In Svezia la premier si dimette: postfascisti verso il governo
di Daniele Castellani Perelli , di Daniele Castellani PerelliIn Svezia la lunga marcia dei postfascisti verso il potere si è conclusa questa sera, quando Magdalena Andersson, leader dei socialdemocratici, si è dimessa da primo ministro. L'annuncio è arrivato con un discorso in cui Andersson ha riconosciuto la vittoria alle elezioni di domenica della coalizione formata dalla destra - Moderati, Cristiano-democratici e Liberali - e dall'estrema destra dei Democratici Svedesi: hanno conquistato 176 seggi, il centrosinistra 173. Andersson, prima donna premier in Svezia e artefice della storica richiesta di ingresso nella Nato, ha aperto così la strada al tentativo delle destre di formare un nuovo governo: "È importante - ha detto - avere un esecutivo prima possibile".
In Svezia la lunga marcia dei postfascisti verso il potere si è conclusa questa sera, quando Magdalena Andersson, leader dei socialdemocratici, si è dimessa da primo ministro. L'annuncio è arrivato con un discorso in cui Andersson ha riconosciuto la vittoria alle elezioni di domenica della coalizione formata dalla destra - Moderati, Cristiano-democratici e Liberali - e dall'estrema destra dei Democratici Svedesi: hanno conquistato 176 seggi, il centrosinistra 173. Andersson, prima donna premier in Svezia e artefice della storica richiesta di ingresso nella Nato, ha aperto così la strada al tentativo delle destre di formare un nuovo governo: "È importante - ha detto - avere un esecutivo prima possibile".
Si tratta di un giorno storico perché segna l'ingresso in maggioranza dei Democratici, formazione che a dispetto del nome ha avuto origini neonaziste e vanta ancora tanti nostalgici tra le sue file (come quei dipendenti che pochi giorni fa hanno organizzato una cena per l'anniversario dell'invasione nazista della Polonia).
Per la prima volta i Democratici, che a Strasburgo sono nello stesso gruppo di Fratelli d'Italia, hanno anche superato i Moderati di Ulf Kristersson, e si sono piazzati secondi con il 20,6 per cento dei voti, contro il 30,4 dei socialdemocratici. A guidare il nuovo esecutivo sarà probabilmente Kristersson - che nel 2018 giurò a un sopravvissuto alla Shoah che non si sarebbe mai alleato con l'estrema destra - ma festeggia ancora di più Jimmie Akesson, il 43enne ex web designer di provincia alla guida dei Democratici, king-maker di queste elezioni che si sono giocate sulla criminalità e l'inflazione.
"Saremo una forza costruttiva e attiva nel riportare la sicurezza nel Paese. È tempo di mettere la Svezia prima di tutto", ha detto Akesson, che nel 2005 è diventato leader di questa formazione entrata in Parlamento solo nel 2010. Pian piano ha sostituito nel simbolo la torcia (la fiamma) con un fiore, ha annacquato le posizioni anti-Ue (ma non quelle durissime sull'immigrazione) e rinnegato quelle anti-Nato e filorusse, spingendo così il centrodestra a "sdoganare" la sua formazione.
Ora, in un Paese che negli ultimi anni ha scoperto l'instabilità politica, si vedrà se entreranno direttamente al governo. Nella patria di Olof Palme vanno comunque al potere, i Democratici, di cui nel 2002 l'antifascista Stieg Larsson, l'autore di Millennium, scriveva: "Sono un partito razzista e antidemocratico dedito al complottismo".