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Le sfide di re Carlo III tra attivismo sull’ambiente e continuità con la madre

La difesa del Regno impegnerà il sovrano, ma i problemi maggiori saranno in famiglia
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"Questo è il momento che più ho temuto" ha detto il re Carlo III alla premier britannica Liz Truss nel primo incontro istituzionale a Buckingham Palace dopo la morte della regina Elisabetta. Quello che sta avvenendo in questi giorni nel Regno Unito e che ogni media del mondo sta raccontando può aiutarci a comprendere la portata dell'eredità che la sovrana lascia a suo figlio. La forza e la profondità della reazione globale alla scomparsa della Regina testimoniano l'incredibile soft power che il Regno Unito trae dalla sua monarchia. Che re sarà Carlo? Saprà far buon uso del lascito istituzionale della seconda età elisabettiana? Mai, forse, un erede è stato più pronto per il trono, preparato e formato dalla sovrana che più ha regnato nella storia della Corona britannica.

Come osservava lo scrittore Anthony Burgess "il potere del sovrano deriva dal suo sapere e dalla sua aut…

"Questo è il momento che più ho temuto" ha detto il re Carlo III alla premier britannica Liz Truss nel primo incontro istituzionale a Buckingham Palace dopo la morte della regina Elisabetta. Quello che sta avvenendo in questi giorni nel Regno Unito e che ogni media del mondo sta raccontando può aiutarci a comprendere la portata dell'eredità che la sovrana lascia a suo figlio. La forza e la profondità della reazione globale alla scomparsa della Regina testimoniano l'incredibile soft power che il Regno Unito trae dalla sua monarchia. Che re sarà Carlo? Saprà far buon uso del lascito istituzionale della seconda età elisabettiana? Mai, forse, un erede è stato più pronto per il trono, preparato e formato dalla sovrana che più ha regnato nella storia della Corona britannica.

Come osservava lo scrittore Anthony Burgess "il potere del sovrano deriva dal suo sapere e dalla sua autorità morale". Sua madre lo ha preparato a regnare grazie all'esperienza di chi per più di 70 anni ha letto ogni documento governativo e ha incontrato ogni leader mondiale. Carlo potrà dunque spendere questo esclusivo bagaglio di conoscenza per mettere in pratica i doveri del monarca: consigliare, incoraggiare e avvertire. Il 2 giugno del 1969 nella prima intervista televisiva al presentatore inglese David Frost, Carlo si diceva convinto che "il servizio alla patria significa concedersi al popolo, specialmente se sei ben accetto, ma anche quando non lo sei. Se senti di poter fare qualcosa, anche se il popolo pensa che il tuo intervento non sia utile, ma tu ti credi nel giusto, allora sei al servizio della patria".

 

L'attenzione all'ambiente

Questa è stata la cifra del suo operare da Principe di Galles. Diventato erede al trono, Carlo non aveva un esempio da seguire. Edoardo VIII non era stato sicuramente un modello e il figlio di Elisabetta dovette ritagliarsi un ruolo. Il suo sostegno ai giovani e al volontariato attraverso il Prince's Trust, fondato nel 1976 contro il parere dei suoi cortigiani, ha dato vita a una serie di attività per le persone svantaggiate mai intraprese prima di allora da un Principe di Galles. Ora ci sarà suo figlio, il principe William, ad occuparsene. Con al fianco sua moglie Catherine Middleton comincia il cammino che un giorno lo porterà sul trono.

Il Re è stato criticato in questi giorni per la sua irritabilità di fronte "a penne stilografiche indisciplinate". Le sue reazioni esagerate hanno messo ancora una volta in evidenza il suo brusco carattere, rievocando le famose terribili litigate con Diana che contribuirono a distruggere il loro rapporto. Peserà questo temperamento nell'esercizio dei suoi compiti? Nel suo primo discorso da re, Carlo ha messo in primo piano la sua futura neutralità, aggiungendo che sarebbe spettato a William, d'ora in poi, "continuare a ispirare confronti nel Paese, aiutando a portare al centro del dibattito le questioni marginali". La difesa dell'ambiente e dell'agenda verde derisa da molti in passato sarà certamente un tema affrontato negli incontri settimanali che il re terrà con i premier a Palazzo Reale.

La sfida dell'unità

Vera sfida del suo regno, le spinte indipendentistiche degli stati e Carlo dovrà utilizzare tutta la forza comunicativa e simbolica della Corona per contribuire a superare le forti spinte separatiste che soffiano sul Regno Unito. Il dossier Irlanda è forse il più delicato. Secondo i termini dell'Accordo del Venerdì Santo, il Segretario di Stato per l'Irlanda del Nord è obbligato a indire un referendum ogniqualvolta risulti probabile che la maggioranza dei votanti sia favorevole alla riunificazione con la Repubblica d'Irlanda. Altro obiettivo importante sarà quello di far sì che il Commonwealth, di cui è ora a capo, mantenga il sostegno di tutti i suoi attuali membri. Le prove più grandi potrebbero però arrivare, come spesso è accaduto per sua madre, dall'interno della sua stessa famiglia.

Non sarà solo. Farà affidamento sull'aiuto della Principessa Anna e al suo fianco avrà il diplomatico Sir Clive Alderton, segretario privato principale del re, grande stratega negli affari di Corte. Carlo ha gestito con lui i complicati casi del fratello Andrea e di Harry e Meghan. Di lui si fida ciecamente. "Lo stile del suo regno sarà molto diverso da quello della Regina, sarà un re attivo e probabilmente spingerà le proprie prerogative ai limiti, ma non li supererà" è convinto lo storico e politologo Vernon Bogdanor. Farà tesoro di quanto dimostrato da Elisabetta II: distanza ed equilibrio possono essere fonti di forza reale.

Il sostegno dei britannici

"Proteggerò la nostra diversità" ha detto Carlo, difensore della fede e capo della Chiesa d'Inghilterra, nel solco di quanto Elisabetta pronunciò durante le celebrazioni del Giubileo di Diamante: "Il ruolo della nostra Chiesa non è quello di difendere l'anglicanesimo escludendo le altre religioni. Al contrario, la Chiesa ha il dovere di proteggere la libera pratica di tutte le fedi in questo Paese". Saranno in tanti nell'età carolina a battersi perché diventi più austera l'immagine della Corona, meno sfarzo e minimalismo come avviene nelle "monarchie in bicicletta" scandinave.

"Il nostro nuovo re deve resistere a queste assurdità", scrive Clare Foges, editorialista de The Times. "Il corteo reale è il più grande cartellone pubblicitario internazionale che si possa immaginare, la prossima incoronazione deve essere condotta con la stessa ambizione delle precedenti. La magia della monarchia ci ha da tempo affascinato e incantato. Che continui così". Il primo sondaggio sulle reazioni dell'opinione pubblica alla morte di Elisabetta II rileva che quasi nove persone su dieci lodano il regno di Carlo come positivo per il Paese. YouGov rileva che le reazioni iniziali alla leadership del Re dopo la morte della madre sono estremamente positive. Del resto come diceva William Pitt, I Conte di Chatham, "c'è qualcosa dietro il trono che è più grande dello stesso Re". God Save The King!