Nome in codice "Mirage": “La mia doppia vita da partigiano urbano a Kherson”
di Fabio Tonacci , di Fabio TonacciLa recita del partigiano Mirage è cominciata al primo sussulto di cannone e non è mai finita. Quando i soldati russi non si erano ancora presi la sua Kherson, Kostyantyn R. - nome in codice: Mirage - aveva già un piano. "Volevo rifugiarmi in montagna, poi ho capito di essere più utile in città, a patto di mimetizzarmi in una vita ordinaria". Mirage è un partigiano urbano, specializzato in comunicazioni criptate, pedinamenti, localizzazione dell'artiglieria nemica. Ha 38 anni. "Mirage perché devo vivere come un miraggio, apparire una cosa ed esserne un'altra...sennò mi prendono".
La doppia vita di Konstantin
Kostyantyn appare come un giornalista investigativo che si arrabatta su una testata locale ma è carne viva della resistenza di Kherson: aiuta la controffensiva ucraina a bombardare le postazioni russe. "Nel mio gruppo siamo più di 10 e meno di 1.000", sornione, scansa…
La recita del partigiano Mirage è cominciata al primo sussulto di cannone e non è mai finita. Quando i soldati russi non si erano ancora presi la sua Kherson, Kostyantyn R. - nome in codice: Mirage - aveva già un piano. "Volevo rifugiarmi in montagna, poi ho capito di essere più utile in città, a patto di mimetizzarmi in una vita ordinaria". Mirage è un partigiano urbano, specializzato in comunicazioni criptate, pedinamenti, localizzazione dell'artiglieria nemica. Ha 38 anni. "Mirage perché devo vivere come un miraggio, apparire una cosa ed esserne un'altra...sennò mi prendono".
La doppia vita di Konstantin
Kostyantyn appare come un giornalista investigativo che si arrabatta su una testata locale ma è carne viva della resistenza di Kherson: aiuta la controffensiva ucraina a bombardare le postazioni russe. "Nel mio gruppo siamo più di 10 e meno di 1.000", sornione, scansa la domanda. Lo contattiamo su Signal. "Il nostro compito è raccogliere sul campo dati e informazioni che poi consegniamo allo Sbu, il servizio segreto ucraino al di là del fronte. Ho reclutato diversi volontari: vieni sottoposto a un interrogatorio, poi devi superare delle prove, la più semplice è fotografare un carro armato senza farti arrestare. Esiste una rete di civili che ci supporta. Io dico che questa è Resistenza popolare".
La doppia vita di Kostyantyn, giornalista e partigiano, si porta via 20 ore al giorno. "Dormiamo al massimo quattro ore per notte. Ognuno di noi ha un nome in codice e una parola d'ordine. Ho diviso il gruppo in coppie di persone che non si conoscono l'una con l'altra, così se qualcuno viene catturato, l'organizzazione è salva. È una tecnica che ho copiato dal Mossad". Sulle parole in codice il partigiano Mirage è parco di dettagli, ma una cosa la svela. "Tra noi è nato un osceno saluto di riconoscimento: uno dice 'ciao', e l'altro fa 'perché non ti sei preso un cazzo in fronte?'. Se non ti risponde così, vuol dire che è un infiltrato".
L'omicidio di un collaborazionista
Nella regione di Kherson, ci spiegava qualche giorno fa un agente del controspionaggio dell'Sbu, si muovono sottotraccia sia il movimento partigiano, composto da civili, sia le unità di sabotatori: militari senza divisa la cui missione è organizzare spedizioni per uccidere (lui usava il termine meno brutale "neutralizzare", ma quello è) traditori e collaboratori. Il 29 agosto Oleksiy Kovalev, ex membro del partito di Zelensky passato coi russi col ruolo di vice-sindaco dell'amministrazione militare di Kherson, è stato trovato morto con una pallottola nella pancia. "Non sono stato io a premere il grilletto, però non siamo del tutto estranei...", ammette Mirage. "Lo abbiamo seguito per giorni, perché per neutralizzarlo senza farti catturare devi studiare come si muove, quando esce di casa, dove va a fare la spesa, dove butta la spazzatura, cosa mangia e cosa beve: informazioni cruciali per i sabotatori, che a quel punto decidono se sparare, far saltare in aria o avvelenare l'obiettivo". Perché proprio Kovalev? "Era un deputato del popolo, un legislatore che emanava le leggi per l'Ucraina, dopo aver giurato fedeltà alla bandiera. Collaborando coi russi, ha rotto il giuramento. I traditori che ricoprono ruoli di potere sono target primari".
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Gli inizi "carbonari" nelle cantine
L'incipit della Resistenza sono stati incontri carbonari nelle cantine, camuffate da riunioni di famiglia. "Ci fissavamo negli occhi per ore, ognuno guardava l'anima dell'altro per capire se potevi affidargli la tua vita". Non ricevono denaro dallo Sbu, però qualche cadeau arriva. "Quando reclutiamo qualcuno che ha esperienza militare, i nostri servizi ci forniscono le coordinate di vecchi depositi segreti della Guerra Fredda da dove possiamo recuperare fucili e dinamite".
Il primo lavoro dei partigiani di Kherson, quindi, è spiare i militari russi, scoprire dove sono acquartierati e dove hanno gli obici. In sostanza, sono gli uomini e le donne che aiutano gli artiglieri ucraini a prendere bene la mira. Prese le coordinate geografiche con google maps, c'è il problema di comunicarle al comando ucraino senza finire in un carcere russo. Mirage per questo ha fabbricato dei telefoni virutali. "Sono apparecchi virtuali su pendrive. Non esistono fisicamente e sono impossibili da decifrare. Abbiamo installato sui nostri server le vpn, le reti private: in dotazione ai partigiani diamo la chiavetta-telefono e il setup di configurazione, così possiamo comunicare tra noi, e tra noi e le linee ucraine, in sicurezza". Dai tetti. Salgono sui tetti e sugli alberi, per migliorare la ricezione, e fingono di parlare con la mamma.
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Una mappa con 300 postazioni nemiche
Il gruppo di Mirage ha disegnato una mappa con 300 punti. "Il 70 per cento è stato distrutto grazie a noi. Sono riuscito anche a localizzare l'aeroporto militare che i nemici stavano costruendo vicino al villaggio di Chaplinka. Il rumore delle bombe che, dopo, ho sentito cadere lì erano la musica più bella per le mie orecchie".
La doppia vita del partigiano Mirage non è solo rischiosa. E' anche maledettamente faticosa. "Devi muoverti continuamente, cambiare appartamento ogni 3-5 giorni. Se ti fermi sviluppi abitudini sociali, contatti, frequenti i soliti negozi, cominci a dare nell'occhio. E se hanno anche solo un sospetto, sei finito". I partigiani italiani della Seconda Guerra Mondiale imbracciavano un fucile e un'idea politica. Voi di Kherson? "Il mio gruppo non è connotato politicametne. Io sono un cripto-anarchico, amo la libertà di parola e di pensiero. Nel nostro gruppo usiamo come motto le parole del poeta Les Podervyansky". Cosa dice il poeta, partigiano Mirage? "Noi ucraini abbiamo un'idea di nazione molto semplice: Russia fuori di qui!".