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Cina, incidente per un bus diretto in un centro di quarantena obbligatoria anti-Covid: 27 morti. Esplode la rabbia sui social

Test anti-Covid a Chengdu, nella provincia del Sichuan (afp)
Nella provincia di Guizhou in tre anni ci sono stati solo tre decessi legati alla pandemia. I passeggeri del pullman vengono ritenuti vittime della strettissima politica della "tolleranza zero" voluta da Xi Jinping. Il mea culpa delle autorità: va garantita la sicurezza delle persone
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PECHINO - In quasi tre anni di pandemia in tutta la provincia del Guizhou ci sono stati appena due decessi per Covid. La scorsa notte un incidente stradale è costato la vita a 27 persone, dirette verso l'isolamento per combattere il virus: vittime collaterali della strategia della tolleranza zero che il governo cinese porta avanti. Alle 2.40 di domenica un autobus con 47 persone a bordo, partito dalla capitale Guiyang e diretto in uno dei centri per la quarantena fuori città, si è capovolto in autostrada andando a finire in un fossato: 27 morti sul colpo. 

Non si sa ancora se a bordo ci fossero positivi al coronavirus, contatti di casi accertati o semplici abitanti di un condominio dove era stato individuato un caso. Non fa differenza per finire in quarantena. Non è chiaro nemmeno perché il mezzo viaggiasse a quell’ora: il codice della strada cinese vieta agli autobus per il trasporto di passeggeri di circolare in autostrada tra le 2 …

PECHINO - In quasi tre anni di pandemia in tutta la provincia del Guizhou ci sono stati appena due decessi per Covid. La scorsa notte un incidente stradale è costato la vita a 27 persone, dirette verso l'isolamento per combattere il virus: vittime collaterali della strategia della tolleranza zero che il governo cinese porta avanti. Alle 2.40 di domenica un autobus con 47 persone a bordo, partito dalla capitale Guiyang e diretto in uno dei centri per la quarantena fuori città, si è capovolto in autostrada andando a finire in un fossato: 27 morti sul colpo. 

Non si sa ancora se a bordo ci fossero positivi al coronavirus, contatti di casi accertati o semplici abitanti di un condominio dove era stato individuato un caso. Non fa differenza per finire in quarantena. Non è chiaro nemmeno perché il mezzo viaggiasse a quell’ora: il codice della strada cinese vieta agli autobus per il trasporto di passeggeri di circolare in autostrada tra le 2 e le 5 del mattino.

Sui social è scoppiato tutto il malessere accumulato in questi ultimi mesi di dure restrizioni. “Siamo tutti su quel bus. Solo che noi non ci siamo ancora schiantati”, recita uno dei commenti più visti, fatto poi sparire dalla censura come tutti gli altri. "Mia madre è rimasta a casa per due settimane. Non usciva se non per andare a fare i tamponi. All'improvviso è stata portata in quarantena ed è morta”, scrive sui social una donna che dice di essere la figlia di una delle vittime. “Quando finirà tutto questo?”, scrive qualcun altro.

I funzionari locali sono sotto pressione in queste settimane per tenere sotto controllo i focolai, soprattutto ora, in vista del Congresso del Partito comunista che inizierà il prossimo 16 ottobre, dove il presidente Xi Jinping - rieletto per un terzo mandato - sbandiererà l’efficacia della sua strategia contro il virus. Novecento i casi negli ultimi giorni in tutta la provincia. A Guiyang, in lockdown dall’inizio di settembre, già 7.300 persone sono state trasferite in centri per la quarantena fuori città e altre 2.900 sono in attesa di partire. Dopo l’incidente, il governo della provincia si è scusato ammettendo che “è necessario trarre una lezione dall’incidente, esaminare le condizioni della quarantena e il trasporto delle persone oltre a quelli della sicurezza stradale”. “La sicurezza deve essere sempre al primo posto, e questo vale anche per la prevenzione e il controllo dei virus”, scrive Hu Xijin, ex direttore del Global Times, il tabloid in lingua inglese del Partito. "L'epidemia è un problema urgente, ma non possiamo correre il rischio di far viaggiare le persone nel cuore della notte”.