La guerra dei bambini
di Paolo Di Paolo, di Paolo Di Paolo
Credo di non aver confuso ancora mai la finzione con la realtà,
ha scritto Javier Marías, il grande narratore spagnolo. Aggiunge però che appena qualcuno comincia a raccontare qualcosa, la sta già forzando, deformando. “La lingua non può riprodurre i fatti e quindi non dovrebbe neppure tentare di farlo”.
È un paradosso. Ma è anche la sfida di chi scrive: su un giornale, giorno dopo giorno. O si applica a quel genere che chiamiamo romanzo. Tutto si complica quando la finzione infiltra la realtà e in qualche modo la adultera. Questi bambini ucraini con finti fucili di legno e plastica in un finto posto di blocco nella regione di Donetsk sono reali, certo; e tuttavia mettono in scena qualcosa. È una finzione reale. Succede nei giochi dell…
Credo di non aver confuso ancora mai la finzione con la realtà,
ha scritto Javier Marías, il grande narratore spagnolo. Aggiunge però che appena qualcuno comincia a raccontare qualcosa, la sta già forzando, deformando. “La lingua non può riprodurre i fatti e quindi non dovrebbe neppure tentare di farlo”.
È un paradosso. Ma è anche la sfida di chi scrive: su un giornale, giorno dopo giorno. O si applica a quel genere che chiamiamo romanzo. Tutto si complica quando la finzione infiltra la realtà e in qualche modo la adultera. Questi bambini ucraini con finti fucili di legno e plastica in un finto posto di blocco nella regione di Donetsk sono reali, certo; e tuttavia mettono in scena qualcosa. È una finzione reale. Succede nei giochi dell’infanzia, per l’appunto. Ma in un Paese in guerra questo posto di blocco finto-vero non ha niente di spensierato e di davvero ludico. È angosciante - e nella testa di quei bambini la realtà e la finzione si sono già impastate al punto da non distinguerle più.
Ricerca fotografica: Paola Cipriani