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Gli ucraini avanzano fino al confine russo: “Svelate nuove torture”

(reuters)
La controffensiva ucraina ha preso più di ottomila chilometri quadrati in sei giorni. Ieri in serata la rappresaglia di Mosca con attacchi alle linee elettriche della regione
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KIEV - Come tutte le manovre della Russia in Ucraina, anche la rappresaglia di ieri sera contro la rete elettrica delle città dell'est era stata prevista con largo anticipo. Vorranno vendicarsi della disfatta nella regione di Kharkiv con attacchi contro le linee elettriche, è la prossima fase e sarà un misto di operazioni di hacker e di bombardamenti aveva annunciato venerdì il vice ministro del Digitale, Georgii Dubynskyi, e ieri le grandi città dell'est ucraino, Kharkiv, Dnipro e Zaporizhzhia sono rimaste al buio e senz'acqua - perché in molti casi senza energia elettrica non funziona la rete idrica.

E' una punizione collettiva contro milioni di civili e a questo punto dell'invasione non è una cosa nuova. "Anche attraverso tenebre impenetrabili, l'Ucraina e il mondo civilizzato vedono con chiarezza questi atti terroristici. Missili diretti in modo cinico e deliberato contro infrastrutture civili vit…

KIEV - Come tutte le manovre della Russia in Ucraina, anche la rappresaglia di ieri sera contro la rete elettrica delle città dell'est era stata prevista con largo anticipo. Vorranno vendicarsi della disfatta nella regione di Kharkiv con attacchi contro le linee elettriche, è la prossima fase e sarà un misto di operazioni di hacker e di bombardamenti aveva annunciato venerdì il vice ministro del Digitale, Georgii Dubynskyi, e ieri le grandi città dell'est ucraino, Kharkiv, Dnipro e Zaporizhzhia sono rimaste al buio e senz'acqua - perché in molti casi senza energia elettrica non funziona la rete idrica.

E' una punizione collettiva contro milioni di civili e a questo punto dell'invasione non è una cosa nuova. "Anche attraverso tenebre impenetrabili, l'Ucraina e il mondo civilizzato vedono con chiarezza questi atti terroristici. Missili diretti in modo cinico e deliberato contro infrastrutture civili vitali", ha detto il presidente Zelensky.

È da vedere per quanto tempo durerà questo stato di cose mentre si va verso l'inverno ucraino e intanto ci si arrangia (chi può) con i generatori diesel, ma è chiaro che si tratta della vendetta non militare della Russia per il tracollo militare degli ultimi sei giorni. In questi giorni alcuni commentatori sui canali tv russi, che spesso parlano per iperboli e invocano reazioni durissime, avevano chiesto questo tipo di bombardamenti con lo scopo di lasciare al buio e senza riscaldamento le città per punire gli ucraini e mitigare l'umiliazione. Sono stati accontentati.

Ieri il ministero della Difesa russo non ha commentato la perdita di terreno durante il briefing quotidiano sulla cosiddetta "operazione speciale", ma la mappa che viene aggiornata ogni mattina mostrava - senza che nessuno spiegasse il perché - che le truppe russe si sono ritirate dietro il fiume Oskil, che fa da ostacolo all'avanzata dei soldati ucraini. In pratica la presenza russa nella regione russofona di Kharkiv, che confina con la Russia, è ridotta quasi a zero.

La controffensiva ucraina - che però i soldati preferiscono chiamare "liberazione" - ha preso più di ottomila chilometri quadrati in sei giorni con perdite minime. Al punto che i soldati di Kiev sono saliti fino al confine con la Russia senza incontrare alcuna resistenza ed è lo stesso confine dal quale le colonne russe avevano fatto irruzione durante le prime ore del 24 febbraio. Questo cambia i calcoli dei russi a ridosso di quell'area: alcune basi militari e molte postazioni di tiro usate per lanciare razzi contro la città di Kharkiv ora sono alla portata dell'artiglieria ucraina e dovranno spostarsi e anche la città russa di Belgorod adesso è esposta. Ieri sera a Belgorod ci sono state esplosioni e anche un blackout elettrico.

La deputata Mariana Bezhula, vice del Comitato parlamentare per la Sicurezza nazionale, la Difesa e l'intelligence, in questi giorni è sulla linea del fronte - dove ancora i giornalisti non possono accedere - e dice a Repubblica che i civili nelle aree liberate reagiscono con euforia e sollievo all'arrivo dei soldati ucraini. "Molti non ci speravano più, hanno aspettato per sei mesi, avevano perso le speranze e si chiedevano se le cose sarebbero mai tornate come prima. C'è anche molto dolore. In questi giorni i russi non hanno abbandonato soltanto carri armati e montagne di equipaggiamento militare, abbiamo trovato anche centri di detenzione per i civili e camere di tortura e ci sono tutti i segni che sono state usate. E' ancora presto per dire di più perché la Procura ha mandato i suoi uomini a raccogliere prove e a investigare, ma è possibile dire che ci sono state violenze sui civili ucraini".

Temete di trovare una nuova Bucha e una nuova Irpin? "Sì è possibile, ma ora è ancora troppo presto per parlare". Bezhula spiega che l'avanzata è stata così veloce che ora il controspionaggio e i servizi di sicurezza si trovano davanti a un compito enorme, devono capire se ci sono ancora elementi pericolosi, infiltrati e collaborazionisti. "Hanno persino abbandonato qui i maestri russi che avevano fatto trasferire nei territori occupati per insegnare il programma scolastico russo ai bambini occupati, ma su questo non posso commentare oltre".


In questa situazione la spinta ucraina nel Donbass sulla scia dell'avanzata formidabile più a nord non ottiene per ora risultati chiari. I soldati di Kiev sono tornati sulla linea che collega la città di Lyman a Lysychansk, entrambe perse a giugno, ma non ci sono notizie di ritiri da parte dei soldati russi e tantomeno prove. La controffensiva comincia a incontrare i suoi limiti.