✕

Dickie Arbiter, il segretario della regina Elisabetta: “Sempre impassibile, ma ricca di humour. Per Diana soffrì”

(ansa)
Intervista all'ex segretario e portavoce della monarca appena scomparsa: "La conobbi nel 1988, andammo a fare un picnic a Balmoral Mi disse: 'Io lavo i piatti, tu li asciughi'".
3 minuti di lettura

EDIMBURGO - Richard Winston "Dickie" Arbiter, 82 anni, è stato il segretario e portavoce di Elisabetta II per oltre un decennio dal 1988. Pochissimi al mondo, al di fuori della famiglia, hanno conosciuto e visto da vicino, praticamente ogni giorno, la regina, scomparsa ieri a 96 anni.
Signor Arbiter, partiamo dall'inizio: il suo primo incontro con la Queen.
"Era il luglio del 1988, avevo appena iniziato e fui invitato a Balmoral. Mi venne detto: 'Preparati che tra mezz'ora andiamo a fare un picnic con la regina'. Wow. Aspettai. A un certo punto Elisabetta II spunta dal nulla. E mi fa: 'Dai, saliamo in macchina!'".

Dickie Arbiter 

E poi?
"Salgo sul Range Rover. Guida lei. Amava guidare. Arriviamo al cottage di Balmoral, mangiamo qualcosa al volo, tra posate di plastica e contenitori Tupperware. Io ero paralizzato e non ricordo le po…

EDIMBURGO - Richard Winston "Dickie" Arbiter, 82 anni, è stato il segretario e portavoce di Elisabetta II per oltre un decennio dal 1988. Pochissimi al mondo, al di fuori della famiglia, hanno conosciuto e visto da vicino, praticamente ogni giorno, la regina, scomparsa ieri a 96 anni.
Signor Arbiter, partiamo dall'inizio: il suo primo incontro con la Queen.
"Era il luglio del 1988, avevo appena iniziato e fui invitato a Balmoral. Mi venne detto: 'Preparati che tra mezz'ora andiamo a fare un picnic con la regina'. Wow. Aspettai. A un certo punto Elisabetta II spunta dal nulla. E mi fa: 'Dai, saliamo in macchina!'".

Dickie Arbiter 

E poi?
"Salgo sul Range Rover. Guida lei. Amava guidare. Arriviamo al cottage di Balmoral, mangiamo qualcosa al volo, tra posate di plastica e contenitori Tupperware. Io ero paralizzato e non ricordo le poche frasi che mi permisi di dire. A un certo punto, sparecchio e mi appresto a lavare i piatti. Ma una voce mi fa: 'No, aspetta!'".

Chi era?
"La regina Elisabetta! Che mi disse: 'Io lavo i piatti, tu li asciughi'. E così facemmo. Che meraviglia".


Le voleva bene la regina?
"Le piacevo come persona. Ma non sopportava le mie cravatte sgargianti. Una sera a una reception, davanti a tutti, mi rimproverò: 'Dickie, ancora queste orribili cravatte?'".

Aveva un gran senso dello humour, Elisabetta, vero?
"Sì, ma soprattutto sapeva rompere il ghiaccio come nessuno. Anche perché non ci si permetteva mai di parlare direttamente alla Queen. Lei parlava, tu rispondevi soltanto. Ma se la guardavi negli occhi, sì, riconoscevi il suo humour inconfondibile. E soprattutto, trattava tutti allo stesso modo".


Lei ha vissuto l'annus horribilis di Elisabetta, ossia il 1992, quando ci fu il divorzio della figlia Anna, la pubblicazione della biografia di Diana, un rogo al Castello di Windsor e il terzogenito Andrea si separò da Sarah Ferguson. Fu un'idea della regina chiamarlo così o sua?
"In realtà prese ispirazione da una lettera empatica di uno dei suoi 'amici di corrispondenza', Sir Edward Ford, ex vicesegretario privato suo ma anche del papà Giorgio VI. Quello sì, fu l'anno più difficile per lei, più degli ultimi con gli scandali di Andrea e la fuga di Harry e Meghan. E un'altra cosa più complicata fu gestire William e Harry dopo la morte di Diana. Ma ce la facemmo".

Dopo la morte di Diana, la regina fu accusata da molte teorie del complotto. Come visse quei momenti?
"A Buckingham Palace si viveva una certa esasperazione. Anche perché la regina non sopportava che si lavassero i panni sporchi in pubblico. Ma 'keep calm and carry on'. La regina è andata avanti, credendo nei suoi principi e nel senso del dovere, fino agli ultimi giorni della sua vita. Dopo la morte di Diana la accusarono di non essere triste, ma si è comportata allo stesso modo quando spirarono sua sorella, sua madre o persino Filippo. I reali, i Windsor, non devono mostrare emozioni o sentimenti, perché non vogliono essere interpretati. Per loro è come una ferita in un'armatura".


Ma per Filippo una lacrima in pubblico l'ha versata.
"Perché lui è stato davvero l'unico uomo della sua vita. Nessun altro per lei è esistito in 73 anni. E lo stesso per Filippo, nonostante fosse un piacione".

Lei ha lavorato anche per il primogenito di Elisabetta, da ieri re Carlo III. Qual era il rapporto tra madre e figlio? Si è sempre detto che Carlo sia stato un ragazzo problematico, quasi morboso con la regina.
"Ci sono stati momenti tesi, soprattutto durante la separazione da Diana. Ma Carlo ha sempre avuto un ottimo rapporto con entrambi i genitori. Il problema è che Elisabetta II è diventata regina troppo presto e ha avuto meno tempo per i suoi figli. Quindi Carlo ha sviluppato questa fobia di essere trascurato. Ma poi ha capito con il tempo. E soprattutto, lui ha avuto la possibilità di crescere William e Harry e questo lo ha fatto maturare molto".


Mentre la regina ha perso da giovanissima il suo amato padre Giorgio VI.
"È vero. Ma ciò l'ha fatta responsabilizzare in maniera straordinaria e resa il personaggio leggendario che è".

Qual è la cosa che l'ha più sorpresa di Elisabetta durante i tanti anni passati con lei?
"La sua stabilità. Il suo equilibrio. Il suo pragmatismo. Qualcuno ha detto in passato "la regina è cambiata". No. Elisabetta II non cambiava mai. Al massimo si adattava".

E cosa faceva la regina ogni giorno?
"Si svegliava, leggeva tutti i giornali, guardava la tv, si preparava per gli eventi. Amava portare a passeggio i cani corgie. E religiosamente si occupava delle 'red boxes' con i segreti di Stato".

La regina scriveva anche un diario?
"Sì. Ma credo non lo vedrete mai".