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Lacrime e pinte di birra al pub: tutti in silenzio ad ascoltare il nuovo re

(ansa)

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Al Princess Louise ci si commuove davanti alla tv. Ma ci sono anche gli scettici su King Charles
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LONDRA - «I trust him, mi fido di lui. Farà bene: ma non sarà mai all’altezza di sua madre...». In attesa del king’s speech, sì, insomma il primo discorso da re di Carlo III, neo-sovrano d’Inghilterra, ecco cosa si sussurrano l’un l’altro gli avventori del Princess Louise: il pub vittoriano dal bancone di rovere scuro e i vetri opacizzati dal tempo al 208 di High Holborn, nel West End della capitale a lutto. Locale storico, amato dagli studiosi del vicino British Museum e dai giovani rampanti di quella City dove il Venerdì sera tutto chiude più presto: e sono costretti a spingersi fin qui per chiudere la settimana con una bevuta.
 
 
Quando alle 18 in punto – le 19 in Italia – sullo schermo del televisore solitamente acceso solo per trasmettere eventi sportivi appare il faccione paonazzo del nuovo monarca il brusio cessa e il silenzio si fa assoluto. I camerieri sospendono le or…
LONDRA - «I trust him, mi fido di lui. Farà bene: ma non sarà mai all’altezza di sua madre...». In attesa del king’s speech, sì, insomma il primo discorso da re di Carlo III, neo-sovrano d’Inghilterra, ecco cosa si sussurrano l’un l’altro gli avventori del Princess Louise: il pub vittoriano dal bancone di rovere scuro e i vetri opacizzati dal tempo al 208 di High Holborn, nel West End della capitale a lutto. Locale storico, amato dagli studiosi del vicino British Museum e dai giovani rampanti di quella City dove il Venerdì sera tutto chiude più presto: e sono costretti a spingersi fin qui per chiudere la settimana con una bevuta.
 
 
Quando alle 18 in punto – le 19 in Italia – sullo schermo del televisore solitamente acceso solo per trasmettere eventi sportivi appare il faccione paonazzo del nuovo monarca il brusio cessa e il silenzio si fa assoluto. I camerieri sospendono le ordinazioni. Le forchette restano a mezz’aria. I bicchieri smettono di tintinnare. Dura un solo istante. Carlo evoca la «cara mamma, devota alla nostra famiglia e alla famiglia di nazioni che ha rappresentato»: il silenzio si trasforma in sospiro e a qualcuno, sfugge perfino un singhiozzo. 
 
 
A piangere è Jill Rowe, classe 1948 proprio come king Charles, ex insegnante in pensione venuta al pub con due amiche per «stare insieme in questo solenne momento». In una mano stringe la sua pinta di birra scura, nell’altra il fazzoletto con cui asciuga lacrime che continuano a scorrere anche mentre ti parla: «Non sapevo nemmeno di amare così tanto la regina» dice. «I giornali dicono che oggi ci siamo svegliati tutti monarchici, ma non è questo. Elisabetta è stata il nostro punto fermo per 70 anni. Antica e moderna allo stesso tempo. Capace di affrontare ogni sfida. Carlo ha appena detto quanto “i nostri valori devono restare saldi e costanti”. Spero significhi che saprà cogliere appieno il testimone e l’insegnamento di quella madre cui d’altronde è stato devoto tutti questi anni. Capace di rinnovare la monarchia all’insegna della continuità, mai della rottura». 
 
 
In tv, intanto, il nuovo re ricorda come «in 70 anni di regno siamo diventati una società multiculturale». E basta guardarsi intorno per vedere quanto qui è particolarmente vero. Gli avventori non sono solo biondissimi inglesi: a commuoversi è un’umanità arcobaleno che ti fa pensare che nel locale si sia riunito il Commonwealth intero. Eric Leung, 35 anni e un ampia cartella sotto braccio racconta di essere arrivato da Hong Kong 15 anni fa per studiare in quella che ha sempre «considerato un po’ casa». Oggi è uno stimato designer di Burberry: «Se sono ciò che sono, lo devo anche alla Royal Family. Mi hanno sempre ispirato. Quando ero piccolo mia mamma e mia nonna si alzavano in piedi ogni volta che li vedevamo in tv. Ho imparato ad amarli e rispettarli prima ancora di capire chi fossero. Stimo Carlo. È colto, raffinato, aperto. Rispetta l’ambiente e ha idee politiche chiare».
 
Ahmed Zubair, origini bengalesi ma britannico di terza generazione, studente di 28 anni scuote la testa: «Ha fatto un bel discorso. E mi è piaciuto che abbia ricordato come sua madre vedeva “sempre il meglio delle persone”. Ma proprio per quei pregi che ha appena elencato non lo invidio: gli sarà difficile colmare il vuoto lasciato da lei». Laura Burns, 55 anni, «medico e pendolare», ha ascoltato da sola e in un angolo, e ti spiega di essere entrata nel pub appunto per non perderlo: «Non sono una fan della monarchia ma il momento è storico», ammette. Ma il discorso non le è piaciuto: «Carlo non ha detto niente. Certo, era commosso. Lo so, ha grosse responsabilità. Ma dopo anni d’attesa e i tanti problemi che fronteggiamo, mi sarei aspettata qualcosa di più incisivo. Non è all’altezza».