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“Un milione di coscritti al fronte”. La rabbia dopo il decreto di Putin

(afp)
Per i media la mobilitazione annunciata dallo zar non è “parziale”. Il Cremlino smentisce, ma fa i conti con le proteste. In un giorno arruolati in 10mila. Code ai consolati per scappare in Europa. Medvedev: “Difenderemo il Donbass con il nucleare
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Lo schiaffo di Putin al suo popolo è il pianto del bimbo di Belgorod che urla disperato, in un video, mentre il papà sale sul pullman. Parte per la guerra in Ucraina, una guerra che non voleva combattere. Il Cremlino l’ha chiamata «mobilitazione parziale», fino a «trecentomila riservisti» richiamabili in base alle necessità belliche, ma anche questo suona come un bluff. Nel testo del decreto c’è un paragrafo secretato, il settimo: secondo «una fonte di alto livello al Cremlino» citata dall’edizione europea della Novaya Gazeta di Anna Politkovskaya quel paragrafo autorizza la chiamata alle armi per «un milione di persone», una versione che il Cremlino ovviamente smentisce. È un numero impressionante, che fa pensare a mobilitazione generale. È l’arma della disperazione dopo le sconfitte militari, un’arma che lo stesso Putin sa di dover maneggiare con estrema cura: in 2…
Lo schiaffo di Putin al suo popolo è il pianto del bimbo di Belgorod che urla disperato, in un video, mentre il papà sale sul pullman. Parte per la guerra in Ucraina, una guerra che non voleva combattere. Il Cremlino l’ha chiamata «mobilitazione parziale», fino a «trecentomila riservisti» richiamabili in base alle necessità belliche, ma anche questo suona come un bluff. Nel testo del decreto c’è un paragrafo secretato, il settimo: secondo «una fonte di alto livello al Cremlino» citata dall’edizione europea della Novaya Gazeta di Anna Politkovskaya quel paragrafo autorizza la chiamata alle armi per «un milione di persone», una versione che il Cremlino ovviamente smentisce. È un numero impressionante, che fa pensare a mobilitazione generale. È l’arma della disperazione dopo le sconfitte militari, un’arma che lo stesso Putin sa di dover maneggiare con estrema cura: in 24ore di proteste gli sta già costando cara.
 
 
Da mercoledì notte, subito dopo aver proclamato la mobilitazione, il Paese è sotto shock. Migliaia di persone si sono viste arrivare a casa gli agenti reclutatori, soprattutto nelle repubbliche della Federazione. «Indossi un vestito caldo», e via verso il confine. Dalle terre remote i racconti sui social sono terribili. Eccone alcuni dalla Buriazia: «Nel villaggio di Onokhoy 60 persone sono state prelevate all’alba mentre dormivano». «A Chesan, distretto di Kurumkansky, hanno portato via 20 persone su trecento abitanti». «A Zakamyansk 180, ci radunano come pecore». «Mio zio è stato preso ieri sera, ha 50 anni. Sono partiti 5 autobus di notte da Kyren, e ora stanno reclutando un secondo gruppo». 
 
 
Secondo il Cremlino, nel primo giorno diecimila persone si sono presentate «spontaneamente» ai centri di reclutamento. Ma i volontari sono nulla rispetto ai costretti, per i quali la clava del destino pare colpire a caso: «Non ho mai prestato servizio militare, non ho specializzazione, ma cosa ci posso fare? Se non vado sarò processato», dice Viktor Bugreev, 32enne informatico di Sberbank a Mosca, mostrando il precetto. Ma non è a Mosca né a San Pietroburgo, dove si sono concentrate le proteste, che i reclutamenti sono brutali. 
 
 
Per la prima volta dal 24 febbraio ai russi in patria tremano le gambe per la prospettiva di essere spediti al fronte. Anche i patrioti che sostenevano l’Operazione speciale combattuta da professionisti e volontari ora cercano il modo per evitare di essere reclutati. Migliaia di inferociti sono scesi in piazza in proteste sedate con una sfilza di arresti: «Più di 1.300», secondo Mediazona. In premio hanno ricevuto una denuncia e una cartolina punitiva per il fronte. Nei consolati europei c’è la coda per un visto, e l’Europa reagisce in ordine sparso: negativi i Baltici, possibilisti i tedeschi che valutano se riaprire le porte ai giovani russi in fuga dalla guerra. Alle frontiere con Mongolia, Kazakhstan, Finlandia e Georgia sono in aumento le auto in coda. Sui voli da Mosca per le ex repubbliche sovietiche che non chiedono visto i prezzi sono volati alle stelle.
 
 
Spetta ai governatori far rispettare il decreto, e le repubbliche lontane fanno a gara per ben figurare col Cremlino. Il Tatarstan ha imposto ai riservisti il divieto di lasciare la città in cui sono registrati. Non c’è ancora nulla di simile in Russia, ma la paura che si chiuda ogni via di fuga è alta. Secondo Ria Novosti il ministero della Difesa ha spiegato che con la «mobilitazione parziale» viene data priorità agli specialisti «con esperienza di combattimento. Ma le regole sono così generiche che possono riguardare quasi chiunque. E molti analisti dubitano dell’efficacia stessa di questa mossa così impopolare di Putin: «Il fatto che la mobilitazione in Russia sia stata annunciata solo tre volte (1914, 1941 e 2022) parla da sé», dice un ex ufficiale della Sbu, Viktor Yagun, al lettone The Insider, spiegando che il problema non è «reclutare300mila persone» ma armarle, vestirle e nutrirle per l’inverno. E «dove li troveranno abbastanza sottufficiali inferiori motivati per accompagnarli a morire?». Non ci sarà alcun miglioramento sul campo, sostiene, ma «solo più cadaveri». 
 
Intanto, da oggi scattano i referendum per l’annessione alla Russia di quattro regioni ucraine, e Mosca continua ad alzare il tiro. L’ex presidente Dmitrij Medvedev dice che il voto sarà protetto «con qualsiasi arma russa, comprese le nucleari tattiche». E se non bastasse «i missili ipersonici possono raggiungere obiettivi in Europa e Usa».