La parlamentare europea dei Verdi tedeschi Alexandra Geese: "Giorgia Meloni premier un bene perché è una donna? No, vuole rimandarci dietro ai fornelli"
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - I Verdi tedeschi temono una spaccatura in Europa, se Giorgia Meloni dovesse diventare premier con la coalizione di centrodestra: il rischio è che una convergenza con Polonia e Ungheria possa scardinare gli equilibri in seno al Consiglio e indebolire le democrazie. Parla Alexandra Geese, parlamentare europea dei Verdi e promotrice, ai tempi della definizione del Recovery Fund, di “Half of it”, iniziativa per destinare metà delle risorse a misure a favore delle donne. E a Geese l’idea che una donna premier possa essere una conquista di per sé la fa sorridere: “Trovo incredibile questa lettura dei fatti. Meloni è leader di un partito che è contrario ai diritti delle donne e vuole rimandarle dietro ai fornelli”.
Geese, non sarebbe una vittoria per le donne se Giorgia Meloni diventasse premier?
“Io trovo incredibile questa lettura dei fatti. Certo che ci vogliono delle donne in politica, nelle sedi decisional…
BERLINO - I Verdi tedeschi temono una spaccatura in Europa, se Giorgia Meloni dovesse diventare premier con la coalizione di centrodestra: il rischio è che una convergenza con Polonia e Ungheria possa scardinare gli equilibri in seno al Consiglio e indebolire le democrazie. Parla Alexandra Geese, parlamentare europea dei Verdi e promotrice, ai tempi della definizione del Recovery Fund, di “Half of it”, iniziativa per destinare metà delle risorse a misure a favore delle donne. E a Geese l’idea che una donna premier possa essere una conquista di per sé la fa sorridere: “Trovo incredibile questa lettura dei fatti. Meloni è leader di un partito che è contrario ai diritti delle donne e vuole rimandarle dietro ai fornelli”.
Geese, non sarebbe una vittoria per le donne se Giorgia Meloni diventasse premier?
“Io trovo incredibile questa lettura dei fatti. Certo che ci vogliono delle donne in politica, nelle sedi decisionali, che fanno l'interesse di tutta la società e in particolare delle donne. Ma Meloni è una donna che fa la leader di un partito politico che in realtà è contrario ai diritti delle donne, che vuole rimandarle a casa e dietro ai fornelli, che è ambiguo sull'aborto e attacca le persone Lgbt. Questo è tutto fuorché autodeterminazione, e non serve, anzi danneggia la causa delle donne. Per esempio: se si parla di 'devianze' riferendosi ai comportamenti criminali è un conto. Ma il sospetto è che Meloni abbia usato quel termine per attaccare stili di vita e libertà personali. Anche delle donne".
Cos'è che la preoccupa di più se Meloni dovesse diventare primo ministro insieme alla coalizione di centrodestra?
“Meloni parla di 'ideologia di genere'. Ed è un termine che usano partiti e movimenti di destra che vogliono attaccare valori iscritti nella nostra Costituzione, che vogliono ridurre le libertà sessuali, le libertà nelle scelte di vita. Questo richiamo alla famiglia tradizionale è un attacco esplicito a qualsiasi famiglia alternativa e vuole opporre una forma di famiglia sopra le altre. Mi sembra una cosa estremamente preoccupante. E poi mi fa paura il discorso sull'immigrazione. Siamo un continente di migranti. L'immigrazione fa parte del nostro dna e cercare di escludere i migranti dalle nostre società le spacca ulteriormente. E poi fa molta paura la possibilità che Meloni crei divisioni gravi in seno al Consiglio europeo”.
Alleandosi con Polonia e Ungheria?
“Sì, avremmo tre governi di estrema destra in Europa, di cui un membro fondatore della Ue. E abbiamo visto, soprattutto in Ungheria ma anche in Polonia, come la destra al governo abbia prodotto un grave attacco alle istituzioni democratiche, ai sistemi giudiziari, alla libertà della stampa, ai diritti civili. È qualcosa che temo anche per l'Italia. Rischiamo di avere un asse nel Consiglio di tre Paesi grandi con un rapporto ambiguo con la democrazia. Una deriva preoccupante, per la tenuta dell’Europa”.
Meloni ha accennato spesso alla volontà di riportare sovranità in Italia, di limitare i poteri della Ue.
“E’ molto pericoloso soprattutto in questa fase. Stiamo affrontando crisi gravissime che richiedono la massima unità e che vanno affrontate a livello globale, come la crisi climatica o energetica. Non è un momento in cui possiamo permetterci di essere divisi, considerando anche la guerra di Putin contro l'Ucraina. Putin non vuole fare altro che spaccare l'Europa”.
Meloni però si professa atlantista. Anche se i suoi alleati, Salvini e Berlusconi continuano a essere a dir poco ambigui con la Russia.
“Due partiti su tre della coalizione di centrodestra che potrebbe governare l’Italia da ottobre sono filoputiniani. C’è da chiedersi quale posizione dell’Italia prevarrà effettivamente, sul palcoscenico internazionale. Perché Putin, ovviamente, vorrà sfruttare proprio queste divisioni”.
Il suo partito è sempre stato estremamente critico con la Russia e la Cina, contrario a Nord Stream. Che posizione avrà secondo lei il governo Scholz con l’Italia di Meloni?
“Credo che Annalena Baerbock, la nostra ministra degli Esteri – ma con lei anche tutto il governo - prenderanno una posizione chiara a favore della democrazia, a favore dei diritti e a favore dell'unità dell'Unione Europea”.
Meloni vuole anche rinegoziare il Pnrr.
“Lo ritengo grave. Dei 750 miliardi stanziati a livello europeo, 200 andranno all'Italia. E ovviamente il tempismo conta: un’interruzione sarebbe dannosa per l’Italia e l’Europa. In più siamo in una fase in cui, più che mai, dobbiamo fare il passaggio alle energie rinnovabili per non essere continuamente ricattati dalla Russia sul gas e abbiamo bisogno urgentemente di energia e quindi la priorità assoluta sarebbe applicare implementare il piano che ha stilato il precedente governo che prevede interventi in questo senso. Rifare il Pnr richiederebbe tempo al nuovo governo italiano per definire i propri obiettivi, i progetti e richiederebbe tempo ulteriore alla Commissione Europea e al Consiglio per poter dare il loro assenso. Quindi una perdita di tempo inutile e grave in questo in questo momento di grandissima urgenza economica, energetica e climatica? Meloni non l’ha visto, quest’estate, il Po prosciugato? La crisi climatica è grave, e i fondi del Pnrr sono pensati anche per affrontarla in modo serio”.