Mosca prepara l’annessione, i leader separatisti: “Referendum in quattro regioni”. Lo spettro delle armi atomiche
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiÈ iniziato tutto con una messa in scena. E finirà con una messa in scena. Lunedì sera il leader separatista di Donetsk Denis Pushilin ha pubblicato un video su Telegram dove finge di chiamare il capo di Lugansk Leonid Pasechnik per proporgli di "unire gli sforzi" e preparare i referendum per diventare parte della Federazione russa. "Abbiamo ricevuto gli appelli delle nostre camere civiche. Non sono che il riflesso dell'opinione popolare che è nell'aria da tanto tempo", dice al telefono seduto davanti a una grande scrivania. Le due Repubbliche popolari autoproclamate nel 2014 nell'Est Ucraina non hanno perso tempo. Poche ore dopo il capo dell'autoproclamato Parlamento di Lugansk, Denis Miroshnichenko, ha annunciato che il referendum si sarebbe svolto nell'arco di quattro giorni da venerdì 23 a martedì 27 settembre, quando in Ucraina inizierà l'ottavo mese di quella che …
È iniziato tutto con una messa in scena. E finirà con una messa in scena. Lunedì sera il leader separatista di Donetsk Denis Pushilin ha pubblicato un video su Telegram dove finge di chiamare il capo di Lugansk Leonid Pasechnik per proporgli di "unire gli sforzi" e preparare i referendum per diventare parte della Federazione russa. "Abbiamo ricevuto gli appelli delle nostre camere civiche. Non sono che il riflesso dell'opinione popolare che è nell'aria da tanto tempo", dice al telefono seduto davanti a una grande scrivania. Le due Repubbliche popolari autoproclamate nel 2014 nell'Est Ucraina non hanno perso tempo. Poche ore dopo il capo dell'autoproclamato Parlamento di Lugansk, Denis Miroshnichenko, ha annunciato che il referendum si sarebbe svolto nell'arco di quattro giorni da venerdì 23 a martedì 27 settembre, quando in Ucraina inizierà l'ottavo mese di quella che il Cremlino chiama "operazione militare speciale". Ed è stato seguito dal leader separatista di Donetsk e dai capi delle amministrazioni controllate da Mosca di due territori nel Sud dell'Ucraina, Kherson e Zhaporizhzhia.
Tutti e quattro - che insieme rappresentano il 15% del territorio ucraino - hanno lanciato un appello al presidente russo Vladimir Putin a riconoscere l'esito del voto. Una mossa coordinata che potrebbe preludere a un ultimatum a Kiev a negoziare e riconoscere le conquiste territoriali russe o ad affrontare un nemico dotato di armi nucleari. Tanto che gli indici della Borsa di Mosca sono crollati di oltre il 10% prima di una parziale ripresa. Ma l'atteso discorso di Putin che, stando a indiscrezioni di stampa si sarebbe dovuto tenere ieri sera e avrebbe potuto chiarire le prossime mosse di Mosca, non c'è stato. "Aspettiamo", avevano detto i giornalisti al seguito del Cremlino. Finché la capa di Rt, l'ex Russia Today, Margarita Simonjan, dopo aver fatto cancellare il tweet che lo annunciava, non ha sentenziato: "Andate a dormire". Putin potrebbe parlare stamattina quando si sveglierà l'Estremo Oriente Russo.
Del voto-farsa, sul modello di quello che ufficializzò l'annessione della penisola di Crimea nel 2014, si parlava da tempo. Si sarebbe dovuto tenere l'11 settembre in concomitanza con le elezioni locali russe, ma era slittato. Funzionari russi avevano poi ventilato che lo scrutinio si sarebbe svolto il 4 novembre, Giorno dell'unità nazionale russa. L'improvvisa accelerazione segue la controffensiva ucraina che ha costretto i soldati russi a "riposizionarsi". Una volta sancita l'annessione, ogni attacco contro i quattro territori ucraini rappresenterebbe un attacco contro la stessa Federazione russa e quindi un pretesto per l'uso delle armi nucleari, come previsto dalla "dottrina nucleare" russa.
Il primo a ricordarlo è stato l'ex presidente e premier e attuale numero due del Consiglio di sicurezza Dmitrij Medvedev che, già ieri mattina, aveva scritto su Telegram che i "referendum" avrebbero ripristinato la "giustizia storica" e causato "una trasformazione geopolitica del mondo irreversibile". "Invadere il territorio della Russia è un crimine che, se commesso, giustificherebbe l'utilizzo di qualsiasi mezzo di legittima difesa", ha poi minacciato. Ancora più esplicita Simonjan: "Ricorderemo questa settimana come l'anticamera della nostra imminente vittoria o della guerra nucleare". Anche per la politologa russa indipendente Tatiana Stanovaja, fondatrice del think tank R. Politik, i referendum darebbero a Putin "il pretesto legale per minacciare l'uso di armi nucleari per la protezione del territorio russo". Anche se, avverte, "Putin non vuole vincere la guerra sul campo di battaglia. Vuole forzare Kiev ad arrendersi".
I combattimenti sui territori annessi dipinti come un attacco alla Russia potrebbero anche dare a Mosca l'alibi per mobilitare le sue riserve di 2 milioni di persone. Finora il Cremlino ha resistito e continuato a parlare di "operazione militare speciale". Ma, in un altro segno di possibile escalation, la Duma, la Camera bassa del Parlamento russo, ieri ha approvato vari emendamenti al codice penale che prevedono il rafforzamento delle pene per i soldati che si arrendono al nemico o disertano in caso di "mobilitazione", "legge marziale", "tempo di guerra" e "conflitto armato". Il testo entrerà in vigore dopo la votazione prevista oggi al Consiglio della Federazione, il Senato russo, e la successiva firma di Putin. Ieri, ricevendo le credenziali dei nuovi ambasciatori, il leader del Cremlino aveva insistito sui meriti della sua politica estera "sovrana" rispetto all'Assemblea generale in corso dell'Onu, mentre incontrando i produttori di armi aveva chiesto di "accelerare le capacità di produzione" per "fornire il più rapidamente possibile gli armamenti necessari" all'esercito. Altra avvisaglia di una possibile escalation.