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I Robin Hood del Libano: cinque assalti alle banche in poche ore nel Paese allo stremo

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Nella sola giornata di oggi cinque filiali sono state assaltate da cittadini singoli che volevano ritirare i loro risparmi. Da mercoledì, gli episodi simili sono stati sette, sparsi in tutto il Paese. Un'ondata che ha spinto la Banca centrale a decretare la chiusura degli sportelli fino a mercoledì
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Robin Hood ha fatto seguaci. E la sua banda adesso fa paura. Robin Hood è il nome con cui la stampa internazionale ha soprannominato Bassam al Sheikh Hussein, l'uomo che ad agosto era entrato in una banca di Hamra, nel cuore di Beirut, prendendo in ostaggio diverse persone e pretendendo in cambio della loro liberazione lo sblocco dei suoi soldi: congelati dal governo, come quelli di tutti i libanesi, per far fronte alla crisi economica che da due anni sta mettendo in ginocchio il Paese.

Processato e condannato a una pena lieve, l'uomo aveva ottenuto il risultato sperato, diventando un simbolo per una popolazione ridotta all'80 per cento - sono dati delle Nazioni Unite - a vivere sotto la soglia di povertà. E a convivere dal 2020 con un'inflazione che ha ormai fatto perdere il 95 per cento del valore alla valuta locale, la lira libanese.

 

Robin Hood ha fatto seguaci. E la sua banda adesso fa paura. Robin Hood è il nome con cui la stampa internazionale ha soprannominato Bassam al Sheikh Hussein, l'uomo che ad agosto era entrato in una banca di Hamra, nel cuore di Beirut, prendendo in ostaggio diverse persone e pretendendo in cambio della loro liberazione lo sblocco dei suoi soldi: congelati dal governo, come quelli di tutti i libanesi, per far fronte alla crisi economica che da due anni sta mettendo in ginocchio il Paese.

Processato e condannato a una pena lieve, l'uomo aveva ottenuto il risultato sperato, diventando un simbolo per una popolazione ridotta all'80 per cento - sono dati delle Nazioni Unite - a vivere sotto la soglia di povertà. E a convivere dal 2020 con un'inflazione che ha ormai fatto perdere il 95 per cento del valore alla valuta locale, la lira libanese.

 

Ora il suo esempio ha fatto strada: nella sola giornata di oggi cinque filiali sono state assaltate da cittadini singoli che volevano ritirare i loro risparmi. Da mercoledì, gli episodi simili sono stati sette, sparsi in tutto il Paese. Un'ondata che ha spinto la Banca centrale a decretare la chiusura degli sportelli fino a mercoledì. Ma che non sembra destinata a fermarsi.

Nel pomeriggio, due associazioni di correntisti (The Cry of Depositors e Mouttahidoun) hanno tenuto una conferenza stampa confermando al quotidiano L'Orient le Jour che le azioni di oggi erano state coordinate e che non finiranno presto. "La responsabilità della presa di ostaggi e di quello che potrà accadere loro è dei giudici e di tutti quelli che hanno scelto di non fare giustizia in questo Paese. Una storia che va ben oltre le banche e che coinvolge la classe dirigente, la mafia e lo Stato profondo", ha detto l'avvocato Rami Ollaik di Mouttahidoun al quotidiano. "Se chiudono le banche andremo a cercare i manager nelle loro case. In Libano o all'estero", gli ha fatto eco All Khorchid, presidente di The Cry of Depositors.

 

Intanto, il ministro degli Interni Bassam Mawlawi ha convocato d'urgenza una riunione del Consiglio di sicurezza interna, organo di coordinamento poliziesco e militare governativo. E ha annunciato "misure severe e ferme" contro chi assalta le banche. Ma questo, è chiaro a tutti, non basterà a fermare la disperazione  in un Paese giunto ormai oltre i limiti della sopportazione.