Rushdie, a un mese dall'attentato cala il silenzio sulle sue condizioni di salute
di Massimo Basile , di Massimo BasileNEW YORK - Sulle condizioni di salute di Salman Rushdie è calato il silenzio, mentre la procura ha chiesto altri trenta giorni per analizzare 30mila file che riguardano l’attentatore. A un mese dall’accoltellamento dello scrittore anglo-indiano, aggredito il 12 agosto poco prima di un intervento al festival letterario di Chautauqua, New York, tutto è entrato dentro la bolla dell’attesa. Attesa che le condizioni di Rushdie, colpito dieci volte, al collo, all’addome, all’occhio destro, torace e gamba, migliorino. Attesa che si definisce il quadro accusatorio nei confronti di Hadi Matar, 24 anni, arrivato a Chautauqua dal New Jersey con l’obiettivo di uccidere lo scrittore e attuare la fatwa, la condanna a morte, decretata nell’88 quando l’attentatore non era ancora nato.
NEW YORK - Sulle condizioni di salute di Salman Rushdie è calato il silenzio, mentre la procura ha chiesto altri trenta giorni per analizzare 30mila file che riguardano l’attentatore. A un mese dall’accoltellamento dello scrittore anglo-indiano, aggredito il 12 agosto poco prima di un intervento al festival letterario di Chautauqua, New York, tutto è entrato dentro la bolla dell’attesa. Attesa che le condizioni di Rushdie, colpito dieci volte, al collo, all’addome, all’occhio destro, torace e gamba, migliorino. Attesa che si definisce il quadro accusatorio nei confronti di Hadi Matar, 24 anni, arrivato a Chautauqua dal New Jersey con l’obiettivo di uccidere lo scrittore e attuare la fatwa, la condanna a morte, decretata nell’88 quando l’attentatore non era ancora nato.
Una ricompensa da tre milioni di dollari era stata promessa a chiunque fosse riuscito a uccidere Rushdie, costretto a vivere sotto protezione per trent’anni. Matar non ha mai letto neanche il libro considerato blasfemo, “Versi Satanici”, dall’ayatollah e leader supremo dell’Iran Ruhollah Khomeini. Dettagli che definiscono la follia, ma niente aggiungono all’inchiesta, che domani, martedì, vedrà un nuovo atto in tribunale: Matar si presenterà davanti al giudice su richiesta del suo legale, Nathaniel Barone, con l’obiettivo di contestare la richiesta della procura di allungare ulteriormente i tempi. Il procuratore distrettuale ha detto sei giorni fa che verranno esaminati 30 mila file e altre prove raccolte dagli investigatori per capire quali sono state le motivazioni di Matar e se ha agito da solo.
Jason Schmidt, che guida la procura della contea di Chautauqua, ha chiesto al giudice altri trenta giorni, anche perché l’organico è ridotto. Il suo ufficio ha solo quattro procuratori destinati ai crimini, in un’area considerata l’eden dello Stato di New York. “È un’impresa enorme - ha ammesso - voglio dire, non siamo quel tipo di ufficio con risorse e disponibilità di personale, ma faremo tutto quello che è nelle nostre possibilità”. “L’enorme mole di documenti - ha ribattuto l’avvocato di Matar - non cambia il fatto che faccia parte del loro lavoro, quindi è bene che si concentrino su quello”. Il legale chiede tempi più veloci. Tra i documenti raccolti ci sono report della polizia, fotografie, video e dichiarazioni di testimoni che hanno chiesto di essere protetti.
E Rushdie? Ricoverato all’ospedale di Erie, tra New York e la Pennsylvania, lo scrittore, 75 anni, è stato in pericolo di vita per due giorni, attaccato al ventilatore, incapace di parlare, poi ha dato segnali di ripresa, è stato staccato dalle macchine e ha ripreso a parlare. Il figlio maggiore, Zafar Rushdie, lo segue con costanza, ma sulla convalescenza non emergono novità. Andrew Wylie, l’agente letterario che nei giorni dell’attentato era stato il contatto quotidiano con i giornalisti, si è chiuso nel silenzio. Ai giornalisti americani che lo hanno contattato in questi giorni per avere aggiornamenti non ha risposto. Un mese fa Wylie aveva detto che le ferite erano gravi, la convalescenza lunga e probabilmente lo scrittore perderà l’occhio destro.