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La Ue accusa l’Ungheria: “Non è democratica”. Lega e Fdi votano Orbán

Il primo ministro ungherese, Viktor Orban (ansa)
L’Europarlamento a Strasburgo approva il rapporto che definisce Budapest “autocrazia elettorale”. La richiesta ai governi di sanzioni. Ma gli eletti di Salvini e Meloni in aula si pronunciano contro al testo
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BERLINO - L'Ungheria "non si può più considerare una democrazia". Il Parlamento europeo ha votato ieri un rapporto che ribattezza "autocrazia elettorale" il Paese del premier europeo più longevo, Viktor Orbán. È la prima volta nella storia. E la plenaria di Strasburgo ha chiesto alla Commissione e al Consiglio di attivare finalmente l'atomica delle sanzioni contro uno Stato membro: l'articolo 7 che toglierebbe a Budapest il diritto di voto. E li ha invitati a bloccare i fondi finché in Ungheria non sarà ripristinato lo stato di diritto.

Fa impressione che tra i pochi "no" (123 contro 433 "sì") si siano registrati quelli di due partiti italiani: Lega e Fratelli d'Italia. Perché sulla deriva dell'Ungheria nessuno ha dubbi. Basterebbe ascoltare le parole di Steve Bannon, ideologo della svolta eversiva dei Repubblicani, che celebrò Orbán come un "T…

BERLINO - L'Ungheria "non si può più considerare una democrazia". Il Parlamento europeo ha votato ieri un rapporto che ribattezza "autocrazia elettorale" il Paese del premier europeo più longevo, Viktor Orbán. È la prima volta nella storia. E la plenaria di Strasburgo ha chiesto alla Commissione e al Consiglio di attivare finalmente l'atomica delle sanzioni contro uno Stato membro: l'articolo 7 che toglierebbe a Budapest il diritto di voto. E li ha invitati a bloccare i fondi finché in Ungheria non sarà ripristinato lo stato di diritto.

Fa impressione che tra i pochi "no" (123 contro 433 "sì") si siano registrati quelli di due partiti italiani: Lega e Fratelli d'Italia. Perché sulla deriva dell'Ungheria nessuno ha dubbi. Basterebbe ascoltare le parole di Steve Bannon, ideologo della svolta eversiva dei Repubblicani, che celebrò Orbán come un "Trump prima di Trump". O ricordare la tirata razzista di Orbán contro le presunte "razze miste" che provocò le dimissioni di una delle sue principali consigliere, Zsuzsa Hegedus. Un discorso, commentò, che è "un puro testo nazista, degno di Goebbels".

Il Parlamento l'ha definita "autocrazia elettorale" perché in dodici anni di regno incontrastato Orbán ha mascherato la svolta illiberale dietro l'inappuntabile cadenza quadriennale delle elezioni, falsate da un controllo dei media ormai pressoché totale e dalla sistematica persecuzione di istituzioni, università e ong critiche. Orbán ha smantellato la democrazia senza carri armati, colpi di stato o dissidenti sbattuti in carcere. Per Daniel Berg, vicepresidente del partito di opposizione Momentum, il rapporto arriva "meglio tardi che mai. L'Ungheria - spiega a Repubblica - non soddisfa da anni i criteri per una democrazia liberale. E ora ci aspettiamo che la Commissione agisca. Noi liberali abbiamo chiesto una modifica al rapporto che è stato accettato e che consentirebbe a Bruxelles di dare i fondi Ue alle ong, alle associazioni della società civile e alle università che si battono per la democrazia. Non dovremmo aspettare ancora, finché i giornalisti vengano uccisi in mezzo alla strada".

Quella ungherese è una forma moderna di regime assoluto, un'avanguardia definita ormai da anni dai politologi "autoritarismo goulash". Secondo la politologa di Princeton Kim Lane Scheppele, Orbán "è un dittatore del 21° secolo". E Human Rights Watch ricorda che il premier "ha sequestrato le istituzioni pubbliche, attaccato l'autonomia dei tribunali, spazzato via quasi tutti i media indipendenti. Ha criminalizzato le attività democratiche della società civile, attaccato i diritti della comunità Lgbtq e transgender e bandito i matrimoni gay. Ha incoraggiato il trattamento feroce e illegale di migranti e rifugiati e criminalizzato chi li aiutava".

Nel 2015 Orbán ha costruito un muro anti-migranti e cominciato a respingere i richiedenti asilo violando la Convenzione di Ginevra. E all'ossessione anti-islamica ha mescolato quella antisemita e anti-Rom. Come quando tuonò contro "un nemico che si nasconde, che non crede nel lavoro ma specula coi soldi". Frasi che echeggiano i complottismi nazisti contro gli ebrei. Non a caso, uno dei suoi bersagli preferiti è stato George Soros, costretto a spostare la sua università in Austria.

Orbán ha varato leggi omofobe e transfobiche, vietando matrimoni e adozioni Lgbtq, emendando la costituzione per inserire la definizione del matrimonio tra persone eterosessuali. L'anno scorso ha vietato, tout court, alle scuole e ai media di parlare di argomenti Lgbtq: per Amnesty International una forma gravissima di censura. E in questi anni, grazie anche al sequestro totale dei media e delle istituzioni pubbliche e al controllo di quelli privati, Orbán ha delegittimato o perseguitato l'opposizione e qualsiasi istituzione critica. E ha cambiato la legge elettorale rendendo più semplice per il suo partito, Fidesz, conquistare la maggioranza assoluta del Parlamento.

Il premier magiaro regna senza avversari. Nell'Ue, invece, dove è il cavallo di Troia di Putin, ha pochi alleati. Il quartetto di Visegrad si è spaccato per il suo atteggiamento filorusso. Ma è legittimo chiedersi come cambieranno gli equilibri nell'Ue se la destra italiana che ieri lo ha appoggiato a Strasburgo vincerà le elezioni.