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Xi gela Putin sulla guerra a Kiev: “La Cina vuole un mondo stabile”

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Resta il messaggio lanciato all’Occidente: non può più imporre a tutti le sue regole. E il Dragone incassa l’appoggio su Taiwan
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SAMARCANDA  - Non sono le rose e i fiori che sognava Putin. Da questo nuovo attesissimo incontro tra i due presidenti non traspare nessuna mano tesa da Pechino per i suoi guai con l'Operazione speciale. E non c'è nemmeno una parola sulla "partnership strategica" che il Cremlino auspicava come manna, mentre attraversa la tempesta delle sanzioni. Anzi, il resoconto finale cinese è "il più freddo di sempre", per gli analisti, dopo i colloqui tra Xi Jinping e Putin.

I presidenti si sono incontrati ieri pomeriggio al summit dell'Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (Sco): è iniziato ieri e finirà stasera a Samarcanda, la monumentale città usbeca lungo l'antica via della Seta. È il vertice dei potenti che non sono nel G7 ma rappresentano metà della popolazione mondiale e un quarto della sua economia, ed è una fetta di mondo che grida all'Occidente di voler fare a meno delle…

SAMARCANDA  - Non sono le rose e i fiori che sognava Putin. Da questo nuovo attesissimo incontro tra i due presidenti non traspare nessuna mano tesa da Pechino per i suoi guai con l'Operazione speciale. E non c'è nemmeno una parola sulla "partnership strategica" che il Cremlino auspicava come manna, mentre attraversa la tempesta delle sanzioni. Anzi, il resoconto finale cinese è "il più freddo di sempre", per gli analisti, dopo i colloqui tra Xi Jinping e Putin.

I presidenti si sono incontrati ieri pomeriggio al summit dell'Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (Sco): è iniziato ieri e finirà stasera a Samarcanda, la monumentale città usbeca lungo l'antica via della Seta. È il vertice dei potenti che non sono nel G7 ma rappresentano metà della popolazione mondiale e un quarto della sua economia, ed è una fetta di mondo che grida all'Occidente di voler fare a meno delle sue regole. Il presidente Xi sostiene che "questo mondo caotico" ha bisogno di ordine, e la Cina è pronta a offrire "stabilità ed energia positiva". Non è esattamente la moneta che il suo "caro vecchio amico" Putin, come lo saluta sui tappeti rossi del Centro congressi di Samarcanda, sta elargendo dal 24 febbraio. "Caro compagno Xi Jinping, comprendiamo le vostre domande e preoccupazioni", gli risponde Putin ed è evidente che al di là dei saluti affettuosi la sostanza è complessa, con la guerra scatenata da Mosca in Ucraina che fa più eccidi che successi: "Vi spiegheremo in dettaglio la nostra posizione, anche se ne abbiamo già parlato".

Il loro è l'incontro più atteso tra gli infiniti bilaterali che costituiscono l'ossatura di questo grande evento mondiale che ha 15 leader presenti e un tessuto complesso di relazioni a volte burrascose e persino guerresche, come tra l'Azerbaijan e l'Armenia il cui premier ha rinunciato in extremis. Ci sono il presidente turco Erdogan e i leader delle repubbliche ex sovietiche dell'Asia centrale, c'è il premier pakistano e a cena arriva anche il presidente indiano Modi; c'è il presidente iraniano Raisi che firma i documenti per l'adesione formale alla Sco dicendo a Putin che "le sanzioni occidentali rafforzano chi le subisce, se si collabora".

Ma ci sono soprattutto loro, Putin e Xi. Due autocrati per nulla inclini alla trasparenza, ma qualcosa filtra: "I tentativi dell'Occidente di creare un mondo unipolare hanno assunto forme orribili", dice Putin. Ma Xi è cauto: insieme ai russi "siamo pronti a dare l'esempio di una potenza mondiale responsabile e a svolgere un ruolo di primo piano su una traiettoria di sviluppo sostenibile". È una chiamata di responsabilità a Mosca, più che un braccio fraterno sulle spalle. Xi incassa il "pieno sostegno" di Putin sulla questione Taiwan: "Condanniamo le provocazioni degli Stati Uniti nello Stretto", dice il presidente russo ringraziando invece Xi per la "posizione equilibrata che apprezziamo molto" sulla guerra in Ucraina, per la quale Pechino ha più volte contestato le sanzioni internazionali contro Mosca.

Cina e Russia si ripromettono "forte sostegno su questioni che riguardano i reciproci interessi fondamentali", e mirano "ad approfondire la cooperazione nel commercio, agricoltura e connettività". Quanto alla guerra in Ucraina, però, la Cina ha riconosciuto le ragioni del Cremlino per la sua "Operazione speciale", sì, ma si è sempre guardata bene dal lasciarsi trascinare nel conflitto con un sostegno concreto. Resta il messaggio implicito lanciato all'Occidente: non può più imporre a tutti le sue regole del gioco. Un messaggio che proviene da due Paesi non democratici alla guida di altri Paesi difficili come l'Iran, riuniti nella Sco che qualcuno chiama già il "club dei dittatori". Ma la Sco non è l'anti-Nato, non prevede regole di ingaggio né una difesa comune; è piuttosto un progetto culturale, economico e geopolitico che sfida apertamente le democrazie occidentali. Per ospitarne il summit, l'Uzbekistan ha costruito in due anni una cittadella colossale a Samarcanda con alberghi, strutture e parchi.

Oggi i 15 leader affronteranno nella plenaria le crisi in cui sono coinvolti, e continueranno a firmare accordi come la ferrovia tra l'Uzbekistan e il Pakistan, che attraverserà l'Afghanistan dei talebani; e l'oleodotto che porterà il gas russo in Cina, passando dalla Mongolia e aggirando le sanzioni.