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Riflettori puntati su Samarcanda: Putin, Xi e Modi attesi per l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai

Putin e Xi a Vladivostok nel 2018 (reuters)
La Sco è una  compagine che mette assieme Cina, Russia, India, Pakistan, Kazakhstan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tajikistan e che quest'anno vedrà l’ingresso ufficiale dell’Iran oltre ad avere “partner di dialogo” del peso della Turchia a cui si aggiungeranno presto Arabia Saudita, Qatar ed Egitto
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MOSCA-PECHINO - Copre il 60% del territorio dell’Eurasia, raggruppa il 40% della popolazione mondiale e i Paesi che ne fanno parte generano un terzo del Pil dell’intero globo. A lungo snobbata dall’Occidente, rimasta ai margini delle agende dei vertici internazionali, con la vicinanza sempre più stretta tra Cina e Russia e lo spostamento verso Oriente degli equilibri globali il mondo torna a (ri)scoprire la Sco, l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. Una compagine che mette assieme Cina, Russia, India, Pakistan, Kazakhstan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tajikistan. Che vedrà l’ingresso ufficiale dell’Iran e che ha “partner di dialogo” del peso della Turchia a cui si aggiungeranno presto Arabia Saudita, Qatar ed Egitto.

MOSCA-PECHINO - Copre il 60% del territorio dell’Eurasia, raggruppa il 40% della popolazione mondiale e i Paesi che ne fanno parte generano un terzo del Pil dell’intero globo. A lungo snobbata dall’Occidente, rimasta ai margini delle agende dei vertici internazionali, con la vicinanza sempre più stretta tra Cina e Russia e lo spostamento verso Oriente degli equilibri globali il mondo torna a (ri)scoprire la Sco, l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. Una compagine che mette assieme Cina, Russia, India, Pakistan, Kazakhstan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tajikistan. Che vedrà l’ingresso ufficiale dell’Iran e che ha “partner di dialogo” del peso della Turchia a cui si aggiungeranno presto Arabia Saudita, Qatar ed Egitto.

I riflettori si riaccendono in vista del summit di Samarcanda del 15-16 settembre. Quando Xi tornerà a viaggiare da quel lontano gennaio 2020. Dove incontrerà l’amico Putin. E il vicino Modi. Per ribadire, a maggior ragione ora, che esiste un altro ordine al di là di quello imposto dall’Occidente.

I "tre mali"

Nata nel 2001 per combattere i “tre mali” (estremismo, terrorismo, separatismo), la Sco a trazione sino-russa è molto cambiata, dalla cooperazione militare alla collaborazione economica. “È un incontro molto importante: dopo due anni i leader si vedranno di persona. Non c'è dubbio che la Sco non è ancora in grado di competere con la Nato o il G7, ma non è questo il punto. È cresciuta e continua ad ampliare l’agenda. È il solo fatto di riunirsi insieme che manda un segnale. La loro presenza serve a certificare che esiste un ordine alternativo, a creare un nuovo mondo”, ragiona, da Singapore, Raffaello Pantucci, analista e autore del recente saggio Sinostan. “Ognuno ha le proprie ragioni per parteciparvi, ma il concetto che li tiene legati è questo”. 

L'ingresso dell'Iran

L’ingresso dell’Iran è interessante. “I russi lo hanno sempre caldeggiato, erano i cinesi quelli ostili. Pechino era preoccupata che la Sco diventasse un qualcosa di anti-Occidente. Far entrare Teheran ora dimostra come la strategia cinese è cambiata”.

Saltate le alleanze dopo il lancio della “operazione militare speciale” in Ucraina, Putin sta cercando di costruire quello che alcuni analisti hanno battezzato “asse degli autocrati” che sta portando la Russia sempre più vicino non solo alla Cina, ma anche a Iran e Corea del Nord. A destare più preoccupazione in Occidente è la partnership “senza limiti” stretta con Xi lo scorso febbraio in contrapposizione a “un ulteriore allargamento della Nato” e che verrà rinsaldata dal loro incontro. Negli ultimi mesi la relazione ha fatto un salto di qualità: militare, energetico e finanziario. Pechino non fornirà armi direttamente a Mosca, ma ha inviato 2mila uomini alle esercitazioni militari Vostok. Negli stessi giorni, a Vladivostok, Russia e Cina hanno stretto accordi per il pagamento delle forniture di gas russo in yuan e rubli, un passo verso l’indipendenza dal dollaro, e anche discusso la costruzione di due gasdotti.

Ci vorrà tempo prima che la rotta venga completata e che la Russia possa dirottare il gas invenduto all’Europa verso Est perché le attuali infrastrutture sono sature. Ma, benché a costo di ingenti sconti, Mosca ha intanto soppiantato l’Arabia Saudita come primo fornitore di greggio della Cina. Putin può contare anche sul sostegno politico della Cina che, benché non abbia sostenuto apertamente l’offensiva in Ucraina, ha accusato gli Stati Uniti di essere il "principale istigatore" del conflitto, rilanciando le tesi del Cremlino. Il loro vertice potrebbe essere un suggello della relazione. “Nemmeno la frenata delle truppe russe in Ucraina cambierà il rapporto tra i due”, dice Pantucci. Per Xi, soprattutto, questo viaggio servirà a dimostrare il suo successo personale e ribadire che Pechino non è per niente isolata sulla scena mondiale”.