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In Libia Mosca all'assalto del petrolio. E dei depositi per "ripulire" il suo greggio e venderlo all'Europa aggirando le sanzioni

Gigantesche infrastrutture per lo stoccaggio consentirebbero di confondere gli idrocarburi estratti in Cirenaica con quelli provenienti dalla Russia. Ad agosto memorandum tra il gruppo statale russo Zarubezhneft e la Arabian Gulf Oil Co (Agoco), filiale della Libyan National Oil Corp. La benedizione del generale Haftar
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Nella grande partita per il dominio del Mediterraneo, Mosca sta tentando di realizzare in Libia una mossa a doppio taglio. Da una parte, cerca di prendere il controllo delle risorse di petrolio, l’unica ricchezza del Paese. Dall’altra vuole costruire giganteschi depositi per lo stoccaggio del greggio. Ed è forse questo l’aspetto più insidioso perché può offrire l'opportunità di confondere gli idrocarburi estratti in Cirenaica con quelli provenienti dalla Russia, permettendone l’esportazione in Europa: un metodo per aggirare l’embargo internazionale deciso dopo l’invasione dell’Ucraina. 

Non è un disegno teorico. Ad agosto il gruppo petrolifero statale russo Zarubezhneft ha mandato in Libia una delegazione guidata dal vice direttore generale per lo sviluppo, Alexander Belov: sono stati invitati dalla Arabian Gulf Oil Co (Agoco), filiale della Libyan National Oil Corp che gestisce importanti in…

Nella grande partita per il dominio del Mediterraneo, Mosca sta tentando di realizzare in Libia una mossa a doppio taglio. Da una parte, cerca di prendere il controllo delle risorse di petrolio, l’unica ricchezza del Paese. Dall’altra vuole costruire giganteschi depositi per lo stoccaggio del greggio. Ed è forse questo l’aspetto più insidioso perché può offrire l'opportunità di confondere gli idrocarburi estratti in Cirenaica con quelli provenienti dalla Russia, permettendone l’esportazione in Europa: un metodo per aggirare l’embargo internazionale deciso dopo l’invasione dell’Ucraina. 

Non è un disegno teorico. Ad agosto il gruppo petrolifero statale russo Zarubezhneft ha mandato in Libia una delegazione guidata dal vice direttore generale per lo sviluppo, Alexander Belov: sono stati invitati dalla Arabian Gulf Oil Co (Agoco), filiale della Libyan National Oil Corp che gestisce importanti infrastrutture, tra cui il terminal di Tobruk. La missione si è diretta a Bengasi, la città da cui il generale Haftar domina la Cirenaica con il sostegno dei mercenari della Wagner, che lo proteggono anche con caccia Mig e batterie missilistiche. Secondo il sito Africa Intelligence – ma la notizia è stata confermata a Repubblica da altre fonti – l’incontro si è chiuso con la firma di un memorandum, preliminare a un accordo su vasta scala. Nel documento vengono previsti il lancio di campagne di esplorazione su nuovi giacimenti e l'implementazione di tecniche per aumentare i tassi di recupero di gas e petrolio sulle riserve già sfruttate da Agoco - principalmente Sarir e Masala (con una capacità combinata di 350mila barili al giorno), ma anche Hamada, Al-Sahabi e Al-Bayda.

Il secondo punto del memorandum allarga la collaborazione libico-russa alla costruzione di “infrastrutture congiunte per lo stoccaggio dei prodotti petroliferi, che potrebbero essere utilizzate per creare nuove reti commerciali per il mercato interno libico e per i Paesi limitrofi”. Ed è questo il progetto più inquietante, perché fa sospettare la possibilità di “triangolazioni” verso i mercati europei del greggio russo. Secondo Bloomberg, è già accaduto nel terminal di El Hamra, dedicato allo stoccaggio e alla spedizione del petrolio estratto in Egitto ma che viene utilizzato come piattaforma di trasbordo per esportare l’oro nero di Putin.

Come tutto in Libia, questi sono affari di clan. In questo caso il protagonista è Khalifa Haftar: a luglio la presidenza della NOC è passata a Farhat Omar Bengdara, uno dei più stretti consiglieri del generale di Bengasi. La nomina di Bengdara è stata interpretata come il primo passo di un’intesa politica per condividere il potere con il capo del governo di Tripoli, Abdelhamid Dabaiba, uno dei due premier che si contendono il Paese. 

L’intesa preliminare con gli emissari di Mosca sarebbe stata tenuta riservata, in attesa di capire gli sviluppi dei negoziati che Dabaida ha intavolato con ambasciatori occidentali per vedere riconosciute le sue ambizioni. Zarubezhneft d’altronde è una compagnia molto speciale: sotto la guida di Evgeny Mourov, ex ufficiale del KGB, svolge un ruolo strategico della politica petrolifera estera del Cremlino. Da sola o con partner locali, è attiva in Egitto, Cuba, Vietnam, Indonesia e Uzbekistan. Adesso si sta focalizzando sull’Africa: da poco si è aggiudicata nuovi blocchi di esplorazione in Sudan e sta anche cercando di avvicinarsi a Sonatrach in Algeria. In patria si sta allargando sulla scia delle compagnie occidentali in fuga per l’embargo: a luglio ha rilevato anche le quote della francese TotalEnergies e della norvegese Equinor nel megaprogetto artico di Kharyaga. Non a caso, nel suo consiglio d’amministrazione nel 2021 era stato inserito l'ex primo ministro francese François Fillon, che si è dimesso dopo l’attacco all’Ucraina.