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Champagne in memoria della regina, lacrime e preghiere alla veglia del popolo di Hyde Park per Elisabetta

Un po' picnic, un po' psicodramma: così la gente comune ha seguito dagli schermi le esequie della sovrana
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LONDRA Thermos pieni di té caldo, ciambelle, patatine. E perfino champagne "per celebrare la lunga vita della regina", come ti spiegano i pensionati Emily e Jake, 78 e 76 anni, che oltre alla bottiglia di Veuve Clicquot si sono portati da casa pure i flûte di cristallo. Su coperte gettate sul prato, moltissime con su l'Union Jack, almeno 100mila persone hanno seguito la diretta dei funerali della regina ad Hyde Park - il grande polmone verde della capitale, nato come riserva di caccia di Enrico VIII nel 1536 e trasformato in spazio pubblico da Giacomo I cent'anni dopo - seguendone le fasi sugli otto maxi schermi piazzati lungo l'area centrale di Parate Ground. Trasformando di fatto in una sorta di grande "happening" all'aperto - un po' picnic, un po' psicodramma - il rito collettivo dell'addio alla regina.

"Sono qui con mia figlia" racconta Tracy Hughart, 56 anni, farmacista. "Non volevamo vivere un mom…

LONDRA Thermos pieni di té caldo, ciambelle, patatine. E perfino champagne "per celebrare la lunga vita della regina", come ti spiegano i pensionati Emily e Jake, 78 e 76 anni, che oltre alla bottiglia di Veuve Clicquot si sono portati da casa pure i flûte di cristallo. Su coperte gettate sul prato, moltissime con su l'Union Jack, almeno 100mila persone hanno seguito la diretta dei funerali della regina ad Hyde Park - il grande polmone verde della capitale, nato come riserva di caccia di Enrico VIII nel 1536 e trasformato in spazio pubblico da Giacomo I cent'anni dopo - seguendone le fasi sugli otto maxi schermi piazzati lungo l'area centrale di Parate Ground. Trasformando di fatto in una sorta di grande "happening" all'aperto - un po' picnic, un po' psicodramma - il rito collettivo dell'addio alla regina.

"Sono qui con mia figlia" racconta Tracy Hughart, 56 anni, farmacista. "Non volevamo vivere un momento così storico da sole, chiuse in casa davanti alla tv. Siamo uscite stamattina alle 5 sperando di prendere posto a The Mall e vedere la parata dai bordi della strada: ma ahimé era già troppo tardi. Venire qui era il nostro piano B. Non siamo a Westminster con i potenti della Terra ma siamo dove il vero cuore del paese batte per la nostra amata regina". La solennità è palpabile: la percepiscono anche i tanti bambini. Agnes e Lucy, 8 anni, hanno realizzato coroncine di carta, il coetaneo Bill ha un fucile di legno e insieme a Mark, che ha invece ha una spada, improvvisano una marcia sul posto quando sullo schermo passano le immagini solenni del trasporto funebre scandito dal suono delle cornamuse. Aline, 32 anni, allatta Willie, due mesi, il suo ultimo nato ("potrà dirgli tu c'eri"). E ha anche un peluche Paddington con sé, sistemato anche lui in prima fila: "A rendere unica Elisabetta era pure la sua disponibilità e ironia. Tutti abbiamo amato lo sketch con l'orsetto nel video celebrativo del giubileo di Platino. Ve lo immaginate Carlo al suo posto? Non ci sarà mai più un sovrano così".  

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Vincent Scanzi e Mary Goof, ventenni, hanno montato la tenda: "Siamo arrivati ieri notte dal Galles", ti dicono, mentre scalzi e in tuta metteno all'aria i sacchi a pelo. Tanti, invece, indossano abiti a lutto. Donne in nero davvero eleganti, uomini con le medaglie sul petto e la cravatta scura: "Di che si stupisce? Siamo pur sempre a un funerale", sorride paziente l'ex maggiore della Royal Navy Edward Wilson: in divisa e col cane. Durante la funzione molti pregano con gli occhi chiusi. C'è chi canta gli inni e chi si asciuga una lacrima. Kinari e Chirag Singh, originari dell'India, si fanno forza abbracciandosi. E infine tutti si alzano in piedi quando il feretro lascia la chiesa. Dopo The Last post, l'omaggio ai caduti, la folla osserva i due minuti di silenzio. Una distesa umana immobile e a testa china. Anche gli uomini della sicurezza, i tecnici, i venditori di panini. Si muove solo la coda del cane Bloom "Come Orlando, l'attore". È il momento di God Save The Queen: cantato a squarciagola, la mano sul cuore. "Dieci anni fa, era il 2013, venni in questo stesso parco ad ascoltare i Rolling Stones" racconta Gladys Johnson, 47 anni: "E mai avrei immaginato che cantare l'inno ai funerali della regina, mi avrebbe fatto provare le stesse sensazioni di allora. È un momento triste e solenne. Ma collettivo e trepidante, emozionante, almeno in questo parco, come un grande concerto rock".