Il Regno dis-Unito di Carlo III: il nuovo sovrano inizia il tour di Scozia, Irlanda e Galles. Ma le spinte all'addio a Londra sono sempre più forti
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA – La prima missione di Carlo III è cercare di tenere unito il suo regno. Il nuovo re parte domani per Edimburgo, martedì andrà a Belfast e venerdì a Cardiff, accompagnato dalla regina consorte Camilla, in un viaggio nelle tre regioni che minacciano con diversa enfasi la secessione: la Scozia vuole organizzare un referendum per l’indipendenza entro il 2023, in Irlanda del Nord gli indipendentisti dello Sinn Fein hanno vinto le ultime elezioni e puntano alla riunificazione con la repubblica d’Irlanda, in Galles un quarto della popolazione è favorevole a separarsi dalla Gran Bretagna e l’antipatia verso l’uomo appena diventato sovrano è ancora più alta. Carlo vuole evitare che la sua successione alla madre Elisabetta II venga ricordata nei libri di storia come il tempo del “Regno DisUnito”, in cui uno Stato composto da quattro nazioni differenti (la quarta ovviamente è l’Inghilt…
LONDRA – La prima missione di Carlo III è cercare di tenere unito il suo regno. Il nuovo re parte domani per Edimburgo, martedì andrà a Belfast e venerdì a Cardiff, accompagnato dalla regina consorte Camilla, in un viaggio nelle tre regioni che minacciano con diversa enfasi la secessione: la Scozia vuole organizzare un referendum per l’indipendenza entro il 2023, in Irlanda del Nord gli indipendentisti dello Sinn Fein hanno vinto le ultime elezioni e puntano alla riunificazione con la repubblica d’Irlanda, in Galles un quarto della popolazione è favorevole a separarsi dalla Gran Bretagna e l’antipatia verso l’uomo appena diventato sovrano è ancora più alta. Carlo vuole evitare che la sua successione alla madre Elisabetta II venga ricordata nei libri di storia come il tempo del “Regno DisUnito”, in cui uno Stato composto da quattro nazioni differenti (la quarta ovviamente è l’Inghilterra) va in pezzi.
Lo scopo ufficiale della visita è un altro: incontrare i leader locali per ricevere le condoglianze per la morte di Elisabetta. A Edimburgo, inoltre, Carlo presenzierà alle prime funzioni di solenne cordoglio davanti alla bara della regina, trasportata ieri dal castello di Balmoral alla capitale scozzese, prima tappa del mesto ritorno della salma a Londra. Ma non è un caso che sia presente anche la prima ministra Truss. E che, subito dopo l’incontro di rito nella capitale britannica con i leader del Parlamento, concentri l’attenzione sulle regioni in cui serpeggiano da tempo sentimenti separatisti e antimonarchici.
In Scozia, dove il re incontrerà la premier del governo autonomo locale Nicola Sturgeon, c’è affetto per Elisabetta, anche per il forte legame che la sovrana ha sempre avuto con Balmoral, ma non lo stesso rispetto per il suo successore. In maggio, un sondaggio ha rivelato che solo il 45 per cento degli scozzesi è favorevole a mantenere la monarchia (contro il 60 per cento in tutto il Paese) e il 36 per cento pensa che la morte della regina sarebbe il momento giusto per diventare una repubblica. All’epoca del referendum sull’indipendenza del 2016 (vinto 55-45 per cento da chi voleva restare nel Regno Unito), l’allora premier indipendentista scozzese Alex Salmond sosteneva che, in caso di secessione, la Scozia avrebbe mantenuto la regina come capo di Stato, in modo simile a quanto fanno Australia, Nuova Zelanda, Canada e un’altra decina di ex-colonie britanniche (anch’esse ora orientate a passare al sistema repubblicano). Ma l’attuale premier scozzese Sturgeon appare meno entusiasta di conservare un legame con la monarchia se verrà realizzato il sogno dell’indipendenza.
In Irlanda del Nord, dove Carlo avrà incontri sia con i leader indipendentisti che con gli unionisti, perfino tra questi ultimi c’è scarso entusiasmo per Carlo: “Preferirei che dopo Elisabetta fosse arrivato sul trono William”, dice all’Observer Carol Irwin, dopo avere deposto una corona di fiori a un murale sulla regina nel quartiere protestante e filo-britannico di Belfast. Nel quartiere cattolico e indipendentista della città, la gente alza le spalle: “Principe o re per noi non fa differenza, Carlo non è il nostro monarca”. Tra i problemi provocati dalla Brexit e il cambiamento demografico che vede crescere la popolazione cattolica mentre quella protestante diminuisce (uno dei motivi della recente vittoria elettorale dello Sinn Fein, il partito indipendentista nord-irlandese), l’ipotesi di un referendum per la secessione dal Regno Unito cresce anche in Irlanda del Nord.
In Galles ancora non si parla di referendum per l’indipendenza, ma l’antipatia per Carlo è assai diffusa, nonostante il suo titolo ufficiale fino a quando è salito al trono (ora passato al figlio William), fosse appunto di principe “di Galles”. Tanto è vero che nei giorni scorsi è stata lanciata una petizione per abolire il titolo in quanto tale, perché viene visto come una storica forma sottomissione all’Inghilterra. “Elisabetta era molto giovane quando è diventata regina e ha avuto tutto il tempo di rafforzare un legame con il Galles”, commenta Marion Loeffer, docente dell’università di Cardiff. “Re Carlo è un uomo già anziano”. Concorda Craig Prescott, un esperto sulla monarchia alla Bangor University: “C’è un crescente movimento indipendentista in Galles, basato su una forte identità gallese”. Se la secessione di Scozia e Irlanda del Nord fosse un successo, il Galles potrebbe essere tentato di seguirne l’esempio. La strada per evitare di ritrovarsi re di un Regno Disunito è dunque tutta in salita per Carlo III.