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Tutto il mondo piange Elisabetta

(reuters)
Si è spenta a 96 anni. E su Buckingham Palace spunta l’arcobaleno Carlo III nuovo re. Anche Putin la celebra: “Perdita irreparabile”
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EDIMBURGO - Piomba il silenzio. Una calma surreale. L’abisso collettivo. Nelle strade, sui treni, alla Bbc. Squillano i cellulari. Tutti si chinano. Si fermano. Per leggere la notizia, per rispetto. Il Regno Unito diventa uno scoglio di dolore. Per una volta, qui in Inghilterra, ci si guarda negli occhi tra estranei. «Really?». «You serious?». Gli occhi della nazione si gonfiano. Qualcuno inizia a piangere. Altri portano i fiori al Palazzo e a Balmoral. E come si fa a non lacrimare, se mentre Elisabetta II spirava dopo 96 anni di vita leggendaria, un arcobaleno avvolge Buckingham Palace, nell’istante in cui cambia la Storia?

Tante lacrime, siamo inglesi. Perché l’amavano tutti. Ogni generazione, ogni classe sociale, ogni politico, escluso qualche repubblicano. Ma l’inevitabile notizia, cui qualcuno ancora non crede perché la regina è stata l’unica e sola della sua vita, alla fine è arrivata. Addio &…

EDIMBURGO - Piomba il silenzio. Una calma surreale. L’abisso collettivo. Nelle strade, sui treni, alla Bbc. Squillano i cellulari. Tutti si chinano. Si fermano. Per leggere la notizia, per rispetto. Il Regno Unito diventa uno scoglio di dolore. Per una volta, qui in Inghilterra, ci si guarda negli occhi tra estranei. «Really?». «You serious?». Gli occhi della nazione si gonfiano. Qualcuno inizia a piangere. Altri portano i fiori al Palazzo e a Balmoral. E come si fa a non lacrimare, se mentre Elisabetta II spirava dopo 96 anni di vita leggendaria, un arcobaleno avvolge Buckingham Palace, nell’istante in cui cambia la Storia?

Tante lacrime, siamo inglesi. Perché l’amavano tutti. Ogni generazione, ogni classe sociale, ogni politico, escluso qualche repubblicano. Ma l’inevitabile notizia, cui qualcuno ancora non crede perché la regina è stata l’unica e sola della sua vita, alla fine è arrivata. Addio “Lilibet”, come la chiamava nonno Giorgio V quando da piccina storpiava il suo nome. Che ora, come sulla lapide di John Keats, è rimasto inciso nell’acqua e nella Storia. Se ne è andata con quel sorriso favoloso e irresistibile, come l’ultima volta che l’abbiamo vista, due giorni fa. Quando la sovrana, che fino a ieri aveva regnato più a lungo di tutti tra i viventi, ha dato commiato al mondo, mentre stringeva la sua mano livida alla nuova prima ministra britannica Liz Truss. La quindicesima della sua reggenza, in primis Winston Churchill.


L’inevitabile “The Queen is dead”, come cantavano gli Smiths, è ora un requiem mondiale, tra le Union Jack di Londra e del Regno Unito reduci del Giubileo di Platino di giugno. Che ha celebrato i leggendari 70 anni sul trono della sovrana ma che, dietro la maschera festosa, era in realtà un malinconico, lento addio. Lei però, come nell’incontro con Truss dell’altro giorno e come dopo la morte dell’amato Filippo, aveva dimostrato fino all’ultimo il suo inossidabile “senso del dovere”. Salutando tutti dalla balconata con la famiglia e lo sbizzarrito principino Louis, ringraziando il Paese e il mondo di un affetto sconfinato, a tratti irrazionale. “Never complain, never explain”, ripeteva ai suoi e a se stessa. Mai lamentarsi, mai spiegare.


