L'eredità della regina Elisabetta: a Carlo un impero immobiliare e societario da 15 miliardi di sterline
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniIl "Guardian" stima in un miliardo di sterline il valore del ducato di Cornovaglia passato dal nuovo monarca al figlio William
LONDRA – “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. La proverbiale frase coniata da Tomasi de Lampedusa in quello che è probabilmente il più famoso romanzo italiano nel mondo, Il gattopardo, è la filosofia che Elisabetta II applicava al proprio patrimonio, rivela stamane al Financial Times una fonte vicina ai Windsor. Significa che la regina ha amministrato per settant’ani la sua considerevole fortuna accettando di adeguarsi alle esigenze dei tempi, ma senza rinunciare ai previlegi della casta: un gattopardismo in salsa reale. Ora re Carlo III ha ereditato il tesoro che faceva di sua madre una delle donne più ricche del pianeta: proseguirà nello stesso solco o adotterà modifiche radicali, come auspicano alcuni, per modernizzare la monarchia britannica perlomeno dal punto di vista finanziario?
La famiglia reale è soprannominata the firm, la ditta, perch&eacu…
LONDRA – “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. La proverbiale frase coniata da Tomasi de Lampedusa in quello che è probabilmente il più famoso romanzo italiano nel mondo, Il gattopardo, è la filosofia che Elisabetta II applicava al proprio patrimonio, rivela stamane al Financial Times una fonte vicina ai Windsor. Significa che la regina ha amministrato per settant’ani la sua considerevole fortuna accettando di adeguarsi alle esigenze dei tempi, ma senza rinunciare ai previlegi della casta: un gattopardismo in salsa reale. Ora re Carlo III ha ereditato il tesoro che faceva di sua madre una delle donne più ricche del pianeta: proseguirà nello stesso solco o adotterà modifiche radicali, come auspicano alcuni, per modernizzare la monarchia britannica perlomeno dal punto di vista finanziario?
La famiglia reale è soprannominata the firm, la ditta, perché in effetti controlla un vasto impero immobiliare e societario, di cui Elisabetta fino alla morte e adesso Carlo sono in pratica il Ceo, l’amministratore delegato. Il più importante titolo di questo pacchetto è la Crown Estate, la Proprietà della Corona: un portafoglio che vale 15 miliardi e mezzo di sterline (circa 17 miliardi di euro), composto da vaste porzioni di case e palazzi nel centro di Londra, tra cui quasi tutti gli edifici di Regent Street e di St. James, oltre a centri industriali, terreni agricoli e perfino il letto del mare fino a 12 miglia nautiche dalla costa, un investimento assai fruttuoso da quando viene usato per sviluppare energia eolica. Ma dal 1760 il monarca di turno ha permesso che la Crown Estate sia amministrata per suo conto dallo Stato: i profitti vanno a finire nelle casse del ministero del Tesoro, che in cambio paga uno “stipendio annuale” (prima a Elisabetta, adesso a Carlo) noto come “Sovrain Grant” (Sussidio Sovrano). Nel 2021-2022 tale fondo è stato di 86 milioni di sterline (circa 100 milioni di euro). In passato il Sussidio Sovrano equivaleva al 15 per cento dei profitti della Crown Estate, ma nel 2016 è stato aumentato al 25 per cento per permettere alla regina di affrontare le ingenti spese di un decennale restauro di Buckingham Palace che costerà 369 milioni di sterline.
In un certo senso si può dire che Carlo si pagherà da solo lo stipendio da re, usando i proventi di proprietà che formalmente gli appartengono. Di fatto il Crown Estate è suo soltanto nominalmente: il salario gli arriva da guadagni amministrati dallo Stato e in ultima analisi dal popolo. Ma è un modesto sacrificio pubblico, pari a 1 sterlina e 29 penny a persona, in cambio della quale i contribuenti possono contare su pressappoco 2 miliardi di sterline di entrate l’anno che la famiglia reale fa guadagnare al Paese con il turismo e l’indotto che ci gira intorno: nel 2019, l’anno prima delle restrizioni per la pandemia, 40 milioni di stranieri hanno visitato il Regno Unito, in non piccola parte attirati dal cambio della guardia a Buckingham Palace e da tutte le altre residenze, attività e souvenir legati ai Windsor.
Buckingham Palace e il castello di Windsor, a proposito, sono usati dal monarca, ma appartengono allo Stato. La regina, tuttavia, ha lasciato al figlio anche enormi beni che erano di sua esclusiva proprietà. Per restare in tema di residenze, Carlo ha ereditato il castello di Balmoral in Scozia dove la regina passava le vacanze estive (e dove è spirata) e la magione di Sandringham nel Norfolk dove trascorreva tradizionalmente il Natale, entrambi da secoli di proprietà reale. Poi gli ha lasciato il Ducato di Lancaster, una serie di proprietà che appartengono alla famiglia reale dal 1399 distribuite fra Londra e terreni in Chesire, Lancashire, Staffordshire e Yorkshire, con un valore di 653 milioni di sterline (720 milioni di euro) e profitti nel 2022 per 24 milioni di sterline: è da queste entrate che Elisabetta distribuiva una “paghetta” a figli e nipoti. La regina era inoltre proprietaria di una formidabile collezione di opere d’arte e francobolli, cui aggiungere la sua scuderia di pregiati cavalli da corsa. Come principe di Galles, il titolo che aveva in quanto erede al trono, Carlo era a sua volta proprietario del Ducato di Cornovaglia, possedimenti che includono le isole di Scilly, parti del Dartmoor, lo stadio di cricket di Londra e grandi fattorie produttrici di marmellate e molto altro, con un valore di 1 miliardo di sterline (1 miliardo e 150 milioni di euro) e profitti annuali di 23 milioni, che ora il neo-re lascia in eredità al figlio William.
Tutti questi lasciti, da Elisabetta a Carlo, da Carlo a William, sono “tax free”, perché i reali sono esclusi dalle tasse ereditarie. In compenso, dalla metà degli anni ’90 la regina ha volontariamente deciso di pagare le tasse sui propri profitti privati. In aggiunta a tutto questo ci sono i patrimoni dei singoli membri della royal family: William e Harry, per esempio, hanno ereditato decine di milioni di sterline alla morte della madre Diana; e il principe Filippo aveva accumulato anche lui una fortuna personale di svariati milioni. Si dice che il suo testamento resterà segreto per cent’anni proprio per mantenere riservatezza sui beneficiari dell’eredità.
Fatte le somme, si capisce perché il 30 per cento di repubblicani della popolazione britannica chieda che la famiglia reale si mantenga con i propri soldi, senza ricevere niente dallo Stato, a eccezione delle spese per la sicurezza del re e dei suoi familiari più stretti (che sono molto più alte del Sussidio Sovrano). In passato Carlo sembrava propenso a cambiare qualcosa del sistema che finanzia i Windsor: si vedrà se per cambiare davvero o, secondo la massima del Gattopardo, per non cambiare niente. In materia di finanze reali, c’è un ultimo punto su cui meditare: quando nel 1989 il Times di Londra cominciò a pubblicare la lista dei mille personaggi più ricchi del regno, la regina Elisabetta era il numero uno, la più ricca di tutti. Dal 2015 non entrava più fra i primi 300 della classifica, spodestata da sceicchi russi, magnati indiani e (prima della guerra in Ucraina) petrolieri russi, che hanno scelto di vivere in Gran Bretagna.