Il Papa contro la guerra di Putin: “Quanti morti servono ancora?”
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziNur Sultan - "Cosa deve accadere ancora? Quanti morti bisognerà attendere prima che le contrapposizioni cedano il passo al dialogo per il bene della gente, dei popoli e dell'umanità?". Dal Kazakhstan papa Francesco guarda con preoccupazione ai "tanti luoghi martoriati dalla guerra, soprattutto alla cara Ucraina". La ricetta, dice, è una: "L'unica via di uscita è la pace, e la sola strada per arrivarci è il dialogo". Bergoglio è stretto tra istanze difficilmente conciliabili, la profezia della pace e la dura realtà della geopolitica. Vorrebbe incidere sulla fine del conflitto, scongiurare una nuova guerra fredda, non fare passi indietro né sulla strada della Ostpolitik vaticana né su quella dell'accidentato percorso dei rapporti ecumenici. Con lo storico incontro di Cuba nel 2016, è il primo Papa ad avere incontrato un Patriarca russo.
La guerra in Ucraina ha incrinato p…
Nur Sultan - "Cosa deve accadere ancora? Quanti morti bisognerà attendere prima che le contrapposizioni cedano il passo al dialogo per il bene della gente, dei popoli e dell'umanità?". Dal Kazakhstan papa Francesco guarda con preoccupazione ai "tanti luoghi martoriati dalla guerra, soprattutto alla cara Ucraina". La ricetta, dice, è una: "L'unica via di uscita è la pace, e la sola strada per arrivarci è il dialogo". Bergoglio è stretto tra istanze difficilmente conciliabili, la profezia della pace e la dura realtà della geopolitica. Vorrebbe incidere sulla fine del conflitto, scongiurare una nuova guerra fredda, non fare passi indietro né sulla strada della Ostpolitik vaticana né su quella dell'accidentato percorso dei rapporti ecumenici. Con lo storico incontro di Cuba nel 2016, è il primo Papa ad avere incontrato un Patriarca russo.
La guerra in Ucraina ha incrinato però il rapporto. Kirill ha fornito a Putin la giustificazione spirituale della guerra. E Francesco ha reagito ora con la diplomazia (condannando la guerra ma evitando di attaccare la Russia) ora sferzando l'ortodosso (che è arrivato a chiamare il "chierichetto di Putin"). Ha sperato di incontrare nuovamente l'ortodosso, dapprima a Gerusalemme, ora in Kazakhstan, per implorare dal "fratello" la fine della guerra. A Nur Sultan Kirill ha dato forfait, inviando il suo "ministro degli Esteri", il metropolita Antonio: cordiale nei toni ma distante nella sostanza.
L'ortodosso ha letto un messaggio nel quale il patriarca si scaglia contro la "distorsione dei fatti storici" e la "manipolazione senza precedenti della coscienza di massa", si lamenta delle "parole piene di odio verso interi popoli, culture e religioni", attacca "il percorso di dittatura, rivalità e confronto scelto da alcuni governanti di questo mondo". Con tutta evidenza, non un'autocritica della Russia ma l'ennesima denuncia dell'Occidente. Il Papa, da parte sua, ha invitato i leader religiosi a non giustificare mai la violenza: "Il sacro non sia puntello del potere e il potere non si puntelli di sacralità!", ha esclamato, "Dio è pace e conduce sempre alla pace, mai alla guerra". Pace che, però, si ottiene con "l'incontro, il dialogo, le trattative pazienti". Note che intercettano la disponibilità di Mosca.
E infatti il metropolita Antonio assicura che un incontro con Kirill è ancora possibile, ma tutto da costruire: deve sfociare, dice, in un comunicato congiunto, in realtà difficilissimo da cesellare finché dura la guerra in Ucraina. Comunque una porta aperta, per Francesco. Che dal Kazakhstan - confinante con Russia e Cina - manda anche segnali di fumo a Pechino. Cina e Vaticano stanno per rinnovare uno storico accordo sulle nomine dei vescovi. Le difficoltà non mancano, ma il canale è aperto. A Nur Sultan è giunto ieri Xi Jinping, ma un incontro col Pontefice è prematuro. Il Papa ha ribadito però di essere pronto ad andare in Cina, incassando l'apprezzamento di Pechino per "la buona volontà e l'amichevolezza". Spiragli, in nome della pace, per combinare la profezia e la geopolitica.