Elisabetta II, la più longeva regnante della storia ufficiale seconda soltanto a Luigi XIV che ascese al trono a quattro anni, ieri è morta a Balmoral. La residenza estiva scozzese, che forse amava più di tutte, anzi “dove era più felice”, hanno spesso raccontato i suoi ex servitori. Qui, in questa tenuta intorno al maestoso castello baronale neogotico, andava spesso a cavallo, faceva trekking su colline e montagne intorno, quando non aveva i recenti “problemi di mobilità” che l’hanno afflitta alla fine del suo lungo viaggio. E si divertiva con i turisti, che a volte neanche la riconoscevano, ma lei gli scattava le foto. Lilibet, quante ne ha combinate. Perché Elisabetta II era così. Le piaceva scherzare, rovinare quel protocollo noioso. Anche se nel frattempo si stava rimpicciolendo e non riusciva più a muoversi. A differenza della Regina Madre, alla sedia a rotelle ha detto sempre di no.


Quando alle 12.40 di ieri arriva uno strano comunicato di Buckingham Palace, il sangue di tutti inizia a pulsare forte. «Sua maestà è stata posta sotto controllo medico. I dottori sono preoccupati. I familiari della sovrana sono stati avvertiti». Ma no. Non può essere. Poche ore dopo la Bbc scrive sul suo sito: «Qualcuno dal palazzo dice che in realtà sarebbe “soltanto” caduta». Ma la drammatica realtà, minuto dopo minuto, inizia ad oscurare la giornata.


Tutti i figli di Elisabetta, Carlo con la consorte Camilla, Anna, Edoardo con Sophia Wessex e anche il famigerato Andrea, si fiondano a Balmoral. William pure, in quanto ora primo erede al trono, e dall’aeroporto di Aberdeen guida un suv con tutti i familiari. A parte l’oramai a lui antipatico fratello Harry, che è in Europa per caso per un tour di discorsi, ma arriverà più tardi da solo. Senza Meghan, però, rimasta a Frogmore Cottage. Assente anche Kate, a pochi metri di distanza dall’odiata americana, con i tre figli. A Westminster, intanto, il ministro Zahawi passa un bigliettino in aula a Liz Truss, che sbianca. Poi twitta: «Il Paese è profondamente preoccupato». Lo stesso sui banchi dell’opposizione. Oramai delle bollette congelate per due anni grazie a un pacchetto di 180 miliardi del nuovo governo, non importa più niente a nessuno.


La Bbc sospende la normale programmazione. I giornalisti in onda vestono improvvisamente di nero. Qualcuno balbetta. Dalle 18, nessuno, da Buckingham Palace al governo, risponde più al telefono.


Passano pochi minuti. Alle 18.30 dell’8 settembre 2022, the end. La Bbc, annuncia il presentatore Huw Edwards, «ha una importante notizia da dare. Buckingham Palace ha appena comunicato che Sua Maestà, Elisabetta II, è morta». Scocca uno smarrimento epocale. Il principe Carlo diventa immediatamente “His Majesty Charles III”. Dopo pochi minuti, Carlo III ricorda «mammina»: «La mia amata madre se n’è andata. È un momento di grande tristezza per la nostra famiglia, anche se siamo consolati da un affetto così grande».


God save the King. Così oggi cambierà lo storico inno britannico, così l’immagine sulle sterline e le cassette rosse della posta, così la prima ministra Liz Truss ha salutato il nuovo re, omaggiando la “Queen” come «la roccia di questo Paese», che ora spera di non sgretolarsi senza quella mamma e nonna mondiale, ieri ricordata da tutti i leader del globo, perfino dal nemico Vladimir Putin, («perdita irreparabile») tra commozione, affetto e infinito rispetto.


“London Bridge is down”. È caduto il ponte di Londra, come da messaggio in codice dei Windsor e del governo. Se a Buckingham Palace fiorisce un arcobaleno, in Scozia, intorno a Balmoral, è tempesta. Il feretro della regina Elisabetta II rimarrà a Edimburgo per qualche giorno, alla Holyrood House e alla chiesa di Sant’Egidio, prima che la bara torni in treno a Londra dalla stazione Waverley, per i maestosi funerali di Stato tra nove giorni. Il suo amato marito Filippo, morto l’anno scorso, era proprio il Duca di Edimburgo. Ora i due torneranno insieme, sepolti nella cappella di San Giorgio nel castello Windsor. Del resto, Lilibet ce l’aveva detto, quando eravamo tutti affitti dalla pandemia: “We’ll meet again”. Ci incontreremo, di nuovo. Mentre noi versiamo un’ultima lacrima.