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Separatismi e scontri sui confini: l’ex Urss è di nuovo una polveriera

I funerali di un soldato armeno ucciso negli scontri al confine con l'Azerbaijan (afp)

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Si riaccendono le dispute tra Azerbaijan e Armenia e tra Tajikistan e Kirghizistan. Georgia e Moldova guardano alla Ue. Le potenze regionali come Cina e Turchia vogliono approfittare del conflitto in Ucraina per espandere la loro influenza
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Gli imperi non muoiono in un giorno. L'offensiva russa in Ucraina non è che il peggiore dei conflitti combattuti sulle vestigia dell'Urss, un impero ancora in agonia a oltre trent'anni dal crollo. Non è purtroppo l'unico, né probabilmente sarà l'ultimo. Ma, che Mosca vinca o perda, sconvolgerà gli equilibri all'interno dello spazio post-sovietico.

Un'escalation delle decennali controversie è già in atto, anche perché diversi attori stanno approfittando del fatto che Mosca è concentrata su quella che chiama "operazione militare speciale" e isolata. Due storici alleati, come il cinese Xi Jinping e l'indiano Narendra Modi, hanno preso le distanze dall'offensiva di Vladimir Putin durante il recente vertice della Shanghai Cooperation Organization a Samarcanda.

Mentre gli ex Paesi satelliti della Russia, piuttosto che muoversi come pedine sulla scacchiera del Cremlino, si stanno tr…

Gli imperi non muoiono in un giorno. L'offensiva russa in Ucraina non è che il peggiore dei conflitti combattuti sulle vestigia dell'Urss, un impero ancora in agonia a oltre trent'anni dal crollo. Non è purtroppo l'unico, né probabilmente sarà l'ultimo. Ma, che Mosca vinca o perda, sconvolgerà gli equilibri all'interno dello spazio post-sovietico.

Un'escalation delle decennali controversie è già in atto, anche perché diversi attori stanno approfittando del fatto che Mosca è concentrata su quella che chiama "operazione militare speciale" e isolata. Due storici alleati, come il cinese Xi Jinping e l'indiano Narendra Modi, hanno preso le distanze dall'offensiva di Vladimir Putin durante il recente vertice della Shanghai Cooperation Organization a Samarcanda.

Mentre gli ex Paesi satelliti della Russia, piuttosto che muoversi come pedine sulla scacchiera del Cremlino, si stanno trasformando sempre più in attori attivi nell'arena internazionale e non stanno esitando a mettere l'una contro l'altra la Russia e le potenze regionali esterne (Ue, Cina, Turchia e Iran) per ottenere i massimi benefici.

Le "guerre di successione sovietica"

Negli Anni '90 una serie di conflitti armati infuriarono nello spazio post-sovietico, quelli che lo studioso Charles King ha chiamato "guerre di successione sovietica": il Nagorno-Karabakh, la Transnistria, la Cecenia, l'Abkhazia, l'Ossezia del Sud e il Tajikistan. Alcuni di questi conflitti sono riesplosi la scorsa settimana, come la disputa sul Nagorno-Karabakh tra Armenia e Azerbaijan che ha provocato oltre 200 morti o gli scontri al confine tra Tajikistan e Turkmenistan che hanno causato oltre 100 vittime.

"Sono in parte eredità di dispute decennali sulla demarcazione dei confini sovietici. Ma nel caso azero-armeno sono anche alimentati dal fatto che Mosca è "distratta" dall'Ucraina. Non credo però che evolveranno in un altro conflitto su larga scala perché avrebbero tutti da perdere. In ogni caso la Russia ha un contingente di pace di 3mila uomini nell'area: uno sforzo sostenibile a prescindere da quanto crescerà l'operazione militare in Ucraina", spiega a Repubblica Andrej Kortunov, direttore generale del Consiglio russo di Affari Internazionali (Riac). "Ci sono altri fattori da tenere in considerazione", aggiunge. "Sia la Ue che ha sostenuto colloqui negli ultimi mesi che la Turchia che tradizionalmente sostiene l'Azerbaijan vogliono giocare un ruolo attivo nel Caucaso meridionale".

L'Armenia aveva chiesto invano l'assistenza dell'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (Csto), alleanza di sei ex Stati sovietici tra cui la Russia. Tanto che domenica, in visita a Erevan, la speaker della Camera Nancy Pelosi ha osservato: "È interessante notare che gli armeni fossero delusi dall'aver trovato osservatori e non protezione dalla relazione con la Russia".

C'è poi il timore che, complice l'offensiva in Ucraina, possano riaccendersi anche le contese tra la Georgia e le province separatiste dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia e tra la Moldova e la Repubblica separatista Transnistria. Mosca sostiene i territori ribelli anche con il dispiegamento di "forze di pace". Tanto che Kiev ha invitato Tblisi a intervenire e ad aprire quello che chiama "secondo fronte" con la Russia. La Georgia al momento è riluttante e sta discutendo semmai se indire un referendum.

La "distanza dal Cremlino"

I cosiddetti "Cinque Stan", Kazakhstan, Kirghizistan, Tajikistan, Turkmenistan e Uzbekistan, dove Mosca tradizionalmente gode di grande influenza politica ed economica, hanno cercato di dissociarsi dall'operazione russa in Ucraina. Quando l'Assemblea generale dell'Onu ha messo ai voti le risoluzioni che condannavano l'intervento militare, nessuno si è schierato con Mosca. Nessuno ha partecipato alla parata della Giornata della Vittoria in piazza Rossa. Nur-Sultan ora tornata al vecchio nome Astana, Bishkek e Tashkent hanno preso apertamente le distanze consentendo proteste contro l'offensiva, inviando aiuti umanitari a Kiev e difendendo l'integrità territoriale ucraina.

Il timore delle ambizioni espansionistiche russe sta portando i Paesi dell'Asia Centrale a riaffermare la loro sovranità. Come commenta a Repubblica Luca Anceschi, professore di Studi centrasiatici presso l'Università di Glasgow e direttore della rivista Europe-Asia Studies, "nel contesto centro-asiatico, l'offensiva russa in Ucraina ha aperto nuove prospettive per il consolidamento autoritario. Mostrarsi indipendenti da Mosca, vista dalle popolazioni centroasiatica come il centro del vecchio sistema coloniale zarista e sovietico, è una strategia populista di successo.

Il presidente kazako Kassim-Jomart Tokaev, ad esempio, ha passato gli ultimi mesi a distanziarsi da Mosca benché debba tutto all'intervento del Csto che ha sedato la rivolta di gennaio. Meccanismi simili sono in atto anche in Uzbekistan, dove è scomparsa ogni discussione sull'entrata nell'Unione Economica Eurasiatica data per scontata fino a qualche mese fa. Entrambi i leader però inseguono un equilibrio precario, consapevoli dell'importanza di mantenere una giusta distanza dal Cremlino. Il suo sostegno è essenziale per le dittature centroasiatiche. Nessun'altra potenza, neppure la Cina, offre forme di solidarietà paragonabili".

Xi Jinping però non sta a guardare. Mercoledì incontrando Tokaev, ha espresso "forte sostegno" all'"indipendenza, sovranità e integrità territoriale" del Kazakistan rispetto alle "ingerenze di qualsiasi forza negli affari interni del Paese".

Verso la Nato e la Ue

I Paesi Baltici, Lettonia, Lituania ed Estonia, che peraltro non amano essere annoverati tra le ex Repubbliche sovietiche, già dal 2004 sono membri di Ue e Nato. Ma ci sono altri Paesi dell'ex Urss che hanno chiesto l'adesione all'Unione Europea e all'Alleanza Atlantica. Non solo l'Ucraina, ma anche la Georgia dove sono vivi i ricordi della guerra del 2008 con la Russia e decine di migliaia di persone hanno manifestato per sostenere l'Ucraina e criticare la posizione ambigua del governo e troppo compiacente nei confronti del Cremlino. Tensioni acutizzate dal recente arrivo a Tblisi di molti russi in fuga dalla repressione.

La Moldova, sotto la leadership della presidente Maia Sandu, ha ottenuto lo status di Paese candidato alla Ue, benché sia legata a Mosca da contratti di approvvigionamento del gas e dalla questione irrisolta della Transnistria. Chisinau ha anche detto più volte di voler sostituire la guarnigione russa nella Repubblica separatista con osservatori indipendenti dell’Osce.

Anche l'opposizione bielorussa guidata da Svetlana Tikhanovskaja, costretta all'esilio dopo la dura repressione della rivolta dell'agosto 2020, si è rivolta alla Ue per contrastare il presidente Aleksandr Lukashenko diventato uno dei più stretti alleati di Putin. Un cambio di governo o un golpe a Minsk potrebbero aprire anche in Bielorussia una lotta per il posto del Paese tra Russia e Occidente. Ma con l'avanzare della resistenza ucraina, tutti i Paesi ex Urss potrebbero subire pressioni da parte della popolazione a scegliere da che parte stare.