Tra i resti degli ordigni esplosi a Kharkiv, ecco le tracce dei droni iraniani usati dai russi
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di FeoQueste foto sono state presentate come le prime prove sulle forniture di droni da combattimento iraniani all’esercito russo. E in effetti i resti degli ordigni esplosi nella regione di Karkhiv, quella dell’ultima offensiva ucraina, sono identici allo Shahed 136 progettato e prodotto dalle aziende di Teheran. Si tratta di una loitering munition, spesso chiamata “drone kamikaze”: sono aerei telecomandati che restano in volo sopra un’area, finché non individuano un bersaglio e ci si lanciano contro distruggendolo con una carica di esplosivo.
Lo Shahed 136 è una creatura dei Guardiani della Rivoluzione, l’armata parallela agli ordini dei vertici religiosi iraniani, che l’hanno fornita anche alle milizie Houthi in Yemen: con questi ordigni sono state colpire installazioni petrolifere saudite. Sono sistemi molto efficaci, anche perché le dimensioni ridotte permettono di sfuggire ai radar, e con costi di costruzione ba…
Queste foto sono state presentate come le prime prove sulle forniture di droni da combattimento iraniani all’esercito russo. E in effetti i resti degli ordigni esplosi nella regione di Karkhiv, quella dell’ultima offensiva ucraina, sono identici allo Shahed 136 progettato e prodotto dalle aziende di Teheran. Si tratta di una loitering munition, spesso chiamata “drone kamikaze”: sono aerei telecomandati che restano in volo sopra un’area, finché non individuano un bersaglio e ci si lanciano contro distruggendolo con una carica di esplosivo.
Lo Shahed 136 è una creatura dei Guardiani della Rivoluzione, l’armata parallela agli ordini dei vertici religiosi iraniani, che l’hanno fornita anche alle milizie Houthi in Yemen: con questi ordigni sono state colpire installazioni petrolifere saudite. Sono sistemi molto efficaci, anche perché le dimensioni ridotte permettono di sfuggire ai radar, e con costi di costruzione bassi: proprio quello che serve alle forze russe in crisi.
Secondo l’intelligence statunitense, l’Iran intende consegnare alla Russia migliaia di droni di questo e di altri modelli: una notizia smentita con decisione da Teheran e da Mosca. Ma quattro giorni fa le autorità americane hanno ordinato sanzioni contro due aziende della Repubblica islamica – la Paravar Pars e la Baharestan Kish – accusandole di avere realizzato le armi destinate agli invasori dell’Ucraina. In particolare, gli Usa sostengono che la Paravar Pars abbia “clonato” alcuni droni israeliani caduti intatti nelle mani degli Hezbollah libanesi: li hanno smontati, copiato i singoli componenti e così realizzato i loro modelli. Le componenti elettroniche più avanzate sarebbero state acquistate in India e in Cina.
Il Cremlino si sarebbe rivolto a Teheran per fronteggiare la carenza di strumenti hitech, aggravata dall’embargo internazionale. Oltre agli Shahed 136 sarebbero stati ordinati anche i grandi Shahed 129 – simili ai Predator statunitensi e dotati di quattro missili controcarro – e i Mohajer 6, piccoli aerei telecomandati che possono sganciare due missili terra-aria o compiere missioni di ricognizione. Il trasferimento in Russia verrebbe realizzato dai cargo Boeing 747 appartenenti a compagnie ombra dei Guardiani della Rivoluzione che due volte a settimana atterrano nella capitale russa.