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Si chiude la "Norimberga" cambogiana: condannato l'ultimo dei khmer rossi

L'ex capo di Stato dei khmer rossi Khieu Samphan (afp)
Ergastolo per genocidio al 91enne Khieu Samphan, ex numero tre del regime ultra-maoista e tra gli uomini più fidati del leader Pol Pot. Il Tribunale speciale sostenuto dalle Nazioni Unite si scioglierà definitivamente nel 2025
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PECHINO - Sulla “Norimberga cambogiana” cala il sipario. Alla sbarra ormai era rimasto soltanto lui, Khieu Samphan: l’ultimo dei khmer rossi. Il Tribunale speciale sostenuto dalle Nazioni Unite ha emesso la sua sentenza: confermata la condanna all’ergastolo per genocidio nei confronti dell’ex Capo di Stato di quella che sotto Pol Pot si chiamava Kampuchea democratica. Condanna contro la quale Samphan lo scorso anno decise di fare appello. È la sentenza finale, prima dello scioglimento del Tribunale dopo 16 anni di lavoro, attraversati da non poche critiche: molti milioni spesi e poche condanne.

Chi è Khieu Samphan

Cuffie grandi nere e mascherina bianca sul volto, il 91enne ex…

PECHINO - Sulla “Norimberga cambogiana” cala il sipario. Alla sbarra ormai era rimasto soltanto lui, Khieu Samphan: l’ultimo dei khmer rossi. Il Tribunale speciale sostenuto dalle Nazioni Unite ha emesso la sua sentenza: confermata la condanna all’ergastolo per genocidio nei confronti dell’ex Capo di Stato di quella che sotto Pol Pot si chiamava Kampuchea democratica. Condanna contro la quale Samphan lo scorso anno decise di fare appello. È la sentenza finale, prima dello scioglimento del Tribunale dopo 16 anni di lavoro, attraversati da non poche critiche: molti milioni spesi e poche condanne.

Chi è Khieu Samphan

Cuffie grandi nere e mascherina bianca sul volto, il 91enne ex numero tre del regime ultra-maoista è rimasto seduto per due ore e mezza sulla sua sedia a rotelle dentro l’aula della corte di Phnom Penh aspettando il verdetto. Presidente dal ’76 al ’79, Samphan è stato in quegli anni macchiati dall’orrore in cui vennero uccisi almeno un milione e 700mila persone (un quarto della popolazione), “la faccia pubblica del regime” sulla scena internazionale.


Economista, laureato alla Sorbona di Parigi, rientrato in patria si diede dopo qualche anno alla macchia per sfuggire alla polizia segreta che, per ordine del principe Sihanouk, aveva l’ordine di assassinarlo. Divenne uno degli uomini più fidati di Pol Pot, “Fratello numero uno”. Dopo l’invasione vietnamita ed essere stati estromessi dal potere nel 1979, ci vollero ancora due decenni di guerriglia prima che i khmer rossi scomparissero definitivamente. Pol Pot morì nella giungla nel 1998 e la vigilia di Natale di quello stesso anno Samphan si arrese insieme a Nuon Chea, “Fratello numero due”, il principale ideologo del movimento, morto tre anni fa.

L'ideologia di Pol Pot

Sotto la guida di Pol Pot, i khmer rossi cercarono di eliminare ogni traccia di quella che consideravano “la vita borghese corrotta” distruggendo la maggior parte delle istituzioni religiose, finanziarie e sociali e costringendo milioni di persone ad abbandonare le città per andare a vivere nelle campagne. Una follia sanguinaria contro chiunque fosse ritenuto un “nemico del regime”, uccisi senza pietà nei campi della morte.

Il processo

Assieme a Nuon Chea, nel 2014 Samphan viene riconosciuto colpevole di crimini contro l’umanità. Condanna all’ergastolo confermata nel 2016. Nel 2014 si apre anche il secondo filone del processo, incentrato questa volta sull’accusa di genocidio dei vietnamiti e della minoranza musulmana Cham. Entrambi nel 2018 vengono condannati, sempre all’ergastolo. Dei quasi due milioni di vittime dei khmer rossi, tra i 100mila e i 500mila erano musulmani Cham e si stima che 20mila fossero di etnia vietnamita. Chea muore nell’agosto del 2019. Samphan lo scorso anno decide di fare appello: "Qualunque sia la vostra decisione, morirò in prigione”, disse all’epoca.

Le condanne del Tribunale

Composto da magistrati internazionali e cambogiani, condizione imposta dal primo ministro Hun Sen, dal 2006 a oggi il Tribunale è costato più di 300 milioni di euro e ha condannato solo tre persone. Oltre a Chea e Samphan, l'unico altro leader condannato è stato Kaing Guek Eav, il “compagno Duch”, a capo della famigerata prigione di Tuol Sleng a Phnom Penh, dove 16mila persone vennero torturate prima di essere portate via per essere uccise. Duch è morto nel 2020 mentre scontava l'ergastolo per crimini di guerra e contro l’umanità. Per molti analisti il Tribunale rappresenta la fragilità di un Paese guidato da un ex comandante dei khmer rossi pentito, Hun Sen, al comando della Cambogia dal 1985, che si è sempre espresso contro qualsiasi nuovo processo in nome della stabilità nazionale.

Con l'ultimo caso chiuso, la Corte si scioglierà nel 2025 dopo aver completato l'archiviazione e altri procedimenti burocratici. Sulla “Norimberga cambogiana” cala il sipario.