa favorevole all’uscita dall’Unione Europea, come ha scritto un tabloid, peraltro smentito da Buckingham Palace, o meno.

 

Due secoli per un regno

Da Winston Churchill ai Beatles, dai Sex Pistols alla Thatcher, dalla tragica fine di lady Diana all’esilio dorato in California di suo nipote Harry con Meghan, dagli scioperi dei minatori alla “Cool Britannia” del blairismo, dal grande crack finanziario del 2008 alla Brexit, il “divorzio” dall’Europa, dalla pandemia per il Covid alla guerra in Ucraina, Elizabeth II era sempre sul trono, sorta di Zelig di sangue blu, presente sullo sfondo e a tratti in primo piano alla maggior parte dei più importanti avvenimenti del ventesimo secolo e di uno scorcio non indifferente del ventunesimo.

La regina Elisabetta II e il principe Filippo a Ibadan, in Nigeria. 15 febbraio 1956

 

Era una principessa giovane e bella, quando a venticinque anni apprese la morte del padre nel bel mezzo di un safari in Africa e rientrò precipitosamente a Londra per la cerimonia d’incoronazione a Westminster: nel suo timido ma dolce saluto dal balcone di Buckingham Palace si poteva leggere il sollievo di un paese uscito dai traumi del secondo conflitto mondiale, sebbene ancora in preda a razionamenti e miseria. Più tardi, fotografata e ripresa dalle telecamere accanto al marito Filippo e a una nidiata di figli, tra cagnolini, cavalli, buffi cappellini, ancora più buffe borsette, gonne improvvisamente sopra il ginocchio, pic-nic, mangiadischi e gite in barca, Elisabetta e la sua famiglia hanno impersonato il boom degli anni Sessanta: c’è un’immagine di lei sullo yacht reale Britannia, vestitino a fiori, spalle nude, macchina fotografica a tracolla, occhiali da sole dalle lenti scure, capelli corti e sorriso smagliante, in cui ciascun inglese, e anche molti suoi contemporanei che inglesi non sono, possono rivedere a seconda dell’età la propria madre o la propria nonna.

Ha regnato negli anni del degrado industriale, del terrorismo dell’Ira, del rock e del punk; ha intrattenuto amabilmente la prima donna primo ministro, la “lady di ferro” Margaret Thatcher, e la seconda, Theresa May, nonostante si dicesse che non sopportava né l’una né l’altra, facendo appena in tempo a ricevere il giuramento della terza, Liz Truss, dopo le dimissioni di Boris Johnson. E anche quando la royal family è stata travolta dai vizi e dalle passioni della modernità, spinelli, amori clandestini, tradimenti, divorzi, litigi fra fratelli e cognate, perfino le accuse di pedofilia al suo terzogenito Andrea, “pecora nera” della famiglia, in fondo la regina ha continuato a fare il suo dovere: permettere al popolo di identificarsi con la monarchia, visto che in fondo i Windsor hanno traversie simili alla gente normale. 

La regina Elisabetta saluta la neoeletta leader del partito conservatore Liz Truss ad Aberdeen, Scozia. 6 settembre 2022 

L'unico sbaglio

In questo frangente ha però commesso il suo unico sbaglio, che poteva costarle il posto, ossia il trono, o almeno la reputazione e gli indici di gradimento popolari: quando rimase ostinatamente in vacanza nel castello di Balmoral, alla morte della principessa Diana, mentre i suoi sudditi smentivano la reputazione di popolo freddo e impassibile esibendo pubblicamente lo shock e la commozione per la fine amara e precoce della favola di lady Di. Anche in quel caso, tuttavia, Elisabetta II ha dimostrato di saper fare ciò di cui molti politici sono incapaci: ammettere l’errore e porvi prontamente rimedio. La regina lo fece, sia pure a denti stretti, su suggerimento del grande comunicatore che aveva provvidenzialmente come primo ministro, Tony Blair: rientrò a Londra, fece mettere la bandiera di Buckingham Palace a mezz’asta in segno di lutto, andò in tivù a esprimere a denti stretti il cordoglio alla nazione e quindi tra la folla che inondava di fiori i cancelli di palazzo reale. Così venne perdonata, e il favore verso l’istituzione monarchica tornò a veleggiare sopra il 70 per cento dei consensi, dopo un breve declino. Non perdonò lei il suo salvatore: in pratica Blair si era permesso di darle un ordine e per ripicca, quando si è dimesso da primo ministro, Elisabetta non gli ha conferito subito l’Ordine della Giarrettiera, facendogli attendere l'onorificenza tradizionale degli ex-premier fino al giugno scorso. Ha sempre avuto un certo caratterino, come andava in giro a raccontare la sorella minore Margaret.  

Diana, Principessa di Galles e la Regina Elisabetta II ai giochi di Braemer Highland. 05 settembre 1981 

Se la “ditta”, come viene ironicamente chiamata la famiglia reale, resta l’unica tradizione intramontabile di un paese profondamente rinnovato, e una formidabile attrazione turistica, il merito è indubbiamente suo. È stata una brava regina, praticamente perfetta: forse una delle più grandi, dicono i biografi della casa reale. È rimasta fedele al principio che è seduta sul trono per non far niente, avendo un ruolo puramente cerimoniale: “Non posso guidarvi in battaglia, non posso darvi leggi o amministrare la giustizia, ma posso fare qualcos’altro per voi”, disse all’inizio del suo regno, “posso darvi il mio cuore”. E seppure con un riserbo molto anglosassone, non ha mai fatto nulla che venisse meno all’impegno. È stata anche capace di adeguarsi ai tempi che cambiano restando sostanzialmente sé stessa. Ha rinunciato al panfilo, è entrata in un pub e addirittura in un McDonald’s, ha inviato un messaggio con Twitter e recitato in un film con James Bond (per la cerimonia d’inaugurazione delle Olimpiadi di Londra 2012), pur conservando le inconfondibili borsette, la permanente perfetta, il filo di perle al collo.

 

I suoi animali

Umanamente, non sarà stata una moglie, madre e nonna particolarmente affettuosa. I royal watchers hanno spesso ironizzato che amava più le bestie, in primo luogo i suoi cagnolini “corgies” e i suoi cavalli, degli uomini: certamente li ha amati più di quanto amava sua nuora Diana. Una tesi confermata da quella biografia non ufficiale che è diventato in mezzo mondo il serial televisivo “The crown”: anch’esso in fondo un tributo al suo successo globale. Ma a parte la mancanza di calore è riuscita, per doti innate o affinate dal tempo, a recitare la parte affidatale dal destino e dalla storia con impareggiabile maestria, anche quando è rimasta sola, dopo la morte del marito Filippo, smentendo la previsione che la voleva a quel punto spenta e fragile, continuando a svolgere il suo ruolo, con il sorriso nei momenti di buon umore, nonostante i momenti di malumore non mancassero, sino alla fine, come nel caso del volontario esilio in America del nipote Harry fra le accuse di “razzismo” contro Meghan. 

La regina Elisabetta II durante i funerali del principe Filippo, duca di Edimburgo, alla Cappella di San Giorgio al Castello di Windsor il 17 aprile 2021 a Windsor 

Ha dato alla sua “ditta”, come un previdente amministratore delegato, abbastanza eredi da assicurarle un lungo futuro: Carlo, William e George – con il saggio innesto di sangue plebeo, quello di Katherine Middleton, per tutti Kate, diventata la più amata dei Windsor pur senza avere nobili natali. Dopo averla avuta di fronte per tutta la vita, sui francobolli, sulle monete, sulle banconote, oltre che nelle regolari apparizioni annuali dal balcone o al Parlamento di Westminster, adesso come faranno gli inglesi senza di lei? Dio ha salvato la regina, proteggendola da tempeste lunghe quasi un secolo, ma è dei suoi successori e dei suoi sudditi che ora dovrebbe preoccuparsi